Tutto sembra fermo nel caldo agosto romano. Eppure qualcosa di nemmeno poco significativo si muove sotto traccia. Un lavoro che nelle intenzioni di molti, e soprattutto degli interessati, dovrebbe portare allo sblocco dell'iter amministrativo per la costruzione del nuovo stadio giallorosso. Tutto ormai risulta sospeso allo scorso 13 giugno, quando i carabinieri hanno arrestato Luca Parnasi e praticamente tutta la dirigenza di Eurnova, per la costituzione di un sistema volto ad influenzare e condizionare la vita politico istituzionale di Roma e non solo. Un sistema che, ogni giorno che passa, sembra sempre meno corposo e consistente, con praticamente tutti i protagonisti o quasi della vicenda ormai ai domiciliari, molti addirittura in libertà o scagionati. Un sistema che ogni giorno di più sembra riguardare (se mai lo ha fatto) sempre meno lo stadio della Roma. Del resto la Procura fin dal primo giorno ha voluto sottolineare come l'inchiesta non riguardasse assolutamente lo stadio di Tor di Valle. Ma inevitabilmente l'arresto di Parnasi ha bloccato l'iter amministrativo. E lo ha fatto poche ore dopo che la sindaca Raggi e l'assessore Montuori (proprio al nostro giornale) si erano sbilanciati sui possibili tempi di approvazione.

La ricerca di nuovi partner

Da allora tutto fermo. Almeno apparentemente. Perché in realtà sotto traccia il lavoro non si è mai fermato. I privati continuano a cercare nuovi possibili partner che si facciano carico del ruolo di Eurnova, riconoscendo ovviamente a quest'ultima una buonuscita che gli permetta di salvare il salvabile. In questo senso continua ad essere prioritaria la pista che porta direttamente al presidente della Roma James Pallotta, ancora convinto della bontà dell'operazione, e pronto, a quanto pare, a portarla a termine anche da solo. Possibili partner ovviamente restano i grandi gruppi immobiliari nazionali e internazionali, oltre alle banche d'affari, su tutte quella Goldman Sachs già in qualche modo coinvolta nel progetto.

Tecnici del Comune al lavoro

Sotto traccia poi lavorano anche i tecnici del Comune. La verifica degli atti presentati nella Conferenza dei servizi relativi allo Stadio della Roma, nello specifico rispetto agli impatti sulla viabilità nell'area, è stata come è noto affidata al Politecnico di Torino. Gli esiti di questo controllo sono attesi per la seconda metà di settembre, producendo un ritardo sull'iter quindi non inferiore ai tre mesi. La due diligence affidata all'Università piemontese viene considerata dall'amministrazione capitolina come atto dirimente circa le sorti del nuovo impianto giallorosso. I flussi di traffico e gli studi presentati da Eurnova vengono ormai considerati (anche e soprattutto alla luce delle numerose intercettazioni) superati. Considerazione questa che però è sempre stata tenuta più che presente in Conferenza dei Servizi. Non è un caso che la Regione Lazio abbia infatti preteso che nel verbale di determina fosse prevista e prescritta una seconda via di accesso allo stadio. Soluzione che allora venne trovata nel famigerato Ponte di Traiano, la cui realizzazione sarebbe stata possibile grazie ad un intervento governativo nell'ambito dell'accordo quadro tra FS e Anas. Accordo però che è stato fatto saltare dall'attuale Governo e che quindi ora non consente più l'intervento previsto.

Qualora il Politecnico dovesse confermare (cosa alquanto probabile) quanto emerso in Conferenza dei Servizi, ci sarebbe la necessità di reperire i fondi per finanziare la realizzazione del Ponte di Traiano o di un'opera che avesse gli stessi effetti. Oggi parlare di ponti ed infrastrutture sembra molto meno aleatorio di quanto non apparisse solo pochi giorni fa, ed il peso di quanto accaduto a Genova avrà conseguenze anche sulla viabilità romana. Pensare che il ministro Danilo Toninelli possa lasciare la Capitale priva di una così importante infrastruttura appare quantomeno inverosimile. A noi per ora non resta che attendere.