Dipendesse solo dalla tradizione, quella di stasera (Stadio Ciro Vigorito, calcio d'inizio ore 20,45, cielo sereno e temperatura accettabile poco sotto i 10 gradi) sarebbe la trasferta più rassicurante dell'anno. Tre volte la Roma ha affrontato il Benevento nella sua storia, tre volte è tornata a casa con i tre punti, realizzando 14 gol e subendone 4. Tre anni fa, nel campionato d'esordio delle streghe in A, la Roma maramaldeggiò al Vigorito vincendo 4-0 (era il Benevento di Baroni), poi al ritorno spazzò via (5-2) la rinnovatissima squadra giallorossa affidata a De Zerbi. All'andata quest'anno altro confronto all'Olimpico e altri cinque gol, ancora a due, segnati dalla Roma, in una sfida che si rivelò in ogni caso meno semplice di quello che suggerisce il risultato. In panchina Pippo Inzaghi che venerdì si è espresso in maniera netta sulla Roma e sulla difficoltà dell'impegno: «La squadra di Fonseca gioca il miglior calcio d'Italia (ci ha messo anche la squadra allenata dal fratello, per non far torti in famiglia, ndr) e per noi sarà difficilissimo».

Ancora una volta i migliori elogi per la Roma arrivano dagli avversari piuttosto che dagli amici, ma ormai a questo l'allenatore portoghese ha fatto l'abitudine. Quel che proprio non riesce a digerire è questa maledetta emorragia di difensori che gli ha tolto uno dopo l'altro cinque possibili opzioni: prima Smalling, poi Kumbulla, poi Santon, poi Cristante, poi Ibanez. Della formazione parliamo a parte, ma è logico che l'emergenza sia su livelli massimi, considerando anche l'inevitabile stanchezza cui andranno incontro i giocatori chiamati agli straordinari, visto che dopo l'incontro di giovedì (con rientro a Roma quasi all'alba di venerdì), ci sono stati appena un paio di allenamenti di scarico a preparare la gara di oggi, giovedì si torna in campo per il ritorno col Braga (il vantaggio è rassicurante, ma non potrà andare in campo la primavera), e domenica arriva il Milan all'Olimpico (e occhio ai tre diffidati in campo: Villar, Veretout e Peres). Tempo per piangersi addosso non c'è, la Lazio è tornata sullo stesso gradino della classifica mentre il menu di oggi prevede due scontri in Lombardia che consentirebbero alla Roma di guadagnare altre posizioni, ammesso ovviamente che si torni dal Vigorito con i tre punti. Di fronte Milan e Inter al Meazza e Atalanta e Napoli a Bergamo.

La Roma scenderà in campo conoscendo già i risultati maturati nei due campi e in ogni caso non potrà far calcoli. L'unica cosa che in sede di vigilia ci sembra giusto ricordare è che vista la successione degli impegni ravvicinati, un po' d'indulgenza nei confronti di chi non dovesse regalare prestazioni spettacolari dovrebbe essere garantita. E questo non vale certo solo per la Roma: come si può pensare, ad esempio, di essere spietati con Gattuso con tutto quello che è accaduto alla rosa dei partenopei negli ultimi giorni? Cinque dei quattordici gol segnati dalla Roma al Benevento portano la firma di Edin Dzeko che oggi però dovrebbe partire dalla panchina. In campo andrà invece Borja Mayoral che contro i giallorossi campani ha fatto il suo esordio in serie A, lo scorso 18 ottobre. Allo spagnolo l'onere e l'onore di guidare il reparto per tornare a vincere fuori casa: l'ultima volta è accaduto il 6 gennaio contro il Crotone, poi due sconfitte nel derby e con la Juventus. Ad oggi, su 10 trasferte, il ruolino dei giallorossi è di 4 vittorie, 1 pareggio, 5 sconfitte, per un totale di 13 punti raccolti. L'unico pari è quello con il Milan a San Siro, gara finita per 3-3. Rispetto allo straordinario rendimento casalingo (nove vittorie e tre pareggi in dodici partite), la Roma deve migliorare il ranking in trasferta (è il peggiore delle prime otto della classifica). L'occasione per tornare alla vittoria è ghiotta. E se Pau non subisse gol sarebbe la seconda volta consecutiva: in due campionati a Fonseca non è mai successo.