Se, come a questo punto sembra assai probabile, Dzeko resterà alla Roma, Juric potrà vantare comunque un curioso record in questa stagione: quello di aver affrontato due volte la squadra giallorossa in campionato priva in entrambi i casi del suo centravanti per motivazioni che non hanno niente a che fare col rendimento tecnico, ma con questioni di presunta incompatibilità. Superata a settembre, da verificare adesso. Un bel vantaggio per il Verona che, come se non bastasse, ha già dimostrato di saperci fare contro le squadre che la precedono in classifica. Dopo aver pareggiato proprio all'esordio in campionato il 19 settembre con la Roma (ricevendo poi in cambio il grazioso cadeau dei tre punti per l'errore nella compilazione nella lista per cui fu licenziato l'attuale dirigente proprio del Verona Pantaleo Longo), è andato a fermare la Juventus allo Stadium (1-1 a fine ottobre), poi ha pareggiato col Milan a San Siro (2-2 ad inizio novembre), ha vinto a Bergamo in casa del suo maestro Gasperini, ha vinto all'Olimpico contro la Lazio, ha perso di misura in casa contro l'Inter e domenica scorsa ha battuto il Napoli dopo aver preso un gol dopo nove secondi.

Fonseca ha spiegato ieri, attraverso le ragioni del controgioco dei gialloblù, le motivazioni alla base di un simile curriculum. E la conferma viene dal fatto che se contro le squadre della seconda metà della classifica il Verona avesse raccolto gli stessi risultati di quando gioca con le big, i gialloblù sarebbero in testa al campionato. E invece hanno perso con Parma, Sassuolo, Sampdoria e Bologna e pareggiato con Genoa, Cagliari e Torino. E dunque in classifica Juric guida con De Zerbi il campionato degli altri, in un comunque prestigioso ottavo posto a pari merito per cui quest'anno bisognerebbe trovare una sorta di altri scudetto. Davanti infatti sono tornate quelle che una volta venivano definite le sette sorelle del calcio italiano: all'epoca con le romane, le milanesi e la Juventus c'erano anche Fiorentina e Parma, in virtù dei rilevanti investimenti dei patron Cecchi Gori e Tanzi. Oggi sono state sostituite da due squadre, Atalanta e Napoli, guidate da presidenti assai più virtuosi. È la rivoluzione del calcio giocato, anche in un contesto di minor qualità tecnica.

Di tutte le squadre della nostra serie A, il Verona è quella che meno punta sulla cosiddetta costruzione dal basso, proprio per ridurre al minimo i margini di errore. Ma questo non significa che rinunci al gioco, tutt'altro. Bravissimi nelle fasi di transizione, sono maestri nelle verticalizzazioni con una stazione di scarico, giochino al quale la Roma dovrà fare parecchia attenzione. E anche lo sviluppo offensivo di Fonseca dovrà cambiare (non a caso il tecnico ne ha parlato ieri in sede di presentazione della gara), riducendo magari il palleggio esasperato, a vantaggio di contromovimenti e verticalizzazioni tesi a prendere vantaggi rispetto alle marcature individuali comandate da Juric.

Dal punto di vista della tradizione, invece, il Verona resterà per sempre la squadra che nella stagione dello scudetto 1982-83 ci ha regalato la prima gioia in casa, con un sospiratissimo rigore al 90' concesso per un'uscita sconsiderata di Garella su Falcao mentre la palla stava per uscire dal campo (e al ritorno esaltò le qualità di Tancredi, decisivo per mantenere l'1-1 maturato già nel primo tempo), ma anche l'ultima avversaria affrontata in maglia giallorossa da Agostino Di Bartolomei, l'ultima avversaria di Pruzzo, l'ultima della Sud del vecchio Olimpico prima della ricostruzione per il Mondiale del ‘90 e anche l'avversaria dell'ultimo gol di Bruno Conti con la maglia della Roma. Roba di hall of fame. Statisticamente, già due volte avrebbe potuto potenzialmente rappresentare l'ultima avversaria di Dzeko. Un vizio, in pratica.