Un «diritto». Quello di vedere portato a termine un iter burocratico che già ha avuto il placet di quattro amministrazioni comunali di tutti i colori politici in più di cinque (lunghi) anni. Soprattutto perché dall'inchiesta "Rinascimento" lo stadio della Roma non è impattato. A questo ha fatto riferimento ieri il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni, rispondendo a una domanda sullo stadio durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo partner del club, La Molisana: «Veniamo da alcune settimane di forte attenzione mediatica nei confronti di quella che i media hanno definito "Indagine sullo Stadio della Roma" e non lo è. Si chiama "Inchiesta Rinascimento" e come ha detto la Procura il progetto dello stadio non è viziato e la Roma ha il diritto di vedere portato a termine un procedimento che è passato per la Conferenza dei Servizi, revisionato da almeno 27 uffici amministrativi che fanno capo a 4 enti che ben conoscete. È giunto al termine e visto che chi indaga non ha elementi per ritenerlo viziato, noi manteniamo la fiducia e vogliamo vederlo realizzato il prima possibile, non solo per la nostra società ma anche nell'interesse dell'industria calcio e intrattenimento nella quale operiamo».

L'inchiesta prosegue

E a proposito dell'inchiesta su Eurnova, lunedì scorso è andato in scena l'ennesimo capitolo della telenovela che vede protaginista il costruttore romano Luca Parnasi. Nelle ultime settimane i legali dell'ex amministratore delegato di Eurnova si sono rivolti infatti sia al gip titolare dell'inchiesta Rinascimento, Maria Paola Tomaselli, sia alla Cassazione, per chiedere la scarcerazione del proprio assistito. Tentativi entrambi risultati vani, nonostante si riponesse, soprattutto nel primo, non poche speranze. Si era arrivati a quella richiesta forti di oltre 11 ore di interrogatorio con i pm Paolo Ielo e Barbara Zuin, e convinti di aver fornito una fattiva collaborazione alla procura. Cosa che invece la gip Tomaselli, contro il parere dei pm, non ha ritenuto reale. Al punto che nell'ordinanza con cui ha respinto la richiesta di Parnasi ha scritto che le dichiarazioni rese sono "generiche" e che "non rappresentano una collaborazione piena, ma solo di una parziale ammissione dei pur parziali fatti oggetto" della vicenda e che sono "inidonee a dare dimostrazione di un'attenuazione del concreto pericolo di recidiva e dell'altrettanto concreto pericolo di inquinamento probatorio".

Insomma, Parnasi avrebbe solo fatto finta di collaborare. Notizia che ha colto di sorpresa soprattutto il diretto interessato, che invece riteneva di aver ammesso molto più di quanto avrebbe voluto. Nella testa dell'imprenditore romano è balenata, stando a fonti molto vicine alla famiglia, anche la voglia di ammettere tutto quanto attribuitogli e ricorrere al patteggiamento con conseguente sconto della pena, pur di uscire dal carcere di Rebibbia e voltare pagina. Cosa questa che resta come ultima carta da giocarsi. Ed è così che Luca Parnasi ha chiesto alla procura di essere ascoltato nuovamente. Interrogatorio avvenuto il 13 luglio scorso, per altre quattro ore. Precisazioni, maggiori dettagli, chiarimenti. A partire sul suo rapporto con l'ex presidente di Acea, l'avvocato Luca Lanzalone, uomo chiamato dai Cinque Stelle a risolvere il caos romano (non solo sullo stadio) e finito ai domiciliari. A quanto pare era questo quello che la procura avrebbe voluto da subito da Parnasi: una piena collaborazione che servisse a sollevare il velo di omertà dalla nuova classe dirigente romana (e nazionale). Per questo gli avvocati di Parnasi, Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, hanno presentato una nuova istanza di scarcerazione. Anche in questo caso la prima parola spetta alla procura, che dovrà esprimere un parere (difficile che si possa andare oltre i domiciliari), ma alla fine la decisione sarà del gip Tomaselli. Una decisione niente affatto scontata, ma che potrebbe rappresentare l'ultima speranza per Luca Parnasi, che sarebbe ancora convinto di poter esercitare un ruolo importante nel salvataggio della sua Eurnova.

Il dopo Eurnova

Salvataggio che non può prescindere dalla cessione della partecipazione (e dei terreni) nel progetto di Tor di Valle. Come abbiamo già scritto in passato, la Dea Capital si è chiamata fuori, e ad oggi resta come unico possibile interlocutore il presidente della Roma James Pallotta (con un possibile nuovo socio), anche se a condizioni decisamente inferiori rispetto a quelle ipotizzate ormai un mese fa. Questo mentre procede la due diligence sull'iter di approvazione voluta dalla sindaca di Roma Virginia Raggi. Una verifica purtroppo ancora lontana dall'essere conclusa, ma che fortunatamente per ora non sembra aver evidenziato alcuna criticità. Solo dopo questi due passaggi, l'estromissione di Eurnova dal progetto e la verifica del Comune, sarà possibile riprendere il percorso da dove si era interrotto. Sperando che il ritardo non sia eccessivo. Un mese abbondante purtroppo è stato già perso, ed è difficile prevedere che non se ne perda almeno un altro, anche di più considerando il pieno periodo estivo in cui ci troviamo. La fretta è sicuramente cattiva consigliera, ma l'urgenza e l'importanza di questo progetto devono animare ogni dirigente chiamato a lavorare a questa fase.