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Savorani: "Il portiere deve fare la differenza. Noi ce li costruiamo in casa"

Il preparatore dei portieri della Roma Marco Savorani ha parlato ai microfoni di Roma Tv: "Tutti i ragazzi si stanno impegnando molto. La tecnica è fondamentale"

PUBBLICATO DA La Redazione
17 Luglio 2018 - 12:10

Il nono giorno di ritiro della Roma continua, mentre il preparatore dei portieri Marco Savorani è intervenuto ai microfoni di Roma Tv

Che impressioni ha avuto dai ragazzi con i quali sta lavorando?

Hanno dato tutti subito una grande disponibilità, soprattutto i nuovi. Stanno accettando le proposte di allenamento e si stanno impegnando moltissimo. Greco e Cardinali hanno ulteriormente confermato che qui dobbiamo costruire i portieri in casa. Stanno lavorando come facevano già nel settore giovanile".

C'è differenza di allenamento tra un portiere esperto come può essere Alisson o uno più giovane come Fuzato?

Abbiamo introdotto una metodologia quando sono arrivato con delle linee guida precise per i preparatori. Tutti hanno delle indicazioni chiare su cosa fare dal punto di vista tattico e tecnico per quanto riguarda l'addestramento nel ruolo del portiere. Questa stessa metodologia è stata portata anche con i grandi quando sono passato in prima squadra, quindi con Szcsezny, Alisson, Lobont, Skorupski, diciamo che la metodologia di lavoro è quella. In base alla categoria di appartenenza si può modulare l'intensità del lavoro, soprattutto nelle categorie giovanili, ma il lavoro tecnico-tattico rimane invariato.

Gli allenamenti dei portieri iniziano sempre prima e finiscono dopo. Scelta sua o perché deve essere così?

L'allenamento del portiere deve toccare tutti i fondamentali quindi è duro. Con un nuovo arrivato possono servire delle correzioni che aumentano il tempo di lavoro. Col passare del tempo migliorano gli automatismi e i gesti tecnici, quindi quello che si chiede viene fatto subito e si abbrevia l'allenamento. Il portiere è un ruolo tecnico per eccellenza, una come dieci parate deve essere svolta con la perfezione tecnica.

Cosa vede lei quando vede un portiere? Cosa la colpisce?

Innanzitutto la serenità con la quale affronta la gara, si vede già dal volto. Poi la personalità che mette nella gara, c'è differenza tra parlare di un campionato o di una partita secca. Il giudizio va dato su un arco di partite, il portiere deve fare la differenza a fine anno.

Com'è cambiato il ruolo del portiere negli ultimi anni e, di conseguenza, il ruolo dei preparatori?

Sono cambiate le regole più che la tecnica. Quindi le esercitazioni si strutturano in base ad esse. La tecnica rimane immutata e va affinata al massimo. La componente in cui il portiere è più sollecitato rispetto a prima è il gioco con i piedi. Si fanno dunque degli allenamenti in funzione di questo.

Fare il preparatore dei portieri significa anche un lavoro fisico, perché il calcio deve essere sempre perfetto...

L'aspetto fisico è determinante anche per noi, bisogna allenare i portieri allo stesso modo equamente ed essere dunque preparati a consumare molte energie nervose e non.

Un portiere deve essere sereno, come si allena questo aspetto?

La parte di interazione con i portieri nell'allenamento è fondamentale. Il lavoro in allenamento è la base dell'autostima del portiere e con quello si superano i momenti di difficoltà della gara. Con una buona autostima aumenta la capacità di reagire alle difficoltà delle partite o eventuali errori.

C'è tanto lavoro sulla reiterazione del gesto, quasi per imprimere una "memoria fisica"...

Questo tipo di lavoro viene fatto per far immagazzinare al portiere le tante soluzioni provate in allenamento e permettere poi al talento di venire fuori. I portieri della Roma hanno un talento incredibile, ma serve farlo esprimere al massimo.

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