Se il calendario avesse invertito le date della partita che la Roma giocherà stasera col Cagliari (stadio Olimpico, calcio d'inizio ore 20,45) con quella del 3 gennaio con la Sampdoria, ci sarebbe stata la curiosissima coincidenza del ritorno di Di Francesco all'Olimpico (da avversario) esattamente 1000 giorni dopo quel Roma-Barcellona che rese immortale quel 10 aprile 2018 per tutti i romanisti, sfortunatamente solo quel giorno, non l'intera stagione che in qualche modo finì tra i rimpianti e alla fine fu relegata al rango di quelle che l'avevano preceduta e di quelle che l'avrebbero seguita.

A oggi sono invece solo 988 i giorni trascorsi eppure da queste parti l'aria è sempre troppo satura: che si vada sull'altalena sospinti verso il cielo (alle 19,15 di domenica si cominciavano a fare le tabelle scudetto) o che si ritorni pesantemente verso la terra (dalle 19,45 di domenica si è ricominciato a pensare al possibile sostituto di Fonseca), comunque si deve per forza vivere dell'esagerazione di chi prova a scuotere le vite degli altri per ribellarsi probabilmente al piattume della propria.

La Roma affronta il Cagliari stasera da terza in classifica per punteggio, con buone probabilità di restarci anche al termine di questa sfida e per tutte le distanziate feste natalizie, al termine di un terzo di campionato condotto ai limiti dell'eccellenza con un paio di brutte cadute contro squadre che si sono esaltate proprio contro i giallorossi, vivendo bontà loro i picchi di una stagione non ancora generosa neanche per loro.

Tanto che Napoli e Atalanta (sia pur con una partita ancora da giocare) restano dietro la Roma in campionato rispettivamente di uno (sul campo) e tre punti. Ma nessun titolo di giornale oggi mette in dubbio la permanenza di Gattuso o Gasperini sulle rispettive panchine. Che sia masochismo o chissà quale tipo di convenienza (visto che ci rifiutiamo di credere che siano i Friedkin o Fienga a mettere in discussione l'allenatore in questo momento) non è dato sapersi: ma a Roma va così e le discussioni ne finiscono orientate.

Intanto Fonseca ostenta la sua ormai proverbiale serenità. Due i concetti chiave espressi ieri in conferenza stampa: la delusione per quel secondo tempo da «bambini» lo ha portato a rivedere alcune scelte e dunque cambierà qualcosa nella formazione iniziale, forse di più rispetto a quanto preventivato magari alla vigilia di Bergamo, e comunque la squadra ha recepito il suo messaggio e capito quali siano stati gli errori commessi.

Bene, perché stasera è un'altra partita da non sbagliare, soprattutto per la prospettiva regalata dal calendario. Per un paio di curiose circostanze, infatti, la Roma giocherà in casa sette delle prossime otto partite ufficiali e se è vero che il rendimento casalingo da quando è cambiato il sistema di gioco è diventato quasi perfetto (nelle ultime 13 sfide giocate all'Olimpico, tra campionato e coppe, sono arrivate 9 vittorie e 4 pareggi), è probabile che la stagione della squadra giallorossa viva una bella accelerata. L'ultimo ko casalingo fu contro l'Udinese, lo scorso 2 luglio, proprio nel mezzo di un ciclo assai complicato di tre sconfitte (tra Milano e Napoli) che convinse il tecnico a cambiare sistema.

L'ultima volta che si giocò invece contro il Cagliari è stata anche l'ultima partita giocata dalla Roma di fronte al pubblico, domenica 1 marzo. C'erano 14848 tifosi quel giorno alla Sardegna Arena, fu uno dei pochi campi in cui si poté giocare perché sull'isola il virus non era ancora sbarcato, ma l'Italia intera era percorsa dai brividi di una possibile pandemia. Il Corriere della Sera titolava in un impulso di speranza "Più contagi, ma anche più guariti", era solo l'inizio dell'incubo e non lo sapevamo, anzi, speravamo fosse già finito. E invece siamo ancora qua e stasera si giocherà ancora in uno stadio vuoto, spettrale e disinfettato.