Nel giochino delle sliding doors, il destino di Atalanta-Roma si è deciso nei 250 secondi trascorsi dal gran sinistro di Veretout al 10' del secondo tempo respinto prodigiosamente da Gollini, a negare il gol del 2-0 per la Roma, al ciclonico destro di Zapata, per il gol dell'1-1: da quel momento in poi, la bella Roma dei «guerrieri» è diventata una inguardabile Roma dei «bambini», per prendere in prestito le espressioni usate dall'arrabbiatissimo Fonseca a fine partita.

La squadra giallorossa è morta lì, stanca e incapace di reagire alla straripante Atalanta tornata all'improvviso quella degli ultimi anni, quella che negli undici più recenti confronti con la Roma ne aveva perso uno solo (agosto 2017) e negli altri dieci era stata quasi sempre protagonista, anche nei pareggi. Così riequilibrato con Zapata il gol iniziale di Dzeko, i bergamaschi hanno tracimato evidenziando ancora una condizione fisica sovrannaturale (non più davanti allo sguardo del loro mago dei muscoli, il fisiologo danese Bangsbo, espulso per proteste nel primo tempo) e non hanno avuto pietà segnando ancora in rapida successione con Gosens, Muriel e Ilicic, questi ultimi entrati nel secondo tempo a cambiare il ritmo della gara, mentre i tardivi cambi di Fonseca (Peres per l'affaticato Spinazzola al 20', poi sul 3-1 Cristante per Pedro, Perez per Pellegrini e Villar per Veretout) non hanno dato alcun impulso diverso.

La partita era stata tiratissima sin dai primi secondi, quelli che avevano consentito a Fonseca di sorprendere Gasperini grazie allo studiato piano di uscire dalle pressioni, con verticale, scarico e lancio, il classico palla avanti, palla dietro e palla sopra che contro dispositivi aggressivi come quello dell'Atalanta, con difesa così alta e, soprattutto, contro le classiche marcature uomo contro uomo, nel piano portoghese avrebbero potuto beffare gli avversari ad ogni transizione, sfruttando al meglio i numerosi e ormai caratteristici smarcamenti nello spazio a costo anche di sprecarne qualcuno. Lo schieramento a specchio tradiva l'impostazione simile solo per chi ama ridurre il calcio a formulette numeriche: 3421 per tutti e due, ma interpretazioni completamente diverse. L'Atalanta senza Gomez, e quindi il suo giocatore migliore, è ancor di più una squadra molto fisica, forse la più rude dell'intero campionato, ma ha perso proprio parte di quell'imprevedibilità che l'argentino sapeva garantire ad ogni giocata: in parte ci ha pensato Malinovskiy, ma tutto è cambiato solo quando Gasperini ha inserito pure Ilicic e Muriel. L'impostazione ovviamente resta quella tipica dell'allenatore torinese di grande aggressività in non possesso, con pressioni individuali uno contro uno, e veloci folate sia in ripartenza sia a difesa avversaria schierata.

La Roma, invece, sa fare del palleggio un'arma molto efficace, e quest'anno ha aggiunto un tasso di verticalità davvero significativo: e infatti dopo una palla recuperata da Mkhitaryan al 3' minuto e scaricata all'indietro, Ibanez è andato in verticale ancora dall'armeno, non seguito dal suo avversario diretto, così il duello si è proposto in fascia sinistra con Toloi e sul cross basso in area Romero si è perso Dzeko che ha potuto controllare il pallone e battere col sinistro prendendo controtempo l'avversario diretto e beffando anche Gollini. E al 9' c'è stata la grande occasione del raddoppio, con Dzeko abilissimo a mandare ancora Spinazzola nel vuoto della fascia sinistra e l'uscita stavolta spericolata di Gollini l'ha convinto a tentare direttamente la via della rete: e invece il suo sinistro a giro a pallonetto si è spento sul palo esterno.

A poco a poco l'Atalanta ha preso possesso della gara, ma la Roma ha fieramente replicato ad ogni iniziativa, forse delegando un po' troppo, per le sue caratteristiche, l'idea offensiva alla ripartenza. Pedro e Miky sembravano in palla, dietro Dzeko, ispirato come al solito soprattutto in rifinitura, e in mezzo Pellegrini e Veretout davano sostanza e geometria, con Spinazzola assai spigliato in possesso e Karsdorp più prezioso in fase difensiva. E dietro Mancini, Smalling e Ibanez hanno lottato su ogni pallone, senza mai andare in difficoltà. Così la reazione bergamasca si è esaurita con un paio di velleitarie conclusioni di De Roon e Malinovskyi, su cui al 42' proprio Ibanez è stato strepitoso. Poi al 47' una gran punizione di Pellegrini è stata sventata in corner dall'attentissimo Gollini.

Nella ripresa Gasperini ha messo subito Palomino per Romero (ammonito) e Ilicic per Pessina. E col solito giochino del cross da una fascia per il quarto opposto dall'altra, l'Atalanta ha subito sfiorato il pareggio, ma Malinovskyi ha ciabattato lo scarico di testa di Hateboer. Poi l'occasione citata in apertura: una veloce ripartenza romanista conclusa benissimo da Veretout con un sinistro destinato all'angolo e invece allungato in corner da Gollini. Il brutto segnale è stata l'ammonizione per Mirante che perdeva tempo su una rimessa al 12'. E al 14' una percussione centrale di Freuler e rifinita con un po' di fortuna da Malinovskyi è finita a Zapata che s'è girato in un metro e ha spaccato la porta. La Roma è finita lì, anche se Karsdorp non ha rifinito bene una palla laterale che avrebbe potuto favorire Dzeko, se l'olandese avesse colto il suo contromovimento. Sulla ripartenza ancora un cross da destra (di Ilicic) verso la fascia opposta è stato intercettato in volo da Gosens, con Karsdorp piantato a terra e Mirante in volo a vuoto. Poi è entrato Muriel e Veretout gli ha regalato il pallone del 3-1, mandandolo in porta da solo. Poi Pellegrini, stanchissimo, ha fatto lo stesso permettendo una ripartenza salvata da Ibanez sulla riga, su scavetto di Freuler, infine Ilicic ha saltato netto Ibanez e Peres e ha calciato dritto sotto le gambe di Smalling e quindi fuori dalla portata di Mirante, attore stavolta non protagonista.