La bestia nera di Paulo Fonseca. Ecco come, alla vigilia, era stato descritto da più parti l'avversario della Roma. Un'etichetta mirata, graziosamente ad personam. Questo per via di una statistica che così recitava: due partite del portoghese contro l'Atalanta e due sconfitte. Che, tradotto, voleva anche dire: due ko della Roma negli ultimi due scontri con i bergamaschi. Senza ricordare, però, un altro dato inquietante: una sola vittoria giallorossa negli ultimi undici incontri contro i nerazzurri. Dopo il fischio finale di Di Bello, ahinoi, si è avuta la conferma che l'Atalanta (non il Barcellona o il Real Madrid...) è realmente la bestia nera della Roma, non solo di Fonseca. Ancora una sola vittoria, ma adesso in dodici incontri. Che tristezza...

Con un'ulteriore riflessione, vista l'esibizione a due facce di ieri: possibile che la Roma non sappia perdere una partita? Questo perché, ormai da troppo tempo, la squadra quando perde perde veramente di brutto. Il che non consola, perché se perdi di misura o se ti calano in faccia un poker sempre zero punti porti a casa. Ma nello sport bisogna anche saper perdere. Ci deve essere dignità anche in una sconfitta. È non più tollerabile andare sistematicamente incontro a sconfitte come quella di ieri. È inammissibile che, una volta in difficoltà, la squadra si smaterializzi. Che diventi il nulla. Che dia il peggio di sé, magari cancellando anche le cose buone fatte in precedenza. Che rovini pesantemente la differenza-reti, oltretutto.

E la componente mentale ha un peso simile a quella tecnico-tattica. Ieri, nella seconda parte di gara, tutti coloro che sono stipendiati dai Friedkin hanno commesso errori indecenti, da Fonseca all'ultimo dei giocatori. Ma, nonostante questo, la squadra doveva chiudere la partita in un altro modo, non in balìa degli avversari. Anzi, di un avversario: Ilicic. Possibile, mi chiedo, che nessuno – in panchina certo, ma anche in campo - sia stato in grado di capire come andava frenato lo sloveno? Nessuno. E così la Roma complessivamente ha dimostrato di essere piccola piccola. Non può il solo diverso atteggiamento del gruppo, vistosamente più molle, spiegare il triste cambio di rendimento tra i due tempi. La Roma ha chiuso allo sbando e questo, anche contro un avversario che ha i mezzi per farti male, non può accadere. Bisogna saper perdere, ma da mercoledì si deve tornare a vincere. La zona Champions, nonostante tutto, è ancora lì. Per adesso.