Esagera la Roma, ne fa cinque in un tempo (non succedeva dal 1931) e poi si limita a gestire il vantaggio contro un Bologna che è rimasto in partita per pochi secondi prima di arrendersi alle devastanti geometrie giallorosse, con quasi tutti i giocatori in stato di grazia. Così la Roma tiene il passo delle big e anzi forse spaventa tutti per l'autorevolezza della vittoria in un giorno in cui tutte le altre hanno vinto soffrendo, tenendo la sesta posizione e guardando con ottimismo all'immediato futuro: giovedì c'è il Torino.

Ma se il Bologna non è mai esistito, se non in un duetto tra Barrow e Palacio all'alba della partita interrotto sapientemente di piede da Pau Lopez, e in un paio di sprazzi nel secondo tempo, è vero pure che la Roma al Dall'Ara è stata mostruosa sin dai primissimi secondi e per tutto il primo tempo (nel secondo si è limitata al controllo del vantaggio), a conforto delle modalità con cui Fonseca ha gestito sin qui gli impegni tra campionato ed Europa League, arrivando a questo momento così importante di fine anno con quasi tutti gli uomini in condizioni straripanti. A favorire palleggio e devastanti incursioni ci ha poi pensato Mihajlovic con la sua strategia tattica "aperta" ben oltre i limiti del consentito, almeno con giocatori che la interpretano in questa maniera senza nerbo.

Così, schierata nella formazione migliore possibile al netto della squalifica di Pedro e senza contare le tre assenze ormai consuete di Zaniolo, Pastore e Santon, la Roma è andata sul velluto sin da subito. 3421 per Fonseca (in tribuna con assistente al telefono con la panchina, dove il suo vice Campos ne faceva le veci), 4141 per Mihajlovic, con Poli davanti all'inguardabile difesa (alta e decisamente poco aggressiva: e viene da pensare a quali colpe debba scontare l'ex terzino romanista Calabresi, costretto in panchina a guardare questi "titolari"?), con i teneri Vignato e Barrow sulle fasce, mai disposti a ripiegare a sostegno dei terzini De Silvestri a destra e Mbaye a sinistra (che infatti a un certo punto s'è stirato), continuamente aggrediti dai romanisti.

Spinazzola (due assist e mille discese) va ormai a una velocità insostenibile per quasi tutti gli avversari e dall'altra parte anche Karsdorp (un assist) non s'è mai risparmiato, in mezzo Villar ha fatto il regista alla Falcao, Veretout (un gol) ha rincorso ogni avversario e sostenuto ogni sviluppo, a trequarti Pellegrini (un gol e un assist) ha sfoderato la sua prova migliore e Mkhitaryan (un gol e un assist) è stato il dominatore assoluto per 90 minuti, non disdegnando peraltro frequenti rincorse all'indietro per coprire gli inserimenti dei suoi compagni. E Dzeko ha fatto un gol, ne ha indotto un altro (l'autogol di Poli in avvio), ne ha sbagliati tre, ma è stato un regista offensivo spaziale ed è in netto miglioramento di condizione, anche se non appare ancora al cento per cento. E dietro Ibanez è stato il più attento (anche se ha rischiato su un contatto con Palacio ad inizio ripresa), Cristante ha infilato due volte il rientrante Pau Lopez (una è valsa l'unico gol dei felsinei, l'altro è stato annullato dal Var, per precedente posizione di fuorigioco di Palacio), Kumbulla ha fatto il suo, prima di lasciare il campo a Smalling, ma non sembra aver smaltito del tutto gli affanni del postCovid.

La cronaca è piena di episodi ed è praticamente impossibile citarli tutti: basti pensare che la Roma ha segnato cinque gol (e uno se l'è fatta da sola) e ha creato altre nove occasioni nitide, tre ne ha avute il Bologna, il Var ha annullato per fuorigioco altre tre reti (Spinazzola, Dominguez e Pellegrini) e anche trasformato un rosso (entrataccia di Dominguez su Villar al 90') in giallo (perché al Var Calvarese si è reso conto che, sia pur per caso, il piede a martello non aveva toccato le gambe dello spagnolo ma gli era passato attraverso).

La prima occasione da gol è stata paradossalmente (per come è poi andata la partita) del Bologna, con Ibanez sorpreso dall'1/2 Barrow-Palacio a cui solo Pau Lopez è riuscito a mettere una pezza, anzi un piede. Al 5' il primo gol, con una sontuosa discesa di Spinazzola a sinistra e palla a scorrere davanti alla linea, toccata da Poli una frazione di secondo prima di Dzeko.

Al 10' il raddoppio, con un'altra magnifica progressione centrale Villar, Veretout, Pellegrini e Dzeko che non ha tirato subito di destro, ingannando Danilo, e ha fatto gol di sinistro chiudendo verso il primo palo, ingannando pure l'imberbe portierino Ravaglia, all'esordio nel giorno peggiore (ed è rimasto in campo fino alla fine nonostante una distorsione alla caviglia che a un certo punto sembrava averlo messo fuori causa, dopo lo 0-3).

Dopo altre due occasioni per Dzeko è arrivato il terzo stavolta di Pellegrini, con Spinazzola che voleva servire Dzeko, ma si è accorto che era in fuorigioco e ha avuto persino il tempo di ripensare all'assist e servirlo a Lorenzo, partito da più lontano eppure arrivato prima di tutti lo stesso. Il quarto lo ha fatto Spinazzola ma era in fuorigioco, poi Ravaglia lo ha negato a Pellegrini e Dzeko lo ha graziato di nuovo su corner, così per ravvivare la partita Cristante è intervenuto goffo su un cross di Barrow su cui sarebbe intervenuto Lopez e ha deviato la traiettoria nella propria porta sguarnita.

Ma lo spettacolo non era finito: così prima Mkhitaryan ha mandato nel vuoto Veretout per il gol del 4-1 (35') e poi è arrivata la più bella azione della partita (cinque tocchi di prima, lancio di Dzeko per Karsdorp in fascia e scarico per l'armeno) a chiudere il tempo e fissare il risultato definitivo (44'). I tre cambi della ripresa di Mihajlovic (con sistema variato nel 343) hanno riequilibrato un po' le cose, anche perché la Roma ha lasciato il possesso agli avversari e abbassato un po' la tensione (e Fonseca non l'ha rialzata con i cambi, fatti solo negli ultimi dieci minuti) e tra gol sbagliati (un palo di Mayoral a porta vuota) e annullati (a Dominguez e Pellegrini) si è arrivati stancamente al 90'.