Nel giorno del ricordo di Diego Maradona, con l'emozionante omaggio di Bruno Conti in giornata inginocchiato davanti al monumento popolare del murale ai Quartieri Spagnoli, la Roma ha deciso di onorarne la memoria evitando di infastidire il Napoli per tutta la partita: inevitabile il 4-0 che ridimensiona lo spessore della squadra se si vuole dare un valore assoluto a quel che s'è visto, ma che potrebbe diventare persino salutare se si vogliono ricalibrare le ambizioni e far tesoro dell'esperienza.

Perché adesso è più chiaro che se si affronta una grande squadra con l'atteggiamento dimesso, con l'attitudine pigra, con qualche giocatore in imperfette condizioni e con l'approssimazione vista nella maggior parte delle giocate, poi la partita può anche finire tanto a poco. È la prima sconfitta in campionato per la Roma, e questo non può essere un dettaglio nella considerazione generale che si può avere di questa squadra. Ma di certo è una brutta sconfitta. La classifica resta dignitosa: il Napoli e la Juve raggiungono i giallorossi al quarto posto, un punto sopra ci sono Inter e Sassuolo, mentre il Milan sta provando ad andare in fuga. Domenica contro la squadra di De Zerbi serve il riscatto.

Ma ieri la Roma è sembrata in difficoltà sin dall'inizio, anzi, non proprio dall'inizio perché i primi tre minuti sono stati un ininterrotto possesso-palla che è culminato con un destro di Pedro da buona posizione terminato alto. E all'8' una ripartenza improvvisa con la difesa del Napoli molto alta aveva mandato Mkhitaryan nello spazio vuoto, con Pedro a seguirlo in zona centrale, in una posizione che l'assistente arbitrale Bindoni ha giudicato scorretta e immediatamente segnalato, contravvenendo alla prassi che siamo ormai abituati a considerare, a volte persino con un po' di stupore per la corsa inutile a cui la necessità di far finire l'azione (per poi lasciare al Var il potere di sentenziare) quasi sempre costringe: stavolta no, stavolta Bindoni ha fermato l'azione e il successivo replay ha mostrato come Demme, Mario Rui e dall'altra parte Insigne fossero più o meno sulla linea dell'armeno. Più o meno, perché ovviamente nessuna linea, a gioco ormai fermato, è stata tracciata. Il problema è che i successivi 82 minuti avrebbero stemperato anche il rimpianto perché progressivamente la Roma è sparita dal campo senza che peraltro il Napoli sembrasse in serata particolarmente ispirata.

Tanto che fino al gol di Insigne che ha definitivamente spostato l'inerzia della gara (30', con inevitabile dedica con tanto di bacio alla maglia di Maradona numero dieci), Mirante non era stato neanche particolarmente impegnato e il controllo della partita il Napoli l'aveva esercitato soprattutto ottenendo una lunga serie di calci d'angolo (otto nel solo primo tempo) che però erano stati tutti più o meno neutralizzati. Più che brillante la prestazione del Napoli è stata insomma decisamente sotto registro quella della Roma, probabilmente fiaccata dagli infortuni (con Mancini fuori prima del vantaggio del Napoli, e Veretout all'intervallo, ma entrambi hanno resistito qualche minuto in più in condizioni precarie), probabilmente dalle conseguenze del Covid (Dzeko, irriconoscibile) e chissà da che altro (Pellegrini, Miky e Pedro: mai visti tanti errori tecnici).

Sta di fatto che il Napoli s'è impossessato della gara progressivamente, con la Roma che invece di reagire sembrava accontentarsi di contenere con le linee particolarmente basse e schiacciate, al contrario di quello che chiede solitamente Fonseca. Il 3421 stavolta è diventato un 541, con pressioni mosce e ritardate, e senza mai nessuno pronto a riaccendere la luce. E il Napoli - costruito sul 433 con la solita difesa, con Demme in mezzo tra Ruiz e Zielinski e il tridente con Lozano, Mertens e Insigne - ovviamente ne ha approfittato, avvicinandosi alla porta con conclusioni velleitarie di Mertens e Zielinski prima del gioiello di Insigne alla mezz'ora, su punizione cagionata da un fallo di Ibanez su Mertens che s'era ritrovato oltre la linea difensiva a causa della cautela di Mancini (in campo infortunato in attesa del riscaldamento di Juan Jesus).

Poi, in vantaggio, il Napoli ha avuto un altro paio di occasioni, una clamorosa al 43' (Mertens a sinistra bucando la difesa, bravo stavolta Mirante che invece sulla punizione di Insigne è arrivato parecchio in ritardo). E la Roma? Solo uno squillo, al 33', su punizione laterale di Pellegrini, torre di Ibanez e approssimativa conclusione di Cristante, in curva.

Nella ripresa Villar ha rilevato l'infortunato Veretout (uscito all'intervallo proprio per non occupare un altro slot di sostituzioni prima della pausa), ma l'inerzia della partita non è cambiata. Già al 4' il Napoli ha avuto l'occasione di chiudere i conti, ma Mirante ha respinto il destro di Lozano (che ha ignorato Zielinski solo a centro area). Poi al 19' è arrivato il raddoppio, con il campo che si è aperto all'improvviso per la solita mancanza di uomini nella zona centrale per via della linea a 5 troppo bassa, con Ruiz che ha controllato fuori area e concluso forte col sinistro tra le gambe di Jesus, e dunque fuori dalla portata di Mirante.

Dentro Politano per Lozano e Perez per l' impalpabile Dzeko, la Roma per un po' ha provato a darsi un contegno, soprattutto quando Fonseca ha alzato Cristante per riempire quel vuoto davanti alla difesa, affiancando Pellegrini, al tiro al 27' troppo alto, a Dzeko. Un minuto dopo ancora Pellegini da sinistra ha trovato Karsdorp dalla parte opposta, immediato lo scarico per Perez che ha sparato su Mario Rui (che ha deviato di fianco). Resterà l'ultima azione della Roma che poi ha solo subito (dentro anche Elmas per Zielinski e Mayoral per Pellegrini, con Micky centravanti) e ne ha presi altri due: con Mirante che ha regalato a Mertens il gol del 3-0 lasciandosi sfuggire un destro non irresistibile di Elmas e Politano a sfruttare un doppio rimpallo per siglare il 4-0 finale.