Sono due le cartoline che immortalano la trasferta vittoriosa della Roma a Milano. Una è senza dubbio il ritorno al gol di Florenzi. L'altra è l'uscita dal campo di Kostas Manolas. Il difensore greco, autore dell'ennesima ottima prestazione, sta abbandonando il terreno di gioco all'86': il risultato è già acquisito, i tifosi romanisti riempiono il silenzio rossonero con cori e "olé" a salutare il torello dei ragazzi di Di Francesco.

Mentre si avvia verso la panchina, Konstantinos da Nasso si volta ad applaudire il settore ospiti: alza le braccia e batte le mani, lo sguardo rivolto al terzo anello di San Siro, praticamente a due passi dal cielo. Li fissa per qualche secondo, assaporando insieme a loro il gusto dolce della rivalsa, dell'ave r dimostrato che forse, checché se ne dica,questa Roma potrà lottare per i primi posti e dare fastidio alle grandi.

Giusto qualche minuto prima, durante l'esultanza per il raddoppio romanista, Kostas si è rivolto a Dzeko: «Edin! Edin!». Gli ha preso il volto tra le mani e, metà richiamo metà supplica, gli ha detto: «Stai calmo! Stai calmo, per favore!». Perché aveva visto il nervosismo del compagno, poco prima di segnare l'1-0 con la complicità del "nuovo Nesta". Ma come?, non si odiavano questi due? Non se le erano date di santa ragione durante un Bosnia-Grecia di appena quattro mesi fa? O forse qualcuno aveva ingigantito fino all'inverosimile quello che era un semplice screzio di campo, di quelli che capitano tutti i giorni?

E pensare che a fine giugno veniva considerato già un ex calciatore della Roma. Stava per volare in Russia con Paredes, direzione Zenit. Le due operazioni sembravano cosa fatta, ma alla fine da Mancini andò solo l'argentino. Partì la solita nenia: «Sarà demotivato, scontento, con il morale sotto i tacchi. Come puoi dare il massimo in queste condizioni?». E invece oggi si parla dell'eventualità di prolungare un rapporto che al momento scadrebbe il 30 giugno del 2019. Cos'è successo allora, negli ultimi tre mesi?

Succede che inizia la stagione e vedi il solito muro, quello di sempre, monumentale a San Siro insieme a Fazio. Vedi l'esultanza dopo il gol di Baku e ti chiedi se davvero un calciatore demotivato possa festeggiare un gol in quel modo. Sarà per quella sua espressione sempre un po' imbronciata che ogni battito di ciglia del greco si trasforma in un mal di pancia, in un "nun vede l'ora d'annà via, d'annà ar Chelsea, allo Zenit e ar Rocca Cannuccia". Quando però esulta con i compagni e li abbraccia vedi un altro Manolas. Quello che Strootman ha definito come il più casinaro dello spogliatoio. Quello che rincorre un avversario per 30 metri e in tackle gli leva la palla. Quello che impreca ai gol subiti. Quello che va da Dzeko e gli chiede di calmarsi, per favore. Quello che, dopo aver concesso sì e no due tiri al Milan, si volta a guardare i tifosi romanisti e li applaude. Perché hanno affrontato un lungo viaggio, e chi è nato nella patria di Ulisse e di Zorba il Greco a queste cose non resta indifferente.