Formula campionato. La Roma che domani ritrova l'Europa League dopo una settimana, dovrà scendere in campo col doppio compito di replicare la bella prestazione offerta nell'ultima gara di Serie A contro la Fiorentina, e al tempo stesso di cancellare la scialba prestazione di coppa offerta con il Cska Sofia. La facile obiezione è che in una giocava la squadra ormai considerata titolare, nell'altra un gruppo imbottito di alternative. Che peraltro avevano alle spalle un solo match insieme, quello tutt'altro che brillante (almeno fino all'ingresso di cinque "big" nella ripresa) disputato nel primo turno di Europa League in casa dello Young Boys.

L'annosa questione sull'opportunità di ricorrere al turnover estremo o meno rischia di condurre in un vicolo cieco. Se è vero che il rendimento non può non risentire di un ricambio collettivo fra prime e seconde scelte (altrimenti sarebbero sempre intercambiabili); ha pari dignità la tesi secondo la quale se giocassero sempre gli stessi, fisiologicamente si perderebbe smalto, senza nemmeno concedere agli altri la possibilità di scalare gerarchie consolidate.  E allora più delle opinioni, fanno fede i risultati conseguiti in campionato: nessuna sconfitta sul campo, pari punti in classifica con Napoli e Inter, una lunghezza di distacco da Juventus e Atalanta, sopra la squadra di Simone Inzaghi (ovvero tutte quelle, Milan a parte, accreditate alla vigilia del torneo come «nettamente superiori alla Roma»). Ruolino comprensivo della gara di Verona decisa a tavolino e che quindi potrebbe essere anche leggermente più lusinghiero. Peraltro al di là di qualche sprazzo di partita al Bentegodi e in Friuli, i giallorossi non sono mai apparsi in difficoltà, sprigionando anzi in diversi frangenti un calcio di notevole qualità. L'apice con la Fiorentina, ma gli stessi scontri con Juve e Milan hanno mostrato che questo gruppo può giocarsela alla pari con chiunque.

Gli standard europei però sono al momento molto distanti e necessitano di un'immediata inversione di tendenza. A prescindere dagli interpreti. Domani sera arriva il Cluj, che pur non essendo una corazzata divide il primato del gruppo proprio con la Roma: un'eventuale vittoria sui rumeni equivarrebbe a staccare mezzo biglietto per la fase a eliminazione diretta. O quantomeno a disputare col minor numero possibile di affanni il girone di ritorno, in programma peraltro nel corso del tour de force più intenso, con ben dieci partite da disputare fra il 22 novembre e il 23 dicembre (pandemia permettendo). Anche in prospettiva del prossimo ciclo di gare - e di quelle delle nazionali sempre dense di incognite - la scelta di cambiare gran parte dell'undici titolare fra campionato e coppa appare ponderata. Senza contare che perfino nel grigiore dei primi due turni qualche indicazione positiva è arrivata. A partire dal portiere, delicatissimo ruolo che in estate sembrava non poter più appartenere a Pau Lopez, dopo gli errori dello scorso finale di stagione. Invece lo spagnolo è risultato decisivo in entrambi i match disputati. E domani toccherà di nuovo a lui. Discorso simile per Fazio, che si è dimostrato ancora affidabile per sfide di questo livello. L'argentino può essere confermato in una linea completata da Kumbulla e Ibanez, considerando che Mancini è ancora squalificato (sconterà l'ultimo turno di stop proprio con la sfida al Cluj); e che Smalling potrebbe essere preservato per Genova, per evitargli quattro presenze consecutive dopo tre mesi di lontananza dagli impegni agonistici.

A centrocampo Villar ha palesato evidenti progressi nell'ultima col Cska, tanto da gaudagnarsi i complimenti pubblici dal tecnico. Sarebbe già stato fra gli candidati principali a una maglia da titolare accanto a Cristante, ma la noia fisica dell'amico Perez (risentimento al flessore della coscia sinistra, in dubbio per domani) lo rilancia anche come possibile trequartista. L'ex Elche e Pellegrini sono utilizzabili in entrambe le posizioni, e potrebbe toccare a loro occupare i due ruoli di costruzione e rifinitura. A meno che Fonseca non decida di puntare sulla collaudata coppia formata da Pedro e Mkhitaryan insieme alle spalle della punta, che dovrebbe essere ancora Borja Mayoral, ma questa volta con una formazione un po' più strutturata alle spalle. Più probabile che ai due veterani del reparto offensivo tocchi una sorta di staffetta, un tempo ciascuno come accaduto giovedì scorso. Una porzione di gara a testa può riguardare anche Karsdorp e Spinazzola: il primo sta scalando posizioni ma la fragilità fisica impone cautela, il secondo è un inamovibile ma senza alternativa di ruolo fino al rientro in gruppo di Calafiori (anche se è ormai prossima la negativizzazione sua e di Diawara). Peres - oggi in conferenza al fianco di Fonseca - sarà titolare: ha giocato meno dei compagni dall'inizio ed è il solo schierato finora su entrambe le corsie. Ma con qualsiasi interprete l'imperativo resta la conquista dei tre punti.