Al netto di qualche cocente delusione che rimanda soprattutto alle esperienze in coppa, la maglia viola evoca ricordi tutto sommato positivi per la Roma in campionato. L'anno scorso la sontuosa vittoria all'andata al Franchi contro la Fiorentina di Montella sembrò porre le basi per un poderoso girone di ritorno e invece fu semplicemente il punto più alto della stagione, poi dopo il lockdown (lo scorso 26 luglio) la Roma vinse con una doppietta dell'ex Veretout e sistemò la pratica del quinto posto.

In assoluto, negli ultimi sedici confronti la Roma ha prevalso undici volte e Iachini sembra aver un po' perso la sua storica solidità difensiva, la stessa che lo aveva fatto diventare lo specialista in salvezze di squadre un po' troppo generose nella fase di non possesso. Non a caso si presentò all'Olimpico l'anno scorso forte di sette clean sheet nel 2020 (sommati dopo aver rilevato la guida di Montella), all'epoca rappresentava un record.

Quest'anno però le cose non gli vanno così bene: la Fiorentina ha subito finora dieci gol, con la rete inviolata solo alla prima giornata col Torino. A Milano hanno preso quattro reti, da Sampdoria, Spezia e Udinese due. Eppure il sistema tattico è organizzato su tre difensori centrali, due esterni a tutta fascia (due terzini, da quando è partito Chiesa: con la Roma dovrebbero giocare Lirola e Biraghi), tre centrocampisti di piede e di sostanza (Bonaventura, Amrabat e Castrovilli) e due punte in cui adatta solitamente anche esterni come Ribery (al rientro oggi da titolare) e Callejon (ma dall'inizio dovrebbe toccare a Kouamè). A naso avrebbe il materiale tecnico per uno splendido 433, ma evidentemente si sente più garantito così.

Ma non è tanto alla Fiorentina che deve guardare la Roma nell'approccio alla sfida di oggi, la prima peraltro in campionato giocata in orario pomeridiano, in uno Stadio Olimpico a porte ancora desolatamente chiuse. Per la cronaca si giocherà alle 18: l'anno scorso capitò nove volte, la Roma di partite ne vinse sei, pareggiò i due derby con la Lazio e perse solo la sfida di Parma. Eppure al di là di ogni considerazione scaramantica, c'è un turno che si prospetta interessante, col Milan impegnato a Udine, la Juventus a Spezia (due sfide apparentemente dal pronostico chiuso) e lo scontro diretto tra Napoli e Sassuolo. E l'Inter che è stata fermata ieri a sorpresa dal Parma di Liverani.

La Roma dopo la sfida di stasera chiuderà il ciclo di partite ravvicinate con la trasferta di domenica in casa del Genoa (dopo il terzo turno di Europa League col Cluj), per poi tornare in campionato dopo la sosta affrontando il Parma in casa. Sono sfide sulla carta non proibitive che potrebbero dare alla Roma quella continuità di punti per riavvicinare la vetta, nel torneo incerto che si sta prospettando in questo avvio di stagione. Da questo punto di vista, Fonseca sta peraltro già a buon punto, imbattuto da tredici partite (otto dello scorso campionato e cinque di questo), periodo nel quale ha sommato 31 punti, esattamente come il Milan, e nessuno ha saputo far meglio.

Nelle occasioni pubbliche che le conferenze stampa gli offrono l'allenatore mostra un atteggiamento abbastanza severo. Che abbia percepito l'aria improvvisamente ostile della critica lo aveva già fatto capire («La risposta sta nella domanda», disse mercoledì quando gli fu chiesto se sentisse la critica ingenerosa nonostante la lunga striscia di risultati utili consecutivi), che non voglia approfondire troppo certi temi (senza mai essere scortese) è un altro fatto acclarato (capita sulle questioni tattiche, sulle scelte tecniche o sulla storia del direttore sportivo), che in assoluto da diverse settimane appaia piuttosto scuro in volto e in assoluto più riservato, almeno rispetto a prima, sembra altrettanto evidente. Ci vorrà una vittoria per rivedere il sorriso?