Un passetto alla volta, Gonzalo Villar si avvicina agli obiettivi prefissati. Scende in campo ma in realtà sale lo spagnolo, nella considerazione di addetti ai lavori e tifosi. E probabilmente anche in quella di Fonseca, che finora ne ha centellinato l'utilizzo, ma partita dopo partita ne può apprezzare la crescita esponenziale. L'ultima volta giovedì sera, nella sfida di Europa League contro il Cska Sofia, quando la stellina dell'ex Elche ha brillato di luce propria, in netta controtendenza rispetto al grigiore più o meno generale.

Nota lieta di uno spartito davvero poco accattivante, Villar ha sbagliato pochissimi palloni, verticalizzando la manovra con frequenza; mettendo in mostra le proprie enormi qualità tecniche quando ha servito un delizioso assist a Mkhitaryan che ha poi colpito la traversa; tentando con personalità il tiro in porta (suoi due dei pochi tentativi romanisti del primo tempo). E ragionando mentre la confusione prendeva il sopravvento, col gol che non arrivava e i minuti che scorrevano inesorabili. Ha giocato coi tempi giusti per tutto il match quando (spesso) aveva il pallone fra i piedi. Così come è rimasto lucido in fase di non possesso, mostrando intelligenza calcistica e una malizia che appartiene poco alla sua età: a pochi istanti dal termine della gara è ricorso a un sacrosanto fallo tattico per fermare una ripartenza bulgara in superiorità numerica. Ammonizione consapevole al culmine di una prestazione caratterizzata da una regia senza sbavature, frutto di tecnica pura e carattere. Perfino a mente fredda, il giorno dopo la partita, ha diretto le esternazioni sul versante più condivisibile, scrivendo sul proprio profilo Instagram: «Non abbiamo trovato la vittoria ma non c'è tempo per lamentarci. Testa alla Fiorentina. Tutti insieme ragazzi».

Proprio carattere e maturità sono fra gli aspetti che più colpiscono di questo ventiduenne arrivato nove mesi fa dalla seconda divisione spagnola. Fin dalle prime apparizioni in maglia giallorossa è apparso a proprio agio, come se il triplo carpiato che lo ha portato dalla precedente esperienza a una delle squadre di vertice del campionato italiano non lo avesse scalfito. Nonostante l'ambientamento in un altro Paese, per di più in un periodo drammatico come quello caratterizzato dalla pandemia, le fisiologiche difficoltà linguistiche, un calcio a ritmi differenti da quelli cui era abituato.

Ma già nell'ultimo pre-campionato qualche sentore che il talento dello spagnolo fosse in procinto di sbocciare si diffondeva. Merito di prestazioni sopra le righe, da regista come in un'inedita posizione sulla trequarti. Tanto da meritarsi l'appellativo di "crack" dai compagni. E da ritagliarsi un po' di spazio in più rispetto alla stagione precedente, quella del suo sbarco in Italia. Ancora poco per quello che vorrebbe, ma i 176 minuti accumulati nelle prime gare dell'annata in corso hanno in proporzione un peso maggiore dei 306 collezionati nell'ultima. Metà a dirla tutta, perché Villar è stato uno dei tre acquisti dell'ultimo mercato invernale, tanto sottovalutato sul momento, quanto rivalorizzato adesso: con il centrocampista sono arrivati il connazionale Perez e Ibanez, più che ottimi prospetti già due giocatori su cui contare sistematicamente. Uno per reparto. E proprio i due spagnoli hanno fatto coppia fissa a Trigoria negli ultimi mesi, quelli più difficili, quando fra le altre cose è toccato a Gonzalo rinfrancare Carles contagiato dal Covid a pochi giorni dall'inizio del campionato.

Ora il peggio è alle spalle e tutti e due hanno avuto modo di prendersi la scena. Aiutati probabilmente anche dall'estensione della colonia spagnola, che oltre a loro e a Pau Lopez - già qui dalla scorsa stagione - può contare dopo l'ultima sessione di mercato anche su Borja Mayoral, un altro della stessa generazione, e sul veterano Pedro, una vera leggenda vivente. Per tutti, ma molto di più per chi è cresciuto in Spagna. Proprio Villar ha speso parole di estrema ammirazione per l'ex Barcellona e Chelsea in una recente conferenza, alla vigilia del match contro lo Young Boys, indicandolo come un esempio da seguire: «Ha l'entusiasmo e la voglia di un mio coetaneo». Di anni fra i due ne passano undici, ma la personalità del giovane regista accorcia ulteriormente le distanze.

A lui Fonseca si è affidato nelle prime due partite di Europa League, inserendolo nella squadra formata in questa fase dalle alternative ai titolari. Ma fra tutti è proprio l'ex Elche quello al momento più vicino a scalare posizioni nelle gerarchie: «Giocherà molto di più», la conferma del tecnico. La concorrenza in mezzo al campo (e sulla trequarti) è nutrita e quando tornerà a disposizione Diawara sarà anche più dura, ma la veste di un ipotetico "dodicesimo" pronto a inserirsi in pianta stabile fra quelli che il campo lo vedono di più, sembra proprio disegnata su di lui. Magari non subito, magari gradualmente, ma Villar è destinato a un ruolo di primissimo piano.