Il Benevento porta sempre tre punti alla Roma, per essere precisi cadenzati da cinque gol. Esattamente come nell'altra (unica) sfida giocata all'Olimpico nella storia di queste due squadre, il risultato finale anche ieri è stato di 5-2 ed esattamente come l'altra volta a passare in vantaggio e a rendere la vita più complicata di quanto non dica il risultato sono stati proprio gli ospiti.

Nel 2018, era l'11 febbraio, sulla panchina della Strega c'era De Zerbi, oggi c'è Filippo Inzaghi, interpreti convinti della nuova filosofia del calcio italiano, finalmente libero dalla malsana idea del catenaccio e del contropiede che mortificava ogni iniziativa offensiva, limitava i gol subiti, ma vedeva in ogni caso sempre soccombere i più deboli. Oggi almeno le squadre tecnicamente più scarse se la giocano finché possono, lo spettacolo ne guadagna e il livello generale cresce. Alla fine anche il Benevento ha avuto l'occasione a mezz'ora dalla fine di portarsi in vantaggio sul 3-2, pochi minuti prima del break decisivo che ha portato poi sopra la Roma che ha finito col dilagare. Così la squadra di Fonseca ha risalito la classifica: ora è sesta, settima se stasera il Verona batterà il Genoa, e con la prospettiva di andarsi a giocare una bella fetta di credibilità lunedì sera in casa del lanciatissimo Milan di Ibrahimovic, dopo il viaggio in Svizzera di giovedì in Europa League. Arrivano i primi applausi per Dzeko (autore di una doppietta), per la qualità del gioco offensivo della Roma capace di cambiar pelle e passare dal 3421 al 4231 senza mai cambiar filosofia, per la prestazione di Pedro (suo il gol che ha aperto la goleada) e per le singole prodezze di Villar (che spiana l'autostrada del 4-2) e di Carles Perez che ha realizzato il quinto gol con una serpentina che chissà quante volte ha visto fare a Messi in allenamento a Barcellona. Per la cronaca, va registrato anche l'esordio di Borja Mayoral, in campo nei 9 minuti finali.

La sorpresa di ieri sera era venuta dalle formazioni, per l'inatteso inserimento di Cristante che sembrava destinato ad abbassarsi nuovamente tra i difensori e invece ha giocato nel suo ruolo preferito, davanti alla difesa, con Fonseca che ha scelto dunque di tornare all'amato 4231, con Veretout a completare la mediana, Mancini e Ibanez a protezione di Mirante (e Kumbulla primo cambio disponibile), Pellegrini rialzato a trequarti alle spalle di Dzeko e Pedro e Mkhitaryan anomale punte esterne, in realtà sempre molto strette in campo per lasciar spazio alle incursioni sulla banda dei due terzini, in realtà ali, Santon (preferito a Bruno Peres a destra) e Spinazzola. Uno schieramento iperoffensivo, che trovava giustificazione in fase di possesso soprattutto per le marcature preventive garantite da Veretout, chiamato spesso ad aprirsi a sinistra nella prima impostazione, proprio per liberare le ali e di fatto i quattro attaccanti, con Cristante chiamato a cucire i reparti. Poche sorprese da parte di Inzaghi, col 4321 ormai consueto, con Lapadula unica punta, centrocampo muscolare con Ionita, Schiattarella e Dabo, e quattro difensori a volte abbandonati al loro destino: ma il piano tattico degli ospiti è stato indubbiamente corroborato dal vantaggio iniziale conseguito in maniera parzialmente fortunosa, perché Caprari, uno degli ex in campo e quindi inevitabilmente deputato a far patire i mille tifosi ammessi all'Olimpico, è stato bravo a liberarsi poco fuori area per la stoccata di destro, ma poi fortunato a trovare sulla traiettoria la tibia di Ibanez che ha reso impossibile l'intervento di Mirante, scavalcato dalla conseguente palombella nonostante il gran tuffo all'indietro. Non si è scomposta la Roma che non ha più rischiato niente nel primo tempo, se non quando Ibanez, non in gran serata, ha regalato il pallone alla transizione campana, ma per fortuna dei romanisti Lapadula ha tergiversato invece di calciare subito in porta e il pericolo è sfumato. Per il resto il monologo della squadra di Fonseca è stato piuttosto continuo e cadenzato da almeno un paio di grosse occasioni da rete, due gol buoni e uno annullato con la Var per un fuorigioco nell'embrione dell'azione.

Nel taccuino vanno sicuramente citate le occasioni con Mkhitaryan al 7' (traversone basso da sinistra che sfila via correndo a un metro dalla linea di porta) e con lo stesso armeno al 24' (colpo di testa deviato a un metro alla porta dal petto di Foulon, e ci sono voluti quasi due minuti di revisioni al Var per escludere che avesse toccato di braccio), poi il gol al 2' di recupero annullato per l'iniziale posizione irregolare di Spinazzola (ma poi sul lunghissimo sviluppo la palla era passata da sinistra a destra e da Cristante, bravissimo nel controllo orientato a bucare in area e a crossare basso per il teorico 3-0 di Mkhitaryan, poi gelato nell'esultanza dal Var) e i due gol regolarissimi che hanno ribaltato in 4 minuti la gara. Il pareggio è arrivato su una grande azione in velocità, con solita verticale di Miky per Spinazzola, assist per Pellegrini che si è visto respinto il tiro e ha deciso allora di scaricare su Pedro, il cui sinistro ha piegato le mani di Montipò; il vantaggio grazie al perfetto lancio lungo di Mirante (dopo aver bloccato il pallone su una punizione offensiva per il Benevento) verso Mkhitaryan che ha trovato nel relativo 2 contro 2 un gran varco per Dzeko che da sinistra di piatto interno ha trovato il palo opposto interrompendo così il suo digiuno in campionato (ultimo gol a Torino il 29 luglio scorso).

Ad inizio ripresa l'inserimento al posto dell'apatico Iago Falque di Roberto Insigne, meno talentuoso del fratello ma ugualmente volitivo, ha complicato un po' i piani della Roma. Così, dopo un tentativo di Spinazzola al 2', il Benevento ha rialzato la testa come ad inizio partita, e ha finito con il trovare l'occasione giusta grazie ad un errore di palleggio in area di Veretout, che ha stoppato male un passaggio di Mirante e per allontanare il pallone ha pestato anche il piede di Ionita: rigore, che Lapadula ha tirato addosso a Mirante, e respinta scaraventata in porta, per il 2-2 che ha fatto correre un brivido a Fonseca. La Roma subito dopo ha sprecato un promettente 5 contro 3 in area, poi è stato il Benevento a gettar via una transizione analoga, fino alla ripartenza giusta determinata da una bella verticale di Dzeko su Pedro, che in area ha toccato il pallone prima di Montipò che un po' come aveva appena fatto Veretout nell'altra area non ha saputo frenare il suo impeto. Altro rigore, trasformato da Veretout per il 3-2. Dzeko al 30' ha avuto l'occasione per chiudere il conto, ma da un metro ha tirato moscio, sulla ripartenza Ionita ha calciato fuori il pallone del possibile 3-3 e subito dopo una perfetta ripartenza condotta da Villar (appena entrato per Veretout, con Peres al posto di Santon e la Roma ridisegnata nel 3421 con Cristante rimesso in difesa) ha lanciato nel vuoto Mkhitaryan e Dzeko che ha così realizzato il facilissimo gol del 4-2 e la sua personale doppietta (non gli succedeva dal 24 giugno, con la Sampdoria). Nel finale spazio a Kumbulla e a Carles Perez che per mettersi in mostra (dopo un clamoroso errore sottoporta di Miky su assist di Bruno Peres) ha sfruttato l'unica palla giocabile, partendo in sprint dalla sua metà campo, saltando tre uomini in corsa e cogliendo l'angolo alla sinistra di Montipò con un mancino secco alla Messi. La ciliegina sulla torta.