Mancava solo che scomodassero Attila per evocare gli sconquassi che la Juventus avrebbe dovuto produrre contro la Roma, bollata ormai dai più come una squadretta di media categoria, e allenata da un tecnico buono solo per tenere calda la panchina a Allegri.

E invece il calcio non dà mai riferimenti precisi, soprattutto a chi sottovaluta per chissà quale convenienza i valori di un gruppo come quello romanista, irrobustito quest'anno dal brillantissimo Pedro e adesso pure da un ragazzino di prospettiva in difesa come Kumbulla, in attesa magari di un altro rinforzo in difesa, che sia Smalling, come spera Fonseca, o qualcun altro.

Nel frattempo però la Roma si è tolta lo sfizio di ridimensionare il valore della Juventus e l'esaltazione di Pirlo, di sfiorare l'impresa di battere la strafavorita del campionato, e di terminare la gara con un 2-2 che si deve alle doti marziane di Ronaldo e che lascia comunque troppi rimpianti, soprattutto per gli errori sottoporta del possibile 3-1 nel secondo tempo di Dzeko, uno dei quali peraltro dopo aver maturato anche la superiorità numerica per via dell'ineccepibile espulsione per doppia ammonizione di Rabiot al 17' del secondo tempo. Peccato, certo, anche per la classifica che resta mediocre, mentre quasi tutte le concorrenti dell'alta classifica volano. Merita semmai un approfondimento a doppia valutazione la serata di Fonseca: se gli vanno rivolti sacrosanti complimenti per la preparazione e la conduzione della partita, si può però anche obiettare che nel finale di gara, con la Juventus alle corde e due sole sostituzioni fatte, si poteva osare qualcosa di più, magari scatenando uno tra Carles Perez e Kluivert, due schegge che avrebbero potuto creare dei grattacapi agli stanchissimi juventini.


Ma la Roma è sembra padrona del proprio destino sin dalle prime battute, grazie ad uno schieramento compatto, con il sistema ormai sperimentato con tre difensori puri, con l'esordio confortante di Kumbulla, con Ibanez restituito alla zona centrale (e Cristante in panchina), con Santon (timido) e Spinazzola (in gran spolvero) sulle fasce, il meraviglioso Veretout a dominare in mezzo al campo, con Pellegrini bravo a far uscire la prima impostazione pulita, ma anche un po' impreciso in certe scelte, i folletti Pedro e Mkhitaryan dietro le spalle dell'attesissimo Dzeko, stavolta in versione più di rifinitura che di finalizzazione, e quando ha avuto le occasioni giuste nel secondo tempo le ha clamorosamente fallite. A sostenere vocalmente la squadra, oltre ai mille tifosi sugli spalti, a bordo campo con generosità ci ha pensato anche Fonseca, stavolta in tuta forse per sentirsi più a suo agio in una serata fredda e umida, con l'acqua che ha smesso di scendere solo a ridosso della partita dopo una giornata da tregenda.

Insensibile al primo freddo Pirlo, in giacca e cravatta d'ordinanza (poi s'è coperto nella ripresa) e sempre impassibile nell'accompagnamento degli eventi, con la stessa solita faccia a commentare visualmente i gol della Roma o quelli della sua squadra. Gli esperimenti tattici per lui sono proseguiti, com'è normale che sia per uno che si è ritrovato sulla panchina più importante d'Italia quasi a sua insaputa: solita difesa a tre in impostazione, con Danilo, Bonucci e Chiellini, coadiuvati a sinistra da Cuadrado (preferito a Frabotta) in fase di non possesso, con altri quattro centrocampisti/incursori, con Kulusevski stavolta schierato esterno a destra, Rabiot, McKennie e Ramsey nel cuore del campo, e davanti Ronaldo con Morata mandato subito in campo. In non possesso Cuadrado si schiacciava in linea a sinistra e ricomporre un 4-4-2 di discreta tenuta: il problema resta semmai sulle transizioni, nelle quali le Roma è stata infatti letale.

L'attenzione ai dettagli dei romanisti ha impedito peraltro agli juventini di trovare uno spazio utile per giocare almeno nella prima mezz'ora, più o meno fino al meritatissimo gol del vantaggio realizzato da Veretout su rigore. Più raccolta la Roma, più aperta in palleggio la Juve, con spazi a volte generosamente concessi nelle ripartenze sempre ben congegnate grazie all'alto livello tecnico di tutti i giallorossi schierati dalla cintola in su. E così le sue occasioni la Roma è riuscita a crearsele. Clamorosa la prima, al 12', con una palla recuperata da Pellegrini per Mkhitaryan, con Dzeko pronto alla sovrapposizione per un tre contro tre sviluppato bene dall'armeno nel duello finale con Bonucci, saltato come un fantasma, ma poi Szczesny s'è fatto muro e ha bloccato l'iniziativa prima neutralizzando il tiro con un gluteo e poi fermando il pallone con le mani. Al 17' ancora in transizione condotta stavolta da Pedro per Spinazzola che poi si è fatto ingolosire dal tiro e ha sprecato l'iniziativa interessante. Di là solo al 22' Kulusevski ha smosso qualcosa, con un tacco a liberare Ramsey, sul cui diagonale nessuno è intervenuto.

Al 29' un rilancio di Spinazzola ha favorito un controllo di Dzeko davanti a Chiellini, nella reciproca sbracciata il bosniaco è finito a terra e quando tutti si attendevano la punizione per la Roma e una sanzione allo juventino, il brindisino Di Bello ha fischiato la punizione al contrario. Ma la rabbia è durata poco perché sullo sviluppo della stessa azione, ancora Dzeko ha crossato basso in area, Rabiot ha respinto corto e ha poi parato a braccio alzato il gran sinistro di Veretout, con Di Bello che chissà perché ci ha messo qualche secondo a fischiare un fallo apparso chiarissimo a tutti, e poi a sanzionare Rabiot con il giallo. Alla battuta Veretout ha battezzato l'angolo alla destra di Szczesny, il polacco si è buttato proprio lì, ma ha solo deviato sul palo interno, per l'esultanza finalmente anche sonora dello stadio Olimpico. Ma il gol ha svegliato la Juventus che ha aggiunto all'improvviso intensità alla sua manovra che comunque sa svilupparsi armoniosa sui piedi vellutati di quasi tutti i giocatori. Al 33' un cross basso di Cr7 ha trovato Ramsey sul primo palo, ma la deviazione è finita sul fondo. Al 43' un'incursione pericolosa ancora di Ronaldo in area, con cross di punta ad anticipare l'avversario, è sbattuta sul polso di Pellegrini, per un rigore tanto stupido quanto inevitabile: e il portoghese l'ha trasformato spiazzando Mirante. Al 45', con un minuto di recupero ancora da giocare, una punizione dalla trequarti per la Juventus ha incupito i tifosi della Roma: Ronaldo ha preteso che alla battuta andasse Kulusevski, ma stavolta lo svedese ha calciato corto, favorendo una spietata ripartenza romanista, partita dal colpo di testa di Pellegrini, passata da Dzeko su Mkhitaryan e splendidamente rifinita da Veretout, con un controllo di destro e tiro di sinistro da cineteca. 2-1 e tutti negli spogliatoi.

Nel secondo tempo la Juventus non ha saputo reagire immediatamente ed è stata la Roma anzi a confezionare altre occasioni, prima con un bel destro a giro di Pedro, deviato in corner in tuffo da Szczesny, poi all'11' con una splendida ripartenza di Spinazzola rifinita per Dzeko, bravo a resistere all'assalto di Cuadrado e poi a mettere seduto Chiellini con una finta, ma poi a porta spalancata e Szczesny praticamente immolato il bosniaco ha deciso di aprire il piattone sinistro mirando l'angolo alla destra del portiere juventino, ma la beffarda traiettoria è finita sul palo (esterno) soffocando in gola la gioia del 3-1 che avrebbe scavato un solco tra le due squadre. E un minuto dopo è sembrato materializzarsi lo spirito del precetto calcistico del gol mangiato come preludio al gol subito, quando Ibanez per sporcare un controllo in area di Ramsey ha alzato un campanile ricaduto giusto sul destro di Ronaldo che da lì di solito non sbaglia: e invece il portoghese al volo ha centrato Mirante.

Ma la Juventus non era più fluida, in mezzo al campo McKennie è sembrato la brutta copia del giocatore ammirato all'esordio, lo stesso gallese non ha trovato mai gli spazi giusti e ogni iniziativa portata sulle fasce trovava adeguata opposizione di Santon e Spinazzola e in seconda battuta da un centrale pronto ad uscire. E i cambi di Douglas Costa per Morata e di Arthur proprio per l'americano non hanno portato a niente. Poi, uno sconsiderato intervento di Rabiot su Mkhitaryan ha costretto il disattento Di Bello a punire il francese col giallo e col conseguente rosso. E due minuti più tardi Dzeko ha avuto sul destro il pallone del 3-1 su assist di Santon che stavolta avrebbe chiuso la partita. Ma l'ha sbagliato, tirando debolmente. Così cinque minuti dopo Cr7 ha chiuso i conti a modo suo, salendo in cielo in mezzo a cinque romanisti schierati (tra Peres, appena entrato per lo stanco Santon, e Mancini) e deviando di testa da un metro l'assist di Danilo. A quel punto la Roma non ha avuto più la forza per insistere né Fonseca l'intuizione per forzare il destino. E si è arrivati stancamente al triplice fischio. Consolati, per lo scampato pericolo, ma con tanti rimpianti per la mancata vittoria.