Liedholm diceva che si giocava meglio in 10 contro 11. Era uno dei suoi paradossi che servivano ad anestetizzare qualsiasi polemica o semplicemente a divertirsi, ieri però purtoppo l'antico adagio del Barone è stato un'altra volta vero.

Fino all'espulsione la Roma è stata dominante, bella, vincente. Vinceva, giocava meglio, soffriva (poco) e ripartiva (tanto), sprecava su un palo tutta la bellezza partorita in campo. E toccava proprio a Dzeko incarnare questo karma: assist, passaggi col petto, aperture da Girasole e poi, invece, non riuscire a fare la stanghetta elementare. Più che mai Albatros che con le ali da gigante non riesce a camminare. Ma l'anima ce l'ha messa, questa è una risposta. E ieri la Roma qualche altra l'ha data.

È evidente che dopo il rosso la Roma si è sentita oltremodo responsabilizzata, come a dirsi «ora non possiamo non vincerla». Ed è quando ti prefiguri un «no», che ci sbatti contro. Questo è stato il limite di ieri, un grosso limite di personalità su cui bisognerà lavorare. Chiamatelo braccino, è una sintesi sicuramente giusta ma non restituisce l'interezza della partita della Roma. Perché questa è stata sicuramente un'occasione persa, sicuramente la notte è passata male, pensando a quanto abbiamo sprecato, a quel che sarebbe potuto essere e non è stato, ma ieri è finita con Ronaldo e Pirlo a festeggiare in tv un pareggio strappato alla Roma.

Sì, proprio quella squadra senza ds, in mezzo a un mercato ancora da finire, che da poco più di un mese ha semplicemente cambiato tutto, che da qualche giorno ha perso la prima del campionato a tavolino, con il suo giocatore migliore che era praticamente andato e che ieri si ritrovava a giocare immediatamente contro il suo futuro mai accaduto, con tre quarti di Roma (forse mezza) che chiedeva la testa di Fonseca e che dava per scontato oggi l'arrivo di Allegri, e potremmo continuare... eppure questa cosa qua - si chiama Roma - strameritava di vincere contro i campioni d'Italia. È finita con la Juve a dire in tv che è «un punto benedetto».

Al di là del rosicamento (e mica passa), degli errori, dei cambi (forse) ritardati, prendiamoci la realtà di una squadra che ha sicuramente dei valori alti (Veretout, Pedro per esempio) e che è sicuramente all'inizio di una nuova avventura. C'è ancora il tempo per migliorare l'organico e per ritrovare una fiducia che non ha perso solo la squadra, ma un po' tutti noi e che forse potremmo ritrovare. Stamattina stiamo maledicendo un 2-2 contro la Juve, e non è un paradosso del Barone.