La notizia dell'accordo trovato per la cessione del pacchetto di maggioranza della Roma è stata data direttamente da Pallotta a Guido Fienga nella notte tra mercoledì e giovedì, quando quasi tutti nell'albergo di Dusseldorf sede del ritiro giallorosso dormivano da un po'. Tranne, ovviamente, il ceo e amministratore delegato che della vicenda è stato non solo spettatore privilegiato, ma in qualche modo anche protagonista. Anzi, nella vulgata delle incerte settimane appena trascorse, era stato definito spesso come il vero deus ex machina della trattativa, una sorta di cavallo di Troia di Dan Friedkin all'interno della Roma. Questo, diciamolo subito, non corrisponde a verità. È vero che la conoscenza tra l'imprenditore di Houston e il più alto in grado tra gli attuali dirigenti giallorossi non si deve alla trattativa ma risale a diversi anni prima, quando si ritrovarono di fronte ad un altro tavolo per questioni di telecomunicazioni, ma in questi mesi il suo lavoro è stato soprattutto far quadrare i conti e avvisare l'azionista della Roma sulle necessità di ricapitalizzazione, a fronte di uno sbilancio economico che senza la qualificazione alla Champions League era diventato preoccupante. Ecco perché anche a lui, che ben conosceva la volontà di disimpegno più volte manifestata da Pallotta, quella con Friedkin è sempre apparsa la trattativa più facile e immediata da chiudere. E quando a marzo pareva chiusa, prima che l'uragano Covid stravolgesse tutto, era il più cauto a cantar vittoria.

Certo è che ora Fienga sarà quasi naturalmente il primo interlocutore di Dan Friedkin e probabilmente la guida tecnica e pratica di suo figlio Ryan, presidente designato. Fienga non ha un contratto con una scadenza temporale, ma resta alla guida dell'attuale Consiglio di Amministrazione finché il Consiglio stesso non decadrà (ottobre o al massimo dicembre), con incarico formalmente conferito (anzi, confermato) proprio in occasione dell'ultima riunione, lo scorso 26 giugno. Dire già oggi se sarà confermato nell'incarico anche successivamente appare indubbiamente prematuro anche se lui potrebbe anche fare il gesto formale di dare le dimissioni, sapendo magari che sarebbero comunque respinte. Assai probabile, in ogni caso, che un posto nel nuovo Cda andrà al banchiere romano, ma ormai di stanza da anni a Londra, Alessandro Barnaba, classe 1973, apprezzato manager di Jp Morgan che nelle settimane più lunghe della prima fase della trattativa, aveva rappresentato l'ideale anello di congiunzione tra Pallotta (di cui era stato advisor per il progetto d'investimento legato al nuovo stadio) e Friedkin che proprio da Jp Morgan ha ricevuto tutto il sostegno per arrivare ad As Roma. Come rivelato peraltro da Milano Finanza, proprio lo scorso 2 agosto Friedkin avrebbe fondato a Londra il veicolo finanziario con cui acquisterà la società: The Friedkin Group International Limited.

Sarà tutto da verificare l'impatto che la nuova proprietà avrà sulla questione del progetto per la costruzione del nuovo stadio. Le deleghe di Pallotta sul tema erano state conferite interamente al vicepresidente Mauro Baldissoni, uno dei fedelissimi del bostoniano, l'unico a restare nel pacchetto dirigenziale dal primo all'ultimo giorno della gestione Pallotta. Qualcosa nel loro rapporto era cambiato proprio da quando il suo ruolo era stato demansionato, da amministratore delegato a vicepresidente con deleghe sullo stadio. Con Fienga, l'avvocato romano ha sempre mantenuto buoni rapporti, anche se non sempre tra i due c'è stata identità di vedute in alcuni temi di gestione del club, ma entrambi hanno sempre rigidamente rispettato i ruoli che Pallotta aveva ritagliato per loro, collaborando lealmente al raggiungimento dei risultati possibili nei vari comparti. Immaginare che Friedkin possa immediatamente rimuovere Baldissoni dall'incarico (il cui contratto con la Roma porta la data di scadenza del 30 giugno 2021) sembra francamente difficile, proprio ora peraltro che la lunghissima fase burocratica preliminare alla posa della prima pietra sembra quasi interamente esaurita. E nell'incontro che c'era stato nei giorni della due diligence, la fiducia nel suo lavoro sul progetto dello stadio era stata chiaramente ribadita.

E proprio invece dalle sensazioni emerse da quei primi approcci del gruppo Friedkin (nella circostanza guidati da Marc Watts, il braccio destro dell'imprenditore texano), appare strano pensare che Gianluca Petrachi abbia qualche chances di tornare a rivestire la carica di direttore sportivo da cui era stato bruscamente rimosso proprio da Pallotta in seguito all'incidente di percorso del week-end dello scorso 13 giugno. Già allora, e parliamo di inizio febbraio, circolò l'indiscrezione che i vertici del nuovo sodalizio avessero in qualche modo condiviso con Pallotta l'intendimento di cambiare qualcosa nella direzione sportiva anche se poi il rapporto con la Roma si è guastato definitivamente solo in seguito alla clamorosa lite diretta scatenata proprio dal ds con un sms di fuoco inviato sul cellulare privato del presidente. Né trovano conferma, ad oggi, le voci su un possibile ritorno di Walter Sabatini all'ovile romanista. Se non altro perché nessuno lo ha mai chiamato. Sembrano più che altro suggestioni messe in giro da qualche amico voglioso magari di dare una mano. Mentre chi è sicuramente ai saluti è Franco Baldini. Ma di sicuro troverà qualcosa di produttivo da fare in Inghilterra, magari ancora al fianco di James Pallotta.