Ora abbiamo capito perché. Abbiamo capito perché Fonseca, dopo la sosta e la ripresa degli allenamenti post Covid, ha deciso di cambiare la sua Roma. Per ripresentarcela con una linea difensiva con tre centrali. La risposta parla portoghese. Ha il passaporto brasiliano. Compirà ventidue anni il prossimo ventitré novembre. Nome Roger, cognome Ibanez, 186 centimetri di voglia di calcio che si stanno rivelando una mano santa per la difesa giallorossa, pure in serate come quella contro l'Inter in cui entrambi i gol dei nerazzurri sono stati di fatto un regalo, in particolare il secondo. È arrivato nel mercato del gennaio scorso: prestito fino alla fine di questa stagione, poi praticamente obbligo di acquisto per otto milioni, più due di bonus, più, pure, un dieci per cento garantito all'Atalanta in caso di un'eventuale cessione prima del 30 giugno 2024, data che è pure il termine del contratto che ha sottoscritto con la Roma per una cifra intorno al milione e duecentomila euro netti a stagione.

Fino allo stop determinato dalla pandemia, era stato più o meno un oggetto misterioso. Mai mandato in campo, anche se da Trigoria, con il passare delle settimane filtravano notizie di un ragazzo che stava convincendo sempre di più. Raccontavano che il portoghese ci stava lavorando avendo in testa l'idea di cambiare, difesa a tre con Ibanez. Così è stato alla ripartenza: 24 giugno, ecco a voi Ibanez, titolare contro la Sampdoria. Dando subito segnali da calciatore, pur giocando con una inevitabile timidezza, avendo capito che era la grande occasione e non poteva lasciarsela sfuggire. L'ha sfruttata, convincendo, partita dopo partita. Anche se nel secondo appuntamento post pandemia, a San Siro contro il Milan, Fonseca lo ha lasciato in panchina. Dopo però, Ibanez è diventato un punto fermo della squadra, sempre in campo dal primo all'ultimo minuto: Udinese, Napoli, Parma, Brescia, Verona, ieri sera contro l'Inter almeno fino al momento in cui è stato costretto a chiedere il cambio, pare per un risentimento all'adduttore. Non s'è fatto in tempo a scoprire questo ragazzo che ha una voglia di giocare che se lo porta via, ecco che arriva questo stop fisico che, si spera, possa essere di piccola entità. Roba del tipo niente Ferrara contro la Spal (ne sapremo di più oggi), poi di nuovo a disposizione del portoghese per un finale di stagione in cui ci sarà da difendere il quinto posto dal Milan in campionato in modo da evitare i preliminari di Europa League e poi, ad agosto, sognare con la stessa coppa.

Quando è arrivato da queste parti, in molti avevano storto la bocca, partendo dal presupposto, peraltro legittimo, che il brasiliano nell'anno passato alla corte di Gasperini a Bergamo, il campo non lo aveva mai visto. Sempre confinato in panchina, giusto una manciata di minuti in campionato e Champions League tanto per fargli vedere l'effetto che fa. Eppure Gasp gioca a tre dietro, eppure da quelle parti non hanno paura a lanciare giocatori. Invece, niente. Al punto che le cronache raccontano che sia stato proprio lui a presentarsi nella sede dell'Atalanta per chiedere di partire perché voleva andare a giocare. Il dubbio, insomma, che non fosse un giocatore importante, ci poteva stare. Ma quando la Roma lo acquistò superando il Bologna che da tempo lo stava trattando, c'erano due elementi che potevano legittimare un cauto ottimismo. Il primo era che Ibanez, quando giocava ancora in Brasile, era il titolare della Selecao olimpica, lui in campo e Luiz Felipe in panchina, non poteva essere uno scarso, considerando le discrete qualità del difensore della Lazio. Il secondo elemento, quello ai nostri occhi più importante, era che Ibanez al Bologna lo voleva un certo Walter Sabatini. Uno che da queste parti ha vinto a paletti il festival dei centrali difensivi, Marquinhos, Manolas, Castan, Benatia, Ruediger, tanto per dire, roba che con le cessioni (Castan a parte) alle casse giallorosse ha garantito circa 130 milioni di euro. I due indizi, ora sono diventati tre, quindi si è materializzata la prova. Perché al terzo indizio ci ha pensato lo stesso Ibanez, dimostrando nelle 7 partite giocate fin qui (sei da titolare) di avere un grande futuro in un ruolo in cui la Roma in passato ha avuto campioni brasiliani come Aldair e Juan.

Ibanez, ci pare chiaro, che di strada ne deve fare ancora tanta sulle orme dei suoi connazionali, ma età, tecnica e personalità dimostrata in queste prime partite con la maglia giallorossa, possono essere già indicative per un futuro da protagonista. Non ha ancora ventidue anni, margini di miglioramento enormi, ma senso tattico e fisicità ne fanno un prospetto destinato a entrare nel cuore della gente romanista. Non è un caso che uscito lui, l'Inter sia riuscita a pareggiare.