«Per lui contava la Roma: sentiva in maniera incredibile la maglia giallorossa e la amava». "Picchio" De Sisti ricorda con queste parole Pierino Prati, venuto a mancare lunedì a settantatré anni. Con lui Giancarlo ha condiviso lo spogliatoio della Roma per tre stagioni, dal 1974 al 1977, durante la sua seconda esperienza in maglia giallorossa. Ma insieme in Nazionale vinsero anche l'Europeo del 1968 e parteciparono alla spedizione messicana per i Mondiali del '70. «Sono addolorato - dice De Sisti al Romanista - perché Pierino era un amico. E, nonostante avessimo legato molto già ai tempi della nostra militanza nella Roma, l'amicizia era cresciuta ulteriormente negli ultimi anni».

Vi frequentavate spesso?
«Quando giocavamo non moltissimo: all'epoca era diverso, si stava insieme in ritiro e durante gli allenamenti, ma poi ognuno se ne andava a casa sua, salvo rare eccezioni. Ma recentemente mi chiamava spesso».

Per...?
«Mi invitava di continuo a eventi dei Roma Club o a iniziative simili. "Annamo, dai, c'è pure Peccenini, c'è pure quell'altro...". Mi trascinava sempre con il suo entusiasmo. Che fosse la presentazione di un libro sulla Roma o la cena di un Club, Pierino mi dava un colpo di telefono e mi convinceva ad andare insieme a lui».

Sembra l'identikit di un vero tifoso romanista.
«Secondo me infatti lo era. Percepiva l'amore della gente, lo ha sempre sentito. In tal senso, quella foto che lo ritrae mentre riceve un mazzo di fiori dalla Curva Sud è simbolica. Sembrava avesse sempre la Roma in testa».

Che tipo di giocatore era?
«Un grandissimo attaccante, tra i migliori in assoluto della sua epoca: straordinario di testa, sapeva usare entrambi i piedi. Un vero cecchino. Quando era al meglio della condizione, non avevi modo di fermarlo. A Roma ebbe un grande impatto. Per carità, arrivava da un Milan straordinario, con cui aveva vinto tutto, ma non era giovanissimo. Alla seconda stagione segnò quattordici gol».

Era il 1974-75, l'anno del terzo posto, con Nils Liedholm in panchina.
«Fu una grande annata, anche perché all'epoca traguardi del genere per la Roma non erano mica la consuetudine. E devo dire che lui, come pure il resto della squadra, rese più agevole il mio ritorno in giallorosso: con una squadra del genere, fu facile fare le cose per bene».

Quell'anno la Roma vinse tre derby: due li decise Prati, uno lei.
«Erano partite che ci esaltavano. Anni fa Felice Pulici (portiere biancoceleste negli Anni 70, ndr) mi chiese: "Come mai sei tornato alla Roma dopo la Fiorentina?". Gli risposi che c'erano delle gerarchie da ristabilire, e con Pierino ci siamo riusciti. Lui si era già levato tante soddisfazioni al Milan, ma la Roma ha sempre significato tantissimo nella sua vita».

E insieme avete "svezzato" una generazione niente male...
«Agostino, Conti, poi Pruzzo... Era la Roma che si preparava a diventare la più forte. A tal proposito, sono molto affezionato a una foto che mi ritrae con Pierino e Ago, prima di un calcio di punizione: io sono al centro, alla mia destra c'è Prati e alla mia sinistra Di Bartolomei. Entrambi mi dicevano: "Passala a me!", "No, dalla a me!". C'è un gran bel pezzo di Roma, in quell'immagine».