Roma, abbiamo un problema. Nel senso che la trattativa per l'acquisto della società giallorossa si starebbe complicando. Non c'è ancora nulla di definitivo, ma le conseguenze della pandemia, hanno costretto il gruppo Friedkin a stoppare un accordo che era stato trovato sulla base di poco più di settecento milioni di euro. Obiettivo rivalutare e ridiscutere tutto. E questo ha portato a una progressiva frenata.

I contatti tra le parti non sono ancora conclusi, come peraltro testimoniato dal passaggio sulla relazione della semestrale in cui si è ribadito come le parti fossero ancora in contatto, ma i numeri che ora sono sul tavolo sono parecchio diversi da quelli che avevano portato a un passo dalle conclusione positiva del passaggio di proprietà. I contatti non si possono ancora definire saltati, ma l'offerta che è stata fatta capire è notevolmente al ribasso, al punto che neppure l'ipotesi di una cessione con perdite (chiamata stop loss, cioè fermare le perdite) non andrebbe bene al presidente Pallotta.

I numeri al momento sono avvolti dal più stretto riserbo, ma più o meno ci si può arrivare per deduzione. Partendo dal fatto che per Pallotta non ci sarebbe remissione a fronte di una vendita intorno ai seicento milioni che vorrebbe dire rientrare, per il presidente e i suoi numerosi soci, del cash inserito nella società depauperato dal debito consolidato della Roma (circa duecentosettanta milioni).

Si era pensato che a cinquecento milioni, cioè con una perdita per l'attuale di proprietà di un'ottantina di milioni, l'accordo potesse essere trovato a fronte magari di una serie di clausole che potevano, in un futuro a breve e medio termine, ripianare la perdita. Ma evidentemente questi cinquecento milioni il gruppo Friedkin non sarebbe disposto a garantirli. Cifre inferiori, magari di cinquanta, cento milioni, per Pallotta e soci vorrebbe dire perderci ancora di più, cosa che per ora il presidente non sembra intenzionato ad accettare, anche se all'orizzonte, per quello che si sa, al momento non ci sono altri possibili compratori.

Pare che la maggiore preoccupazione del gruppo Friedkin (che nell'affare sarebbe assistito anche da un certo numero di soci) sia nelle prospettive del calcio italiano ed europeo nel prossimo futuro. Prospettive che non possono non preoccupare se riferite già alla prossima stagione quando, probabilmente, si dovrà giocare ancora a porte chiuse, quindi niente incassi da abbonamenti e biglietteria, una cifra che per la Roma nelle ultime stagioni ha sempre oscillato tra i trentacinque e i quaranta milioni di euro.