Con le unghie, con i denti e con le punte
La Roma, priva di nove giocatori, passa con le reti di Ferguson e Dovbyk (che poi si fa male)
(GETTY IMAGES)
Il commento più bello è arrivato da un anonimo spiritoso della curva del Lecce mentre lo stadio si stava svuotando: «Giusy, ci hai salvato la giornata!», ha urlato facendo riferimento al fascino dell’inviata di Dazn, Giusy Meloni, che a fine partita stava commentando la gara ancora sul campo con Dario Marcolin. Vista dal punto di vista del Lecce, infatti, la partita è stata un mezzo disastro; ma dal punto di vista della Roma, che poi è quello che maggiormente ci interessa, è un balsamo rigenerante che interrompe almeno per un po’ le striscianti polemiche che rischiavano di attecchire nell’ambiente. Poi la scelta di Gasperini di non parlare con la stampa a fine partita in qualche modo ha indirizzato la questione verso altre direzioni: è chiaro che il tecnico non si sente evidentemente soddisfatto di come si stanno gestendo le cose nel club (non solo sul mercato, presumibilmente) e in vista dell’imminente arrivo del presidente Friedkin a Roma ha forse intenzione di chiarire meglio il proprio punto di vista.
Dal punto di vista dei punti, e quindi del tifoso romanista, poi non si può non essere soddisfatti perché probabilmente il tecnico ha ottenuto il massimo da questo girone d’andata, con dodici vittorie e sette sconfitte, 36 punti fatti e quarto posto conquistato prima ancora della partita serale della Juventus, che poi spazzerà via il Sassuolo e resterà al fianco della Roma. La partita di ieri è stata indirizzata al meglio già dopo 14 minuti per merito di Evan Ferguson, al gol numero 5 di una stagione in cui tutto sommato il suo contributo comincia ad essere sostanzioso, soprattutto in virtù del minutaggio non elevatissimo (20 presenze per un totale di 1040 minuti giocati, quindi un gol ogni 208 minuti, poco più di due partite). E poi nel secondo tempo è arrivato il raddoppio di Dovbyk che così ha raggiunto medie persino migliori, in un anno finora tormentato anche per gli infortuni: quello di ieri è stato il terzo gol in 17 presenze, per un totale di 625 minuti (più 2 assist).
L’azione del primo gol, bellissima, è partita da Svilar, si è sviluppata attraverso una rete di 12 passaggi in trenta secondi con nove giocatori coinvolti (esclusi solo Ghilardi e Ziolkowski) e culminata con due provvidenziali verticalizzazioni, di Cristante per Dybala e dell’argentino per l’irlandese che al limite dell’area si è spostato il pallone col destro con un solo tocco, con cui si è lasciato dietro Gaspar, e ha poi stoccato sempre col destro in diagonale infilando Falcone quasi nella stessa maniera in cui aveva battuto Schmeichel a Glasgow in uno dei due gol segnati al Celtic. Gasperini ha esultato scacciando un po’ i fantasmi che avevano popolato la vigilia, con i giocatori a cadere via dalla rosa dei disponibili come foglie strappate via dal vento cattivo di questi giorni. Rensch all’ultimo momento si è aggiunto - per via di un febbrone con cui si è svegliato a Lecce - all’elenco di assenti già consistente (gli infortunati Gollini, Pellegrini, Bailey, Baldanzi, i due partecipanti alla Coppa d’Africa El Aynaoui e Ndicka e gli squalificati Hermoso e Mancini).
Incredulo, Gasp si è trovato così in tarda mattinata a dover modificare ulteriormente la formazione con cui affrontare il Lecce e alla fine ha scelto, in base come sempre alla fisionomia tattica e tecnica della presumibile formazione schierata da Di Francesco (squalificato in tribuna, a rappresentarlo in panchina il suo vice Del Rosso), di mettere in campo gli unici difensori rimasti secondo logica, e quindi Ghilardi a destra su Sottil, Ziolkowski centrale su Camarda, Celik (il più veloce dei tre) a sinistra su Banda, alzando gli esterni Wesley a destra sul terzino opposto Gallo, El Shaarawy (e non Tsimikas, probabilmente in lista d’uscita) a sinistra sull’altro terzino Danilo Veiga, mettendo Pisilli e Koné in mediana in opposizione alle mezze ali del Lecce rispettivamente Maleh e Keba, scegliendo - come spesso gli capita di fare contro il play del 433 - un trequartista centrale (Cristante, a schermare Ramadani), e lasciando alle due punte Dybala e Ferguson il disturbo della prima impostazione di Tiago Gabriel (giovane e interessante centrale scovato da Corvino all’Estrela Amadora, in Portogallo) e il più datato Gaspar.
Stavolta la Roma ha segnato al primo tiro in porta, dopo che nei primi minuti si erano distinti solo i padroni di casa, prima per un bruttissimo intervento di Banda su El Shaarawy per il primo giallo di serata (malamente tirata la relativa punizione dal limite di Dybala), poi con un destro di Ramadani respinto alla bell’e meglio da Ghilardi e poi con un’incursione di Banda su errore di Koné, poi sanata dallo stesso Ghilardi sul tentativo di assist per Camarda, in taglio dentro l’area. In vantaggio, la Roma ha provato ad approfittare dello sbandamento dei leccesi, arrivando facilmente al tiro al 16’ con Cristante, la cui conclusione è però finita in curva. Senza che la pioggia si sia mai manifestata, ma con il vento a disturbare qualche traiettoria, i giocatori sul campo hanno cominciato a fare a gara a chi sbagliava i passaggi più facili, tutti preda di una sorta di virus che non ha risparmiato neanche i più tecnici dei giocatori della Roma, Dybala compreso (mentre Soulé, affaticato, ha cominciato la serata in panchina). I pochi tifosi romanisti presenti (300 circa, nessuno dei quali residenti nel Lazio, per i soliti, cervellotici divieti delle autorità preposte) si sono però consolati con le prove immuni da errori dei tre difensori.
Dalla tribuna dove osservava la partita lo squalificato Di Francesco è arrivato poi l’input ad invertire le zone di pertinenza degli attaccanti, quindi Banda è andato a sinistra a cercare i duelli con Ghilardi e Sottil a destra, a farsi irretire da Celik: chiara l’intenzione strategica di provare a cogliere di sorpresa dal punto di vista dinamico i difensori della Roma con palle lunghe alle spalle della linea o con qualche improvvisa verticalizzazione, ma i romanisti sono stati bravissimi ad interrompere qualsiasi linea di passaggio e ogni possibile incursione veloce. Così la partita si è trascinata stancamente verso l’intervallo, con la Roma che nel finale ha aumentato la sua spinta alla ricerca del gol che avrebbe potuto chiudere la questione: al 37’ un bel palleggio tra Dybala e Ferguson è stato rifinito con un destro di El Shaarawy deviato, sul successivo corner respinto un rilancio alto di Wesley è stato addomesticato e trasformato in oro da Pisilli, ma il gol è stato annullato su segnalazione del guardalinee (il Var confermerà l’infrazione, ma di pochissimi centimetri), al 42’ una bella iniziativa di Celik a sinistra è finita per il tramite di un rimpallo sui piedi di Ferguson che si è girato velocemente e ha calciato forte trovando però il piede di Falcone a negargli la doppietta e poi lo stesso Ferguson ha sprecato un interessante uno contro uno proprio al 45’.
All’inizio della ripresa il Lecce si è presentato con il clone di Banda, N’Dri, al posto di Banda, e dopo poco ha inserito anche Pierotti per il deludente Sottil. Ma in pochi minuti, esattamente al 14’, l’ultimo entrato ha fatto sacramentare l’intero stadio, dopo che un mancato controllo di Koné in agevole disimpegno aveva spianato la strada sulla fascia proprio a N’Dri e sul passaggio di scarico a centro area Pierotti è andato all’appuntamento con il pallone sicuro di far gol, ma ha clamorosamente ciccato il colpo deviando malamente sul fondo. Gasp è corso ai ripari mettendo Dovbyk per Ferguson e Tsimikas per l’impalpabile El Shaarawy, e un minuto dopo proprio Dovbyk ha imbeccato in area Wesley che ha calciato un po’ storto trovando la deviazione sottoporta di Dybala, finita però oltre la traversa. Del Rosso ha ricevuto dall’alto l’input di provare altre due carte (Stulic per Camarda e Gorter per Ramadani) senza apprezzabili risultati.
È stata anzi la Roma ad aumentare la pressione, con un sinistro alto di Cristante su imbeccata di Dybala, e poi con un cross di Tsimikas deviato in corner, nonostante il tentativo di Falcone di tenere il pallone in campo, col guardalinee Cavallina incerto se assegnare o meno il corner (prima ha alzato la bandierina, poi l’ha riabbassata per rialzarla definitivamente sull’impulso di Sacchi): e sul corner di Dybala deviato di testa da Gaspar è arrivato il destro di Pisilli deviato sottoporta da Dovbyk per il 2-0 definitivo, che di fatto ha chiuso la partita. Non prima degli ingressi di Helgason per Kaba e Soulé per Dybala, dell’ammonizione di Cristante (era diffidato, col Sassuolo non ci sarà) preso in mezzo in una gazzarra voluta dai giocatori del Lecce, e dell’infortunio dello stesso Dovbyk, l’ennesimo per lui e per la Roma. Al suo posto Romano, all’esordio in serie A. A naso ne giocherà parecchie.
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