Sul ponte non sventola bandiera bianca. Anzi. Nonostante tutto, Dan Friedkin non ha lasciato cadere nel dimenticatoio il deal Roma che ormai va avanti da qualche mese. L'imprenditore texano nato in California, patrimonio personale superiore ai quattro miliardi di dollari, continua a seguire con interesse le preoccupanti vicende mondiali, ma avendo come obiettivo quello di tornare a ripercorrere la strada per diventare il ventiquattresimo presidente del calcio giallorosso.

Lo avrebbe ribadito anche a James Pallotta in un recentissimo contatto, spiegando allo stesso tempo come però, in un momento come questo, meglio provare a immaginare come potrà essere il futuro prima di chiudere una trattativa che, peraltro, di fatto era stata già chiusa qualche settimana fa.

Friedkin in questi giorni è nella sua Houston e pur tra le molte cose che ha da fare, ogni giorno si informa sulla vicenda Roma. Dalla nostra penisola gli arriva tutte le mattine una dettagliata rassegna stampa sulle nostre vicende calcistiche e non solo, il tutto ovviamente con particolare riferimento alla società giallorossa. A conferma di come il motore Roma non sia stato spento, ma soltanto messo al minimo in attesa che si possa tornare ad accelerare.

Sono praticamente quotidiani i contatti con i suoi staff di legali. Staff che quasi tutti i giorni si interfacciano con quelli di Pallotta per questioni sostanziali e formali. Ora una delle chiavi da scardinare è capire che tipo di danno economico la Roma avrà in conseguenza della pandemia che è arrivata anche negli Stati Uniti, in particolare a New York (in Texas per ora molto meno). È principalmente su questo aspetto che le parti si stanno confrontando, coinvolgendo anche gli staff legali che a Roma lavorano al deal. Due gli scenari immaginati.

Il primo è relativo alla possibilità di una ripresa e conclusione del nostro campionato, cosa al momento non pronosticabile, anche se con il passare dei giorni la possibilità di tornare a giocare si fa sempre più lontana nel tempo.

Il secondo riguarda la possibilità di un annullamento definitivo della stagione con tutte le conseguenze del caso, soprattutto da un punto di vista economico. Questa incertezza non permette ovviamente prospettive temporali ed economiche sicure, prospettive che oltretutto sono diametralmente opposte per quel che riguarda i conti della società giallorossa.

Tra la prima e la seconda opzione c'è una differenza quantificabile tra i trenta e i quaranta milioni, una cifra che per i già sofferenti conti della Roma, vuole dire molto in vista della chiusura annuale prevista entro il trenta giugno. Su questo ragionano le parti.

Perché non crediamo di immaginare una cosa sbagliata sostenendo che, in conseguenza della pandemia che sta sconvolgendo il mondo, i numeri di un affare che era bello che concluso, in qualche maniera dovranno essere rivisti. Il precedente accordo era stato trovato intorno ai settecentocinquanta milioni di dollari, comprensivi anche dei circa duecentosettanta milioni di debito consolidato del club giallorosso e dei centocinquanta milioni del già deliberato aumento di capitale, aumento, peraltro, che per ottantanove milioni è già stato garantito dall'attuale proprietà (dovrà essere completato entro il trentuno dicembre del 2021).

Niente acquisto graduale

In questi ultimi giorni da più parti è stata prospettata l'ipotesi di un gruppo Friedkin disponibile a un ingresso graduale nel pacchetto di maggioranza della società giallorossa. Ovvero una serie di step diluiti nel tempo prima di diventare i proprietari unici della Roma. Per quello che ci risulta è una cosa da escludere nella maniera più categorica.

Dan Friedkin quando e se prenderà la Roma, lo farà da proprietario, non sono da prendere in considerazione opzioni diverse. Del resto sarebbe strano che un imprenditore intenzionato a investire centinaia di milioni di euro, lo facesse sapendo, almeno nella parte iniziale, di non poter essere decisivo nelle decisioni da prendere. Semmai potrebbe essere più verosimile un Pallotta come socio di minoranza, magari con quel tre per cento che l'imprenditore bostoniano ha in suo esclusivo possesso, al di là dell'ottantatrè per cento che detiene insieme ai suoi soci. Ma pure questa sembra un'opzione poco probabile. A meno che non arrivino, in tempi ragionevoli, novità sostanziali sulla questione stadio, asset a cui è molto interessato anche Friedkin, consapevole che soltanto con un impianto di proprietà si potrà immaginare un futuro più importante.

Sullo stadio le ultime hanno fatto sapere che la convenzione tra il Comune di Roma e i proponenti è praticamente cosa fatta. C'è soltanto da metterla per iscritto, lavoro che comunque necessita di un po' di tempo. Per quello che risulta, i tecnici ci stanno lavorando anche in questi giorni di quarantena. Sarà pronta entro qualche settimana. Poi dovrà essere votata in Campidoglio e questo è tutto un altro discorso. Non resta che attendere, Friedkin e stadio, ma anche viceversa.