C'è un tempo per ogni cosa. Quello attuale non sembra fatto per il calcio, con il suo corollario di gioie, esultanze, abbracci, come di liti e polemiche. Questo è il tempo della salvaguardia della salute. Per tutti. Senza distinzione di sesso, lingua, razza, opinioni, censo. Il maledetto male che ci attanaglia è anche maledettamente democratico. E senza distinzioni di fede - in questo caso calcistica - esiste chi lo combatte.

A partire da due fra le province più colpite dal contagio, Bergamo e Brescia, dove le tifoserie delle rispettive squadre si sono schierate apertamente. Entrambe sullo stesso versante questa volta, nonostante la rivalità. Che resta salda, ma confinata all'ambito agonistico. Perché ora è il tempo della lotta al Coronavirus e delle forze da impegnare nell'aiuto alla cittadinanza.

«Di questo campionato non ne vogliamo più sapere», il senso del messaggio di entrambe. Distante se non agli antipodi di quello che stanno cercando di veicolare istituzioni sportive e parte (sempre più ridotta) delle società.

Proprio per sensibilizzare il club di appartenenza alle esigenze che arrivano dalla base della piramide calcistica (quella senza la quale però nulla avrebbe lo stesso sapore), lo storico leader della Curva atalantina, Claudio Galimberti detto "Bocia" si è rivolto al presidente Percassi. «Ho sempre pensato - si legge nella lettera aperta - che l'Atalanta fosse tutto nella mia vita (e lo è stata), nell'amarla ho amato la città. Vedere la città che soffre, in ginocchio, che combatte negli ospedali contro la morte ogni giorno è atroce e doloroso. Ognuno piange i suoi morti senza un ultimo saluto, senza nessun preavviso. Mi esce quindi normale e spontaneo, caro presidente Percassi, poter pensare che per l'Atalanta il campionato finisca qua. Che per quanto la amiamo, sia un esempio per tutti in questa guerra. Bergamo e la sua gente vengono prima della nostra squadra».

Un grido di dolore quello della curva nerazzurra che suona affine a quello dei dirimpettai bresciani, risalente a tre giorni prima. «Noi della Curva Nord Brescia, all'eventuale ripresa del campionato e riapertura degli stadi, non torneremo a tifare sugli spalti in osservanza di un doveroso rispetto per tutti coloro che stanno soffrendo in questo drammatico periodo», avevano scritto in un comunicato ripreso anche dal sito ufficiale del club. Un doppio appello al quale si è unito una delle storiche figure della Gradinata Nord genoana: «Discutere di finale di stagione è vergognoso, condivido la scelta di bergamaschi e bresciani, il campionato va annullato. Chiedo a tutti i tifosi italiani di far sapere che noi non ci stiamo». È tempo di restare a casa. Lo sostiene anche chi va ovunque per la propria squadra.