Finisce in gloria per la Roma nella giornata in cui non si è giocato in quattro stadi: e allora la squadra giallorossa con gli occhi di mezza Italia rivolti all'Olimpico s'è voluta scrollare di dosso l'immagine di squadra brutta e in crisi e con quattro calcioni alla malasorte ha bissato la vittoria di giovedì in Europa League e tenuto a distanza il Napoli, e adesso guarda alle prossime uscite (giovedì in Belgio per la qualificazione agli ottavi europei, domenica a Cagliari) con l'animo rasserenato dalle reti di Ünder, Mkhitaryan, Dzeko e Kolarov, quattro della vecchia guardia a cui Fonseca aveva affidato il riscatto della squadra. Se la Roma si è stappata va quindi dato onore al merito dell'allenatore che ha creduto ai suoi uomini e al suo sistema di gioco, dimostrando che era effettivamente questione soprattutto psicologica, magari aiutato nello sviluppo del compito di ieri da un Lecce un po' troppo allegro in fase di non possesso e anche in vena di regali. Ma Liverani ha comunque altri campi dove provare a prendere punti perché quando la Roma va come ieri diventa difficile arginarla: solo nel primo tempo sono state 11 le conclusioni, 6 nello specchio, con il 65% di possesso palla e il 90% di accuratezza dei passaggi, piacevole novità di questa partita.

La partita

Fonseca l'aveva per l'appunto affrontata senza cambiare di una virgola il suo modulo, tenendo comunque alti i terzini (Peres e Kolarov, determinati sostegni di ogni manovra offensiva), aprendo Veretout a destra nella prima impostazione e tenendo Pellegrini a destra e Mkhitaryan a sinistra piuttosto vicini a Dzeko, lasciando l'onere dell'affondo esterno da una parte a Ünder e dall'altra proprio al terzino serbo, con una stavolta ispirata regia di Cristante. Il Lecce ha invece favorito in qualche modo la felice serata romanista, regalando il primo gol un po' come aveva fatto il Gent giovedì (e lo sviluppo dell'azione con l'assist di Mkhitaryan per Cengiz è sembrato molto simile a quello con i belgi, con Dzeko a servire Perez: identica la conclusione dei due esterni destri di piede mancino, identico pure il minuto: 13') e poi affrontando con mollezza anche il resto della serata. Insufficiente l'apporto tecnico e agonistico dei tre centrocampisti (Dejola, Petriccione, sostituito all'intervallo da Shakhov, e Majer), fumosi anche Barak e Mancosu, mai assistito Lapadula, i salentini hanno deluso il loro folto pubblico (quasi duemila tifosi stretti nel distinto tra Monte Mario e Nord) e si sono arresi già nel primo tempo senza colpo ferire (e quando ci hanno provato, Mancini e Smalling sono stati bravi a mettere pezze). Il taccuino racconta molte occasioni da gol per la Roma nel primo tempo (sei, a parte i due gol), con uno Dzeko maestoso nella rifinitura alla Totti e un po' meno abile sotto porta, un Mkhitaryan onnipresente sia in fase di non possesso sia nelle zone più calde, Ünder pronto sempre ad infilarsi nelle maglie allentate della difesa leccese. Pellegrini invece ha giocato il suo derby personale contro il peso psicologico delle più recenti insufficienti prestazioni, e pur mostrando qualche buona geometria ha perso un paio di occasioni sottoporta: clamorosi gli errori al 7' e al 30' su splendidi assist di Dzeko. E all'intervallo si è arreso a un indolenzimento muscolare e ha lasciato il posto a Kluivert. Al 10', a parti invertite (con Pellegrini in veste di assist man), è stato Edin a tirare debolmente dopo aver resistito alla carica di Rossettini; al 15' Vigorito è uscito alla disperata su Cengiz; al 27' ancora Dzeko ha tirato dal limite a giro alto sopra la traversa; al 30' ancora il bosniaco ha tirato troppo centralmente su Vigorito; al 39' ci ha provato Bruno Peres addirittura di sinistro. Nel frattempo al 37' Mkhitaryan aveva segnato il raddoppio chiudendo una lunga ripartenza e sfruttando ancora l'assist di Dzeko-Totti, subito dopo un'occasione sprecata da Majer sull'unica incertezza della partita di Peres.

All'inizio del secondo tempo Liverani ha un po' sorpreso Fonseca, evidentemente chiedendo all'intervallo alla sua squadra quella personalità che nel primo tempo non si era vista e per un po' il Lecce è sembrato in grado di rientrare in partita. Ma poi all'atto pratico vanno segnalate solo le conclusioni di Donati (destro fuori di poco al 14') e di Mancosu (a cercare di sfruttare un rimpallo su Smalling, contendendo una palla a Mancini peraltro in sospetto fuorigioco, non verificato poi visto che l'azione si è spenta sul fondo). Un po' poco per considerare la partita ancora aperta. E infatti dopo altri due cambi (Perez per Ünder - che s'è spento all'improvviso e non ha neanche gradito la sostituzione apparsa inevitabile, allo scadere dell'ora di gioco - e Tachtsidis per Majer per i salentini) la Roma ha chiuso la pratica con un gol ad esultanza differita, a causa dell'eccesso di zelo dell'assitente Ranghetti, pronto a segnalare un fuorigioco (inesistente) di Dzeko su assist di Kolarov al termine di una bell'azione rifinita proprio da Perez: quando la bandierina si è alzata Edin l'ha presa male, buttando via il pallone che aveva lui stesso raccolto dalla rete (dopo averlo ribattuto in porta in seguito alla prima respinta di Vigorito), ma dopo un minuto il Var ha fatto giustizia e lo stadio ha esultato con lui. A quel punto non c'è più stata storia, Lapadula ha sfiorato un gol che molto probabilmente il Var avrebbe annullato (ha preso un palo al volo su lancio di Mancosu, ma sembrava in fuorigioco) ed è stato quello l'ultimo tentativo leccese di riaggiustare una serata davvero storta. Così la Roma ha tracimato, sfiorando il quarto gol con Perez (gran sinistro al volo fuori di pochissimo) e ancora con Dzeko (deviazione di testa alta su assist pennellato di Bruno Peres: sarebbe stata la doppietta un anno esatto dopo l'ultima segnatura multipla, a Frosinone). Il quarto l'ha invece segnato Kolarov, raccogliendo una bella rifinitura di Perez servito proprio da Dzeko: ma il gol non ha commosso la Curva Sud che ha chiuso la serata dedicandogli il solito coro poco amichevole.