L'errore più grosso che la Roma potrebbe commettere stasera nell'approccio alla gara d'andata dei sedicesimi di finale dell'Europa League (calcio d'inizio ore 21) sarebbe quello di sottovalutare le potenzialità di questo Gent solo perché il nome non evoca squadroni di maggior prestigio. E se nel sorteggio di metà dicembre qualcuno ha esultato per l'accostamento, è bene che si ravveda. Questa è tutt'altro che un'avversaria docile perché è la seconda squadra belga, perché anche in Belgio è arrivata l'onda lunga dei tecnici innovativi capaci di giocare a due tocchi palla a terra e perché oltretutto il Gent ha un allenatore danese, Jess Thorup, che già da tempo esprime ottimo calcio (la sua affermazione nel Midtjylland nel 2018 lo ha fatto salire nel ranking dei direttori sportivi di tutta Europa e il Gent se l'è accalappiato) e ora ha rifinito un gruppo di grandissime potenzialità, a cominciare dal gioiellino canadese Jonathan David, classe 2000, nato a Brooklyn, New York, prelevato dall'Ottawa con due spicci e oggi giocatore di maggior talento dei "Bufali". In assenza di Yaremchuk, attaccante ucraino infortunato e molto spesso in passato accostato alla Roma, è proprio David il pericolo maggiore, a patto però di non trascurare neanche il trequartista Bezus (già sette gol in stagione), il corpulento attaccante Depoitre (a quota dodici, tornato in Belgio dopo lungo girovagare in Europa sta vivendo una seconda giovinezza), e soprattutto il centrocapista Odjidjia, veloce, muscolare e tecnico.

A centrocampo c'è infine anche Kums, già passato anche per la serie A (Udinese 2016-17), uno che a dicembre ha fatto un gol in campionato contro lo Standard Liegi con uno spaventoso destro all'incrocio dei pali. Solo David di gol ne ha segnati già 17, all'interno di una squadra che ne ha fatti finora 65 (13 Yaremchuk) in 32 partite ufficiali tra campionato e Europa League, dunque due a partita. Sono imbattuti dal 15 dicembre (tutto il contrario della Roma) e non hanno mai perso neanche nel girone di Europa League. Insomma sono forti, in forma e in piena fiducia. Dunque, occhio. 

Fonseca del resto lo sa benissimo, non avrebbe usato tante volte l'aggettivo «difficile» accostato all'avversario nella conferenza stampa di ieri. E allora conforta sapere che il tecnico conosce l'insidiosità dell'impegno, un po' perché non sempre in queste ultime partite sconcertanti della Roma si è avuta l'impressione che lo staff tecnico giallorosso avesse considerato appieno tutte le potenzialità degli avversari, un po' perché anche ieri il portoghese nel confronto con i giornalisti a Trigoria è apparso particolarmente "centrato", a prescindere dalle interpretazioni che poi si vogliono dare alle sue parole. Che restano semplici: «Nel calcio le pressioni ci sono ovunque, anche in Ucraina. Ma a Roma c'è troppa negatività». La discussione sull'ambiente resta sterile, ma alle parole di Fonseca bisognerebbe dare sempre l'importanza che meritano.

Ma tanto sarà così solo se da stasera ricomincerà a vincere, altrimenti la sua credibilità si attesterà sullo stesso livello raggiunta negli anni scorsi dai vari allenatori che lo hanno preceduto su questa panchina, da Luis Enrique e fino a Di Francesco, tutti ottimi allenatori e quasi sempre grandi uomini trattati alla stregua dei matti del villaggio.

Dunque c'è solo la vittoria tra gli obiettivi della serata, per non rendere ancora più complicata la trasferta della prossima settimana nella loro arena e per non disperdere ulteriori energie. Alla negatività, tanto per citare ancora l'allenatore, la Roma ha già concesso troppo. Il calendario prevede ora una serie di impegni non proibitivi e non sfugge a nessuno che l'eventuale vittoria in Europa League, oltre a garantire un'altra ventina di milioni di introiti, spedisce anche nella Champions del prossimo anno. E allora andiamo