È arrivato il suo momento. Dopo tre scampoli di partita e ottantasei minuti in campo, Carles Perez ha ricevuto l'investitura direttamente da Fonseca. «Posso dire che Perez giocherà con il Gent», la rivelazione dell'allenatore nel corso della consueta conferenza pre-gara della vigilia. A una prima lettura, lo score dello spagnolo in giallorosso non sarebbe fra i più invitanti - le sue tre presenze sono coincise con altrettante sconfitte consecutive della squadra - ma non sempre i numeri riescono a essere esaustivi. E per spiegare la scelta del tecnico nella formazione che questa sera ritroverà l'Europa League, bisognerebbe scorrere le immagini delle ultime settimane. Quelle più infauste della stagione. Durante le quali la Roma sembra aver perso ogni certezze in ogni reparto. A partite da un attacco diventato sempre più asfittico.

Se non ci pensa Dzeko, difficilmente la squadra sfodera altri giocatori in grado di trasformare in rete la manovra con continuità. Ogni tanto ci ha pensato Mkhitaryan, ma l'armeno è stato a lungo fermo per problemi fisici e non sembra ancora tornato al top della forma. Perotti è infallibile o quasi dal dischetto, ma i gol su azione non sono mai stati il suo punto forte. Gli stessi Kluivert e Ünder, più freschi dal punto di vista anagrafico, si sono rivelati fin troppo intermittenti nel rendimento. Non soltanto sotto porta. E se nella prima parte di stagione le armi offensive "extra-Dzeko" portavano i nomi di Kolarov e Zaniolo, ora il serbo non appare più titolare inamovibile (a Bergamo senza lui le punizioni dal limite non si sono trasformate in veri pericoli per Gollini); mentre l'appuntamento con il numero 22 è fissato direttamente per la prossima stagione dopo il grave infortunio. Ma gli strappi fatti di quell'incredibile mix di tecnica, forza fisica e velocità che garantiva Nicolò non può assicurarli più nessuno. Troppo differenti le caratteristiche degli altri trequartisti rimasti a disposizione. Eppure lo stesso Dzeko necessita di un'assistenza più produttiva da parte di chi giostra alle sue spalle.

Gli spunti mostrati da Perez quando è entrato in campo (sempre a risultato già compromesso) sono stati interessanti. E la sua evidente voglia di mettersi in mostra può restituire linfa a un attacco in affanno, cifre alla mano. D'altra parte la posizione occupata da Zaniolo fino all'infortunio è ancora vacante e lo sarà fino al termine della stagione. Per ora in quel ruolo si sono alternati Ünder e Kluivert (in passato anche Mhkitaryan), senza ottenere risultati eclatanti. Questa sera il numero 31 potrà sfruttare l'occasione che gli sarà concessa per scalare posizioni nelle gerarchie interne. Anche perché Fonseca predilige gli esterni a piede invertito rispetto alla fascia di competenza, e i mancini rimasti sono lui e Cengiz.

Peraltro i precedenti di Carles in campo internazionale sono più che incoraggianti. Nella Youth League stravinta nel 2018 dal Barcellona Under 19 con un ruolino di marcia di sole vittorie, l'attuale esterno romanista ha realizzato sette gol in nove partite (con una doppietta decisiva in semifinale). Ma anche fra i "grandi" si è fatto valere: la sua sola presenza europea nel calcio professionistico risale a poco più di due mesi fa, 10 dicembre scorso al Meazza, avversario l'Inter di Conte. I blaugrana optano per la linea verde a qualificazione già raggiunta e i giovani cresciuti alla Macia non tradiscono: segna proprio Perez, raddoppierà l'altro gioiellino di casa Barça Ansu Fati. Risultato: 2-1 per i catalani, una presenza, una vittoria - anche prestigiosa - e un gol in Champions per il neo-romanista. Che ora farà il suo esordio assoluto anche in Europa League.