Tutti contro tutti, al motto si salvi chi può. In sintesi: l'amministratore delegato Guido Fienga ha le settimane contate; il direttore sportivo Gianluca Petrachi sta già rifacendo le valigie; il vicepresidente Mauro Baldissoni è da tempo un ex; l'allenatore Paulo Fonseca retrocesso a sciocco del villaggio; i giocatori una manica di pippe da prendere a calci nel sedere; James Pallotta neppure a parlarne. È questo il quadro che viene dipinto di questa Roma sbandata che, per carità, ci ha messo anche del suo perché si arrivasse a una resa dei conti peraltro cominciata già da molto tempo. Il tutto, poi, peggiorato da una lunga fase di passaggio di consegne da una proprietà americana a un'altra a stelle e strisce (non manca molto), cosa che a noi che siamo un po' maligni, ci fa pensare che qualcuno voglia portarsi avanti con il lavoro nella convinzione di acquisire crediti con il nuovo che avanza.

Petrachi

A naso, crediamo sia una supposizione sbagliata, frutto di personaggi abituati dalla vita a dare una cosa a te perché poi te darai una cosa a me. Anche perché molti dei veleni che vengono riportati dalla stampa che ormai sembra una cooperativa, assomigliano molto di più ad auspici che a realtà. In particolare quelli relativi a Gianluca Petrachi. Intendiamoci: chi scrive non ha nessun rapporto particolare con il direttore sportivo della Roma con cui c'è stato giusto qualche scambio di poche e sintetiche telefonate, messaggi che si possono contare sulle dita di una mano (molti senza risposta), cene o aperitivi zero, e con questo vogliamo dire che non c'è nessun secondo fine che ci spinge a scrivere del ds giallorosso, se non quello di cercare di spiegare la nostra verità che peraltro non vogliamo imporre a nessuno.

Petrachi, storia di qualche giorno fa, si è presentato nella sala stampa di Trigoria puntando il dito nei confronti dei giornalisti. Lo ha fatto con termini non proprio oxfordiani, ma non è stato questo il problema. Che, invece, è stato quello di attaccare la stampa. Crediamo che anche i più disattenti, si siano accorti che subito dopo quel faccia a faccia a Trigoria, nei confronti del direttore sportivo giallorosso, è cominciata una campagna mediatica portata avanti in particolare dalla cooperativa.

Si può anche notare come tra i quotidiani più velenosi ci siano quelli di proprietà di Urbano Cairo (uno pure partner commerciale del club giallorosso), presidente del Torino ed ex datore di lavoro di Petrachi con un divorzio, consumato l'estate scorsa, che tutto è stato meno che una passeggiata di salute. In sostanza, secondo qualcuno, Petrachi starebbe già trattando la rescissione del contratto che lo lega alla società giallorossa ancora per due anni.

A noi tutto questo non risulta. E questo è supportato se non altro dal fatto che lo stipendio del ds giallorosso per i prossimi due anni, sommando le due annualità, supera i due milioni di euro netti e non si capisce perché mai Petrachi dovrebbe rinunciare a uno stipendio che ci piacerebbe regalare al mondo. Inoltre Petrachi che è un testardo salentino, di tutto ha voglia meno che di alzare bandiera bianca, convinto che il tempo gli darà ragione, non dimenticando come, fino a un paio di mesi fa, il suo mercato estivo era stato apprezzato da tutti o quasi. Tutto questo, comunque, non vuole dire che il prossimo anno Petrachi sarà ancora il direttore sportivo della Roma. È in arrivo una nuova proprietà che, sicuramente porterà alcuni uomini suoi nella società che sta per acquistare per un esborso economico vicino agli ottocento milioni di euro. Di sicuro, per esempio, a Roma prenderà la residenza il figlio, Ryan, di Dan Friedkin con un ruolo che sarà probabilmente quello di vicepresidente esecutivo.

Fonseca

E Fonseca? Al momento non ci sono segnali di sfiducia nei confronti del tecnico portoghese che continua ad avere il supporto della società, anche se nelle ultime partite non tutte le scelte del portoghese sono state capite. Se non succede l'apocalisse, Fonseca rimarrà regolarmente al suo posto, ci si augura anche per la prossima stagione. Così come l'amministratore delegato Guido Fienga che dovrà essere il traghettatore in questa delicata fase di passaggio di consegne da Pallotta a Friedkin. Chi continua a rimanere defilato è Mauro Baldissoni, il dirigente che sta seguendo da tempo in prima persona l'infinita vicenda dello stadio di Tor di Valle. L'avvocato romano è il primo a sapere che quando arriva una nuova proprietà, la conseguenza è un cambio di gran parte del management. È insomma preparato a farsi da parte. A meno che la nuova proprietà non gli chieda di rimanere per continuare a seguire la vicenda dello stadio. In questo caso Baldissoni molto probabilmente risponderebbe con un sì.