Quando eravamo tutti parrucchieri non tutti ricordano che fu Chiesa a purgarci alla fine, segnando una doppietta in quel 3-1 che lunedì 9 aprile 2001 fece rallentare la Roma nella corsa al tricolore. Stavolta al Franchi si gioca in un altro giorno anomalo, di venerdì, e il grande dubbio della vigilia per la Fiorentina era intorno a Chiesa, poi non convocato.

Si tratta ovviamente di Federico, il figlio di Enrico, però il pluricitato episodio dell'anno di grazia 2001 - quando si decise per motivi di ordine pubblico di spostare al lunedì alle 15 la gara in trasferta con la Fiorentina e nonostante le difficoltà quasi 5000 tifosi della Roma, dietro lo spiritoso striscione "Siamo tutti parrucchieri", si riversarono sull'Arno mentre in 30.000 affollarono l'Olimpico per vedere la partita sul maxischermo - non è tanto di buon auspicio alla vigilia dell'anticipo della diciassettesima giornata del girone d'andata, ultima sfida dell'anno per la Roma, ore 20,45.

Meglio pensare al passato remoto che a quello prossimo, del resto. A ripercorrere la doppia sfida di Firenze dello scorso anno si sta peggio e per fortuna sul Romanista lo abbiamo fatto già in questi giorni così non siamo obbligati a scriverne anche stavolta. Basta che i protagonisti che anche oggi saranno in campo e che il 30 gennaio di quest'anno si arresero in quella maniera vergognosa alla Fiorentina in Coppa Italia (ce ne sono almeno cinque che partiranno oggi dal primo minuto) ricordino che tipo di umiliazione è stata quella sera.

A rammentare invece l'altra vergogna, in campionato, con l'1-1 firmato Banti più che Veretout e Florenzi (gli autori dei due gol della serata, il primo su rigore, l'altro nel finale), possiamo anche pensarci noi, sperando che stasera Orsato (arbitro in campo) e Aureliano (al Var) si dimostrino all'altezza dell'evento. Per la Roma c'è infatti la formidabile occasione di chiudere in bellezza un anno, questo 2019, che era partito pieno di speranze e che proprio da quel 30 gennaio si è avvitato in un incubo senza fine, e che solo dopo l'arrivo di Fonseca è tornato sui binari della normalità, fin quasi a farci credere sin da subito in quei traguardi che a luglio ci sono sembrati così tanto distanti.

Motivi per ben sperare ce ne sono: intanto Veretout stasera gioca con noi, e lui con tutti gli altri giocatori così sinfonicamente inseriti dall'allenatore in un nuovo progetto tattico che appaga il senso estetico dei giochisti e quello pratico dei risultatisti. Poi la difesa ritrova Smalling e Mancini, perni di un reparto che è migliorato tanto da tornare a far parlare di sé nei termini positivi che alla Roma non eravamo più abituati a considerare.

E in attacco ci saranno ancora i principali protagonisti di questo autunno-inverno di calde speranze, con Zaniolo, Pellegrini e Dzeko. E c'è Fonseca ovviamente, con le sue parole della vigilia rassicuranti, col suo gioco offensivo, ma non più così esposto, con i suoi meccanismi di autotutela che tranquillizzano Pau Lopez e i tifosi più ansiosi. Paulo di quel 7-1 se ne frega, anzi, magari senza quel risultato lui non sarebbe qui.

Sulla panchina della Fiorentina quella sera c'era Pioli, che fece l'errore di considerare quella vittoria l'antipasto di chissà quale cammino trionfale. Poche settimane dopo fu mandato via anche lui e quella serata resta l'ultimo sussulto di gloria anche per Firenze, poi mortificata nelle aspettive accresciute proprio a causa di quella gara.

A sostituirlo è stato Vincenzo Montella, un vecchio amico per chi ha a cuore le sorti della Roma, uno dei protagonisti di quella marcia tricolore e con un brevissimo passato anche sulla panchina giallorossa. Dicono che se le cose per lui e per la sua squadra stasera dovessero andar male non mangerebbe il panettone. Lui ieri ci ha scherzato su. Quel che è certo è che se andasse male per lui, per la Roma si aprirebbero scenari eccitanti. Vince', siamo sicuri che capirai le nostre speranze...