Obiettivo tre punti per riprendere pieno possesso del proprio destino. È il giorno di Basaksehir-Roma, ultima chiamata per rimettere in piedi un discorso qualificazione messo a repentaglio anche da evidenti errori arbitrali. Saranno circa 700 i tifosi romanisti che, alle 18.55 italiane, prenderanno posto sugli spalti del Fatih Terim Stadium. Un numero positivo considerando i dati delle ultime trasferte europee e, in particolar modo, le elevate spese per voli e pernottamenti. Ad attenderli una città che vive di e per il calcio, con la squadra avversaria ultima a emergere in un panorama fino a pochi anni fa dominato dalle tre big (Galatasaray, Besiktas e Fenerbahce).

Si è parlato a lungo della scalata del Basaksehir, dai legami politici passando per i risultati sul campo e fino alla quasi totale assenza di un tifo, organizzato e non. Ne sono esempio i poco più di 5mila spettatori del match con il Borussia Mönchengladbach. Ai romanisti presenti, come sempre, il compito di spingere la squadra alla vittoria e dar vita ad uno spettacolo di tifo lontano dagli standard locali. Con oltre mille occhi la guarderanno, facendo nostro un passo di una poesia di Nazim Hikmet. La guarderanno come si guarda una cosa preziosa, spronandola a invertire la rotta di un destino che qualcuno ha provato a scrivere a colpi di mani scambiate per teste e tanto altro ancora.

Circa settecento cuori pronti a battere all'unisono nel nome di Roma, con il desiderio di far rientro nella Capitale con una vittoria esterna in campo europeo assente da troppo tempo. Molti sono già arrivati, altri invece raggiungeranno Istanbul nella giornata odierna per completare le fila romaniste. In base a quanto comunicato dalla Roma sul sito ufficiale, sarà previsto un meeting point presso Piazza Sultanahmet dalla quale partiranno gli shuttle bus che collegheranno i romanisti al settore dedicato. Un punto di ritrovo piuttosto distante rispetto all'impianto e dimora del Basaksehir, considerando la posizione centrale della suddetta piazza e quella a dir poco periferica dello stadio che sarà teatro della sfida.

Poco più di venticinque chilometri che saranno così coperti (andata e ritorno) dal servizio di navette gratuite. Sono proprio legate all'organizzazione e gestione dell'evento le maggiori preoccupazioni di chi, nelle scorse settimane, è venuto a conoscenza di alcuni episodi che hanno caratterizzato la trasferta in terra turca della tifoseria del Borussia Mönchengladbach. In primis l'impossibilità per i tifosi tedeschi di raggiungere lo stadio con mezzi propri e seguendo percorsi alternativi, costretti dalle autorità locali allo spostamento dal meeting point nonostante l'assenza di rischi legati al contatto con la tifoseria di casa. Per non parlare di un arrivo presso lo stadio a pochi istanti dal fischio d'inizio, con centinaia di sostenitori tedeschi che hanno preso posto sugli spalti in ritardo.

In secondo luogo una lunga serie di sequestri da parte della polizia di vessilli, bandiere e addirittura magliette recanti lo stemma cittadino a causa della presenza di una croce in onore di San Vito. «Gli eventi calcistici dovrebbero essere delle feste - l'accusa lanciata dal direttore sportivo Max Eberl - Ci lamenteremo con la Uefa per questa dittatura della polizia turca. I nostri tifosi sono stati maltrattati, è assurdo che possano decidere quale simbolo possa entrare o meno in base a motivi religiosi». Una polemica figlia di tematiche che dovrebbero quindi essere distanti e separate rispetto all'aspetto sportivo. Il desiderio dei circa 700 di Istanbul è soltanto uno: quello di poter tifare liberamente l'amata Roma, spingerla a superare gli ostacoli a colpi di cori e dimostrare quanto il peso del dodicesimo uomo sia fondamentale per raggiungere il successo. Ancora poche ore e sarà tempo di Basaksehir-Roma, per la gioia di quelli che senza Roma non sanno proprio stare.