Marco Bellinazzo, noto esperto di calcio e finanza, è intervenuto ai microfoni di Retesport per commentare il possibile ingresso nella Roma del Gruppo Friedkin (guidato dal magnate Dan Friedkin con un patrimonio stimato da 4,1 mld di euro). In mattinata questa indiscrezione ha fatto schizzare il valore del titolo quotato in Borsa della società, tanto da costringere le autorità del mercato azionario a sospendere il titolo stesso per eccesso di rialzo

Ecco le parole di Bellinazzo.

Quanto c'è di vero in queste indiscrezioni?
"Rispetto al passato, questo è un interesse concreto. È difficile dire in che modo avverrà l'ingresso del nuovo socio. Potrebbe essere sia un socio di minoranza sia di maggioranza, qualora ci fossero le condizioni giuste. La situazione dello Stadio della Roma ha cambiato un po' le cose, diciamo che Pallotta rispetto a un anno fa è un po' meno convinto di restare al timone. Il gruppo Pallotta aveva interesse nel rivalutare l'asset Roma, ma le vicende degli ultimi tempi stanno favorendo l'idea di una cessione".

Chi è Friedkin?
"Il gruppo Friedkin è più improntato ad attività commerciali. Non è un soggetto forte come Suning, ma si tratta di un investitore che ha le idee chiare sullo sviluppo di un'azienda legata al turismo. Roma sarebbe la piazza ideale per le sue attività. Non ha la forza di proporre sponsorizzazioni interne come Suning, ma darebbe maggior forza al gruppo Pallotta dal punto di vista immobiliare. Stando all'analisi dei dati. Non credo che Friedkin possa realizzare una "scalata" in tempi brevi".

Quanto è cresciuta la Roma negli ultimi anni?
"La Roma è cresciuta a livello di piattaforme digitali, ma non dal punto di vista immobiliare a causa delle difficoltà legate alla realizzazione dello stadio. È migliorata rispetto al passato, ma oggi non tiene il passo di Juventus e Inter. Se oggi entrasse nel club uno sceicco del Qatar cambierebbe poco, ci vorrebbe comunque tempo per progettare una crescita a livello economico e finanziario".

Sulle ultime vicende del calcio italiano
"Miccichè è rimasto vittima di guerre fratricide e dei ruoli collaterali che ricopre. La politica sportiva italiana continua a pensare agli appetiti personali più che a quelli collettivi".