Finalmente la luce in fondo al tunnel si intravede. Adesso Diego Perotti può tornare non soltanto a sperare, ma anche ad avvertire da vicino il profumo del campo di gioco, a riassaporarne il piacere di calcare l'erba. Forse già da domenica, quando è molto probabile che il suo nome riappaia nella lista dei convocati, anche se difficilmente farà parte della formazione titolare. In questa stagione l'attaccante argentino non ha ancora disputato un solo minuto in gare ufficiali.

Si è infortunato alla vigilia della prima giornata, dopo un'estate che in qualche modo lo aveva proiettato fra i possibili titolari della nuova formazione allestita da Fonseca. Protagonista indiscusso nel precampionato, sempre in campo nelle amichevoli. Poi un ko, quello di fine agosto, che gli ha impedito di affrontare il Genoa al debutto. Proprio la sua ex squadra, quella alla quale è forse legato anche uno dei suoi momenti più emozionanti da romanista, il gol all'ultimo respiro del 28 maggio 2017. Una data agli annali per l'ultima presenza ufficiale da calciatore di Francesco Totti. Ma la festa e il degno saluto al più grande di tutti hanno avuto la cornice più appropriata anche grazie alla prodezza del Monito, che ha regalato last minute la qualificazione alla Champions. E di quella coppa Diego è stato uno dei grandi protagonisti nella stagione successiva, con due reti nel Girone vinto contro ogni pronostico e una serie di prestazioni più che convincenti.

Proprio sul più bello però è cominciato il suo calvario, a cavallo fra quarti e semifinali. Una lunga sequenza di infortuni che non gli ha risparmiato nulla o quasi: da polpaccio e caviglia a bicipite femorale e coscia. Più di un anno e mezzo funestato dai guai fisici che hanno ridotto al lumicino le sue presenze: appena 970 i minuti disputati in campionato, che con i 351 accumulati in Champions arrivano a un totale di 1.201, equivalenti a poco più di tredici partite. In diciannove mesi e mezzo. Ovvero le briciole per un calciatore che ha ancora voglia di mettersi in gioco, ma soprattutto di giocare dopo la prolungata assenza dal campo. Ha ricominciato da poco a risentirlo suo, almeno con il surrogato da allenamento. Negli ultimi giorni a Trigoria è tornato a lavorare in gruppo, dopo circa due mesi trascorsi fra terapie e allenamenti individuali. Adesso punta Genova, la città che per prima lo ha ospitato in Italia, sia pure sulla sponda opposta a quella blucerchiata. Chissà che non sia proprio qualche vecchia suggestione da derby a stimolarlo, sempre che Fonseca decida di farlo entrare per uno scampolo di partita. L'ultima sua presenza è datata 26 maggio, anche in quell'occasione un lungo e struggente addio, di De Rossi. Anche allora celebrato da un suo gol. Ma ora si ricomincia.