Tutti a Boston. Anzi no. Perché stavolta, da lunedì scorso con un arrivo scaglionato, al confronto con il presidente James Pallotta, si sono presentati l'amministratore delegato Guido Fienga, il grande capo del commerciale Francesco Calvo e Manolo Zubiria che da quando è tornato a Trigoria ha un ruolo molto vicino a quello del direttore generale (magari in conference call anche Franco Baldini da Londra avrà fatto sentire la sua voce).

Sul tavolo degli incontri che si concluderanno nella giornata di oggi (Calvo ripartirà in direzione Milano dove domani sarà presente all'Assemblea di Lega), tre argomenti principali: 1) analisi dei primi mesi di questa nuova stagione; 2) sponsor per il futuro prossimo e più lontano; 3) settore giovanile. Il tutto partendo da un dato di fatto che è stato certificato dal bilancio che è stato reso pubblico recentemente. Bilancio che se uno se lo va a leggere, dice una cosa incontrovertibile: la Roma costa uno sproposito. Non tanto nei numeri che dicono 351,88 milioni nell'ultimo esercizio, quanto nel rapporto con il fatturato che ha detto circa 230 milioni (con gli ottavi di Champions League) a cui si devono aggiungere i quasi cento milioni di plusvalenze realizzati (questo dato dovrebbe far capire il perché dell'importanza di farle, altrimenti altro che paletti del fair play). Da qui si arriva al rosso di poco più di 24 milioni che è stato certificato.

Anche da questi numeri un po' tutti dovrebbero capire, pure chi fin qui non ha capito o voluto capire, come il progetto stadio sia fondamentale per il futuro della nostra Roma. Il fatto è che la società negli ultimi anni si è data una struttura importante e imponente. Vi diamo alcuni numeri: la società giallorossa ha 421 dipendenti. Suddivisi così: 55 calciatori contratttualizzati; 106 allenatori, 66 membri del personale tecnico, 175 impiegati, 15 dirigenti, 4 operai. Numeri che in qualche modo legittimano sentir parlare di azienda, anche se a noi è una parola che piace poco se riferita alla Roma. I costi non possono che essere una conseguenza di tutto questo. Per dire: 166 milioni costano calciatori e staff tecnico, 87 gli ammortamenti, una decina di milioni le tasse, 28 gli oneri finanziari, 55 i servizi più una serie di voci minori. Con questi numeri far quadrare il bilancio è tuttaltro che semplice. E anche di tutto questo stanno parlando a Boston.

Sponsor e settore giovanile

La Roma nella passata stagione ha incassato dai tre principali sponsor 18 milioni: 11 Qatar, 3 Hyundai, 4 Betway. Sono diventati 14 perché i quattro della società di scommesse che griffava i kit di allenamento, causa nuova legge, non ci sono più. La Roma sta lavorando per coprire il buco e allo stato attuale delle cose si può dire che il nome in pole è un Qatar bis. Ovvero con il main sponsor della maglia si sta discutendo sull'opportunità di estendere la collaborazione anche per allenamenti e prepartita (oltre al fatto che ci sia in piedi un discorso avviato per i naming rights dello stadio che sarà (sempre che lo facciano fare).

La società sta cercando uno sponsor anche per il centro di Trigoria e il terzo per la maglia che sarà posizionato sulla spalla sinistra. Questione settore giovanile: è in atto una profonda ristrutturazione, è stato licenziato Tarantino, De Sanctis ne è il responsabile amministrativo, Zubiria il dirigente che controlla tutto. C'è l'intenzione, squadra Primavera a parte, di affidarsi a un nuovo responsabile per tutte le altre squadre. E il nome che ovviamente sembra il favorito è quello di Bruno Conti che lo è stato negli anni passati con risultati che basta andare a contare il numero dei baby cresciuti a Trigoria (e di quello che hanno portato nelle casse giallorosse) e che ora giocano nel calcio professionistico.