A Firenze, quattro anni fa, a Nikola Kalinic sono bastate poche partite per essere ribattezzato "Il Condor". Merito dei nove gol nelle prime tredici partite in maglia viola, corredati da una tripletta a San Siro contro l'Inter. Nella seconda parte di stagione la media realizzativa si abbassa un po' (chiude la stagione con 42 presenze e 13 reti), ma il croato spicca anche per altre doti: la capacità di aiutare la squadra a salire, che lo porta spesso a fare a sportellate con l'intera difesa avversaria da unica punta nel 4-2-3-1 di Paulo Sousa.

A volerlo fortemente in Toscana è proprio il tecnico portoghese, che lo ha ammirato al Dnipro: il semi-sconosciuto club ucraino, nella stagione precedente, ha raggiunto la finale di Europa League anche grazie ai gol (5 in 17 partite) del lungagnone croato. Che ha colpito anche il Siviglia in finale, portando i suoi momentaneamente in vantaggio: gli andalusi però riescono a rimontare e a portare a casa la coppa vincendo 3-2. È in quel momento che Paulo Sousa si innamora di quel centravanti atipico, che unisce il fiuto del gol alla capacità di giocare di concerto con i compagni. Contribuisce alla manovra, si muove in continuazione e non disdegna di andare a finalizzare nel cuore dell'area. Più o meno quello che ogni allenatore vorrebbe dalla sua prima punta.

Gol e non solo

I 20 gol della stagione seguente (15 in Serie A e 5 in Europa League) gli valgono la chiamata del Milan, che lo preleva in prestito con obbligo di riscatto. I rossoneri, però, con Vincenzo Montella non decollano e il classe 1988 risente del rendimento generale: 41 presenze in totale, con 6 gol. La situazione finanziaria del Diavolo in estate richiede l'alleggerimento delle spese e la chiamata del "Cholo" Simeone convince Kalinic a mettersi alla prova nella Liga. Di mezzo ci sono i Mondiali in Russia, che la Croazia vive da protagonista raggiungendo la finale. Non Nikola però, che paga a caro prezzo il rifiuto di entrare in campo a partita in corso nella sfida della fase a gironi contro la Nigeria: l'intransigente Ct Zlatko Dalic lo rispedisce a casa, ma Kalinic risulta a tutti gli effetti come vice-campione del Mondo. Per ora il suo bilancio con i Vatreni è fermo da quel giorno a 42 partite e 15 gol. Del resto anche con le giovanili della nazionale croata aveva messo in mostra tutte le sue doti da rapace dell'area: tra Under 17, Under 19 e Under 21 vanta 31 reti in 38 gare. A dimostrazione del fatto che Nikola non segna poco - come qualcuno sostiene -, anzi: in totale, tenendo conto della carriera nelle squadre di club, l'attaccante vanta 143 gol in 401 presenze.

L'avventura in terra spagnola completa così il personale tour dell'attaccante nei tre principali campionati europei, perché nel biennio tra il 2009 e il 2011 ha militato nel Blacburn Rovers. Nonostante i 13 gol in 53 presenze, gli inglesi di fatto lo scaricano, permettendogli così di mettersi in mostra con la maglia del Dnipro. A Madrid festeggia subito la Supercoppa Uefa contro i rivali del Real, pur senza entrare in campo: chiuso dai vari Griezmann, Diego Costa e Morata, riesce comunque a totalizzare 24 gettoni (conditi da 4 reti).  La rivoluzione in casa dei Colchoneros lo ha costretto a guardare altrove: su di lui c'era anche la Fiorentina, che avrebbe voluto riportarlo in viola. Ma la chiamata dei giallorossi ha convinto subito Kalinic, che a Roma vuole rimettersi in gioco e tornare ad essere il "Condor" apprezzato nei suoi primi due anni italiani.