Partite così si gustano meglio quando si rivedono, al netto delle "scorie" emotive che a volte influenzano il giudizio ben oltre l'oggettività. E invece dopo Lazio-Roma bisognerebbe rivolgere un grande applauso a Inzaghi e Fonseca per le informazioni sofisticate che stanno trasmettendo alle rispettive squadre, col vantaggio per il laziale di aver cominciato il lavoro già da tre anni e quasi sempre con lo stesso gruppo-squadra, mentre Fonseca ha cominciato a lavorare appena 50 giori fa peraltro con l'handicap di non parlare ancora la lingua. Per capire la differenza, immaginate che tipo di difficoltà avrebbe avuto Inzaghi se avesse dovuto affrontare dopo neanche due mesi di lavoro lo Shakhtar Donetsk gestito per il quarto anno dal portoghese alla seconda giornata del campionato ucraino, allenando magari una squadra dello stesso valore ma decisamente rivoluzionata nella rosa. Fonseca ha dovuto affrontare un vero e proprio esame di maturità, ben sapendo che poi a formare il giudizio nella maggior parte dei casi sarebbe stato solo il risultato, non certo elementi magari più oggettivi come la gestione delle emozioni, il comportamento tattico, tecnico e mentale dei suoi giocatori, la profondità delle informazioni trasmesse, persino le dichiarazioni del post partita. Ecco perché alla fine si può dire che sia giusto promuoverlo senza indecisioni: il suo calcio ottimista merita di essere accompagnato con fiducia, sperando sia sempre libero da quei retropensieri che invece non abbandonano Inzaghi (ansioso nel post partita di richiamare ossessivamente l'attenzione sui meriti della sua squadra e pronto a sminuire quelli degli altri, come per l'episodio del rigore, a suo dire "cercato" scientificamente da Dzeko...).

I commentatori all'antica

In Italia del resto sei intelligente e bello solo quando vinci le partite. O se le pareggi per 0-0, come se fosse davvero quello il risultato perfetto. E invece non è così. Perché bisogna diffondere il pensiero che per vincere bisogna attaccare e per fortuna i tecnici e i dirigenti del nostro calcio l'hanno capito, mentre purtroppo molti commentatori sono rimasti all'età della pietra e del catenaccio. Lazio-Roma resta invece un inno al bel calcio, sia pur nella convinzione che i biancocelesti hanno fatto qualcosa di più per vincere la partita e che entrambe le fasi di non possesso hanno comunque bisogno di una ulteriore registrazione. Ma le due squadre hanno avuto il merito di provare a vincere fino all'ultimo secondo, nonostante il caldo soffocante e l'avvilente terrore di perdere che in passato ha reso queste sfide risse da saloon.

Le occasioni sprecate

Per andare poi all'oggettività dei dati con cui rivivere le fasi più importanti della partita, partiamo dall'alternanza delle occasioni da rete. Grafici forniti da Wyscout ad esempio sull'andamento degli expected goal (quel dato che di ogni conclusione stabilisce la percentuale di probabilità che possa finire in porta), rendono evidente come per la prima ora di gioco ci sia stato un sostanziale equilibrio mentre la grande differenza per il numero finale (2,56 a 1,27) è stata segnata nei venti minuti che hanno seguito il gol di Luis Alberto, quando la Roma ha perso un po' di lucidità e diversi palloni sulla propria trequarti, lasciando troppe occasioni invitanti agli avversari. Chiaro il cambio di stato d'animo sulla gara dopo il raggiungimento dell'1-1. La Lazio finché le forze l'hanno sorretta e confidando soprattutto sul valore tecnico dei suoi quattro tenori offensivi (le mezze ali Milinkovic e Luis Alberto, i due attaccanti Immobile e Correa) ha invece gestito benissimo queste transizioni. Cosa che per esempio non era riuscita ai romanisti nella parte iniziale del secondo tempo quando tre invitanti ripartenze si sono dissolte per la sventatezza della rifinitura: un sinistro alto di pochissimo di Zaniolo dopo pochi secondi della ripresa, un 4 contro 3 sprecato da Kluivert e illustrato nella grafica accanto, un assist sbagliato dallo stesso Zaniolo di esterno sinistro (la palla è stata svirgolata) con Kluivert pronto a mandarla in rete a porta vuota. Se una sola di queste azioni si fosse conclusa con un gol, forse staremmo parlando di un derby molto diverso.

Fonseca sa cambiare

Negli occhi (e nelle grafiche) resta comunque la differente impostazione tattica voluta da Fonseca per questo derby, probabilmente dopo l'opportuno consulto con il ds Petrachi, descritto molto preoccupato in settimana dalla prospettiva di perdere male la stracittadina, con l'inevitabile complicazione per il lavoro da svolgere nei giorni successivi. In fase di possesso, Fonseca ha chiesto a Cristante di abbassarsi a fianco dei centrali, con Zaniolo più vicino a Pellegrini con gli esterni non sempre altissimi e le tre punte vicine su una terza linea: una sorta di 343 assai differente dal 226 che si era visto con il Genoa. E in fase di non possesso, non ha alzato al massimo le pressioni, chiedendo ai suoi esterni alti il sacrificio di coprire le linee di passaggio verso i "quinti" di Inzaghi, per non costringere i terzini a uscire alti lasciando scoperti i centrali alle spalle. E lo schema assai utilizzato da Inzaghi con la palla lunga per Milinkovic magari schiacciato fin sui centrali avversari è riuscito solo in un'occasione, con l'assist magnifico poi sprecato da Immobile sul palo, mentre Fazio era uscito malamente sul serbo e Mancini non era stato pronto a seguire l'attaccante napoletano.

I meriti della Lazio

In non possesso la Lazio si trasformava rapidamente in un 442 con uno dei quinti basso accanto ai difensori e l'altro ad alzarsi sull'eventuale portatore esterno, con i tre centrocampisti pronti ad allinearsi. Così Inzaghi ha mantenuto sempre il suo equilibrio, in un gioco assai rodato che va in difficoltà solo con i possessi avversari molto veloci. E quando alla Roma questo giropalla rapido è riuscito sono fioccate anche le occasioni. Di contro Inzaghi aveva studiato anche la possibilità di attaccare il lato debole della Roma con tanti cambi di gioco e a fine partite si è lamentato che questo artificio sia stato usato poco nel primo tempo. Il possesso alla fine è stato equamente distribuito, a conferma del fatto che non c'è stata una squadra a sovrastare l'altra. Ma la Lazio ha saputo costruire più occasioni per la sua migliore preparazione generale, per la bravura dei suoi giocatori (anche negli uno contro uno) e confidando sulle migliori conoscenze specifiche. Scommettiamo che al ritorno sarà tutta un'altra partita?

Nel gioco delle pressioni, la Lazio ha dimostrato di saper mettere in difficoltà la Roma più di quanto non sia accaduto all'inverso 1 Come si vede nel primo fotogramma, Inzaghi non ha avuto paura di spingere i suoi a un 1 vs 1 estremo nelle pressioni più alte, inducendo Pau Lopez a sbagliare, com'è avvenuto in questo caso (ha cercato Florenzi alto a destra, ha pescato Correa) 2 E psicologicamente la Roma è andata in difficoltà tanto che a un certo punto il portiere spagnolo ha invitato i suoi a salire per il rinvio lungo nonostante in questo caso la pressione della Lazio fosse meno estrema (c'era un uomo in più dietro e uno meno, in questo caso Fazio, marcato davanti) 3 Qui è invece la Roma in pressione: non uno contro uno, ma controllo territoriale, secondo il 4231 4 Qui un rinvio immediato di Strakosha ha colto la linea romanista scomposta e si è creata un'occasione per loro, terminata con la parata di Lopez su Correa

Nel secondo tempo la Roma ha avuto tre ghiotte transizioni per raddoppiare e una per tornare in vantaggio, ma le ha sempre sprecate per errori di rifinitura. Come in questo 4 contro 3 5 La situazione sembra ghiotta: Kluivert porta il pallone mentre Zaniolo si appresta a tagliargli la strada con un sapiente movimento ad incrocio mentre Dzeko (a sinistra) e Ünder (a destra) accompagnano l'azione 6 Questo sarebbe il momento perfetto per servire Zaniolo e mandarlo in porta approfittando del cambio di postura di Acerbi, ma l'olandese non sa cogliere l'attimo 7 Questo è invece il momento in cui potrebbe servire Ünder che seppur con un uomo davanti e poggiando sul piede meno forte, il destro, potrebbe comunque garantire continuità allo sviluppo offensivo 8 Invece Kluivert preferisce tirare, facendosi rimpallare la conclusione proprio da Acerbi: quello che si dice un difensore esperto contro un attaccante immaturo