Come si cambia, anche senza volerlo, nel giro di pochi mesi. Al termine della stagione 2017-18, Cengiz Ünder è ormai uno dei punti fermi della Roma targata Di Francesco. Dopo un approccio non semplice al calcio italiano, da febbraio ha preso le misure ed è esploso. Diventando addirittura il protagonista del periodo nel quale la squadra era riuscita finalmente a uscire dalle sabbie mobili in cui si era impantanata. Fondamentale in campionato, micidiale arma in più nella splendida cavalcata di Champions, l'estate successiva diventa uno dei pezzi pregiati del mercato.

Ma il club punta ancora su di lui e anzi rilancia, affiancandogli un'altra freccia talentuosa e in attesa di sbocciare come Kluivert. Loro due sulle corsie esterne rappresentano le premesse di un doppio giovane supporto per Dzeko. Ma bastano poche settimane di campionato per intuire che i presupposti estivi sono stati più che aleatori: l'ex Ajax fatica a ingranare e il turco sembra la fotocopia sbiadita del sorprendente giocatore ammirato nella seconda parte della stagione precedente. Al debutto in casa del Torino peraltro si assiste alla prima di tante staffette fra i due. Ma se Justin è decisivo nel finale, Cengiz non incide sulle sorti del match. Per rifarsi (in parte) gli tocca attendere l'esordio casalingo con l'Atalanta, quando gli bastano pochi secondi per servire un assist che un colpo di tacco di Pastore trasforma in magia. Ma anche in questo caso si tratta di una doppia illusione che già il primo tempo degli uomini di Gasperini ribalta.

Per restituire un tocco di luce alla sua stella, Ünder deve attendere la partita contro il Frosinone, nella quale la Roma dopo un mese gioca finalmente in scioltezza, sia pure contro un avversario di scarsa consistenza tecnica. Il turco apre il match con una bordata delle sue da fuori, poi serve a El Shaarawy l'assist per il 3-0 che di fatto lo chiude in poco più di mezzora. Ma nel derby finisce in panchina, a Empoli un suo fallo di mano causa un inopinato rigore per i padroni di casa (poi fallito) e con la Spal svanisce col resto della squadra. È ancora il San Paolo - dove l'anno prima era stato mattatore - a ridargli spolvero: la sua giocata sulla destra è di nuovo per il Faraone, che ringrazia e tiene la Roma in vantaggio nella tana di Ancelotti fin quasi al 90'. I bagliori turchi però si accendono soltanto a intermittenza, toccando il culmine del fulgore a dicembre, con il gol all'Inter, gli assist contro Genoa e Sassuolo e l'en plein nell'ultima dell'anno solare, al Tardini.

A Parma Cengiz sembra tornato quello della stagione precedente: accelerazioni, dribbling, passaggio vincente per Cristante e rete personale. Poi però il 2019 comincia nel modo più traumatico. All'Olimpico c'è il Torino e basta uno scatto a partita appena cominciata per metterlo fuori combattimento: il muscolo tira, lui si ferma all'improvviso, la gestualità è eloquente. Ennesima vittima della maledetta stagione, anche dal punto di vista degli infortuni, in particolar modo quelli muscolari. Lo stop è lungo, passano oltre due mesi per rivederlo in campo, direttamente con Ranieri, che nel frattempo ha rilevato Di Francesco sulla panchina giallorossa.

Pochi minuti in campo con Napoli, Fiorentina e Udinese, soltanto panchina a Genova contro la Samp, rientra da titolare nella sfida di San Siro all'Inter, ma la sua presenza dura un tempo, poi viene sostituito da Zaniolo che pure non attraversa il suo miglior periodo. Poi - tranne che col Sassuolo - solo scampoli di gara, nei quali riesce comunque ad essere determinante con passaggi-gol. Ma la sua stagione resta deficitaria, con una media voto di appena 5,78.