Un filino di presunzione non è solo utile per fare il calciatore, è persino necessaria: Nicolò Zaniolo, che non ha tremato facendo l'esordio in prima squadra dal primo minuto al Santiago Bernabeu, andando anche a dribblare uno come Gareth Bale, quel filo ce l'ha. Tanto che la prima gran bella prova con la maglia della Roma, quella in cui è passato da giovane di indiscusso talento a giocatore già pronto a fare la sua parte già da questa stagione, pur avendo solamente 19 anni, l'ha fatta a dicembre contro l'Inter, la sua ex squadra, la seconda a non credere fino in fondo nel suo potenziale, dopo la Fiorentina, che lo aveva scartato nel delicato passaggio tra Allievi Nazionali e Primavera.

Proprio Fiorentina e Inter sono state le due squadre con cui ha giocato le prime due da titolare in serie A: dopo la gara con i nerazzurri ne ha fatte altre dieci consecutive dal primo minuto, il totale è arrivato a 18. E l'impressione che ha dato finora è che, come tanti talenti naturali - Cassano su tutti, ma anche Vucinic - sia più facile vedergli tirare fuori la grande prestazione contro un grande avversario che nelle gare facili. D'altronde nella partita più importante del campionato, l'andata degli ottavi di finale con il Porto, la Roma ha fatto due gol, e portavano entrambi la sua firma: ha usato prima il destro, che non è certo il suo piede, poi il sinistro, per infilare, tra 30' e 37' della ripresa un veterano della Champions League come Iker Casillas.

Un rimpallo ha regalato allo spagnolo Adrian Lopez il gol del 2-1 che ha rovinato la serata a tutti i romanisti. Al ritorno il Porto ha replicato il risultato dell'andata, trovato un rigore nei supplementari, e una terna arbitrale che ne ha negato un altro (sacrosanto) alla Roma, e sono finite sia la corsa Champions dei giallorossi che l'esperienza sulla panchina di Eusebio Di Francesco. Con Ranieri Zaniolo ha giocato tutte e 8 le partite in cui era a disposizione (con il Cagliari era squalificato: in diffida dall'8 febbraio, ha preso il quinto giallo su Joao Mario, nel finale della gara di San Siro), ma tre volte è partito dalla panchina, contro Spal, Napoli e Inter. E delle cinque partite dal primo minuto, solamente le prime due, Empoli e Fiorentina, le ha giocate nel ruolo in cui si è affacciato in serie A, trequartista nel 4-2-3-1, sfruttando l'infortunio muscolare rimediato a Udine da Lorenzo Pellegrini, e i mesi passati in infermeria da Javier Pastore.

Per settimane sul lettino c'era pure Cenzig Ünder, che dopo aver saltato 10 partite nel 2019, ha fatto un primo tempo e tre (non memorabili) spezzoni da quando è tornato convocabile. Al suo posto, in tre delle cinque partite giocate da titolare con Ranieri, è stato schierato Zaniolo. Che oltre che da trequarista ha giocato molto spesso da interno sinistro, ma non è mai stato un'ala destra, e in quel ruolo, che pure gli consente di strappare verso la porta, e calciare col mancino, non riesce a esprimersi al meglio. Tenendo conto che ormai gli avversari stanno imparando a temerlo, e gli allenatori cercando soluzioni tattiche per limitarlo, lo Zaniolo di primavera è meno sfavillante di quello che teneva in piedi la baracca nei mesi invernali. «Lui è un generoso: non è che al primo anno possa avere sempre quella facilità di corsa, ma la sua forza interiore e il suo fisico lo aiutano molto», aveva detto di lui Claudio Ranieri nella conferenza stampa pre Genoa-Roma, parole che sembravano lasciar presagire una possibile esclusione dall'undici titolare. Ma poi, contro la squadra con cui ha tirato qualche primo calcio quando aveva 7 anni, e papà Igor giocava in rossoblù (stagione 2005-06, in C1), Nicolò è partito nuovamente dall'inizio.

Tra Entella e Inter

Difficile dire oggi se Zaniolo giocherà titolare contro la Juventus: se ci sarà un trequartista, sarà Lorenzo Pellegrini, e il talento arrivato dall'Inter nell'affare Nainggolan si giocherà nuovamente il posto di ala destra con Ünder. A meno che con il ritorno di De Rossi Ranieri non riproponga 4-3-3 o 4-4-2, caso nel quale Nicolò si troverebbe in corsa per un posto sulla linea mediana. Di certo, per lui, quella con la Juventus non potrà essere una partita come le altre. Perché, al di là delle simpatie giovanili, Zaniolo alla Juve piace. Non da oggi, ma da quando esplose, nella Virtus Entella, che lo aveva preso a costo zero dalle giovanili di una distratta Fiorentina per inserirlo nella rosa della Primavera: in pochi mesi divenne la stella della squadra, arrivando a giocare 7 spezzoni in serie B, a 17 anni. Quell'Entella giocò una clamorosa finale di Coppa Italia Primavera, perdendola all'Olimpico con la Roma, che provò a prenderlo: la Juventus superò l'offerta dei giallorossi, la trattativa sembrava destinata a chiudersi, ma arrivò il rilancio dell'Inter, che si portò a casa il ragazzo, mandandolo, pochi giorni dopo il 18esimo compleanno, a fare il ritiro precampionato con la prima squadra di Spalletti, che a fine estate lo dirottò alla Primavera, facendo felice Stefano Vecchi.

Con il tecnico che aveva sostituito De Boer e Pioli in prima squadra (e che ritiene che il futuro del romanista sia sulla linea mediana, e non a trequarti) Zaniolo aveva la media esatta di un gol ogni due partite: 28 apparizioni e 14 centri, l'ultimo con un colpo di testa su azione d'angolo, nella semifinale di uno scudetto poi vinto, Inter-Juventus 1-0 a Sassuolo. Il suo ultimo gol con l'Inter, il suo ultimo in Primavera. Sembra passata una vita, era il 6 giugno scorso. Undici mesi che la cambiano, una vita.

Tanti corteggiatori

Ora che non è più un promettente 18enne di una squadra di B che non vedeva l'ora di monetizzarne la cessione (e che costa 50 volte tanto) la Juventus continua a seguirlo. E i tifosi sarebbero entusiasti di averlo: qualche giorno fa alcuni di loro lo hanno incontrato in una discoteca di Sarzana, a venti chilometri da La Spezia, dove vive il padre, lo hanno invitato nella loro squadra, e hanno raccontato di una risposta possibilista («Alla Roma sto benissimo, ma chi non ci andrebbe alla Juve? Poi però decide la Roma»), smentita con grande decisione da mamma Francesca, che invitava tutti a lasciare in pace il ragazzo. In attesa che lo faccia anche la stampa (che comunque, a parte l'ovvietà, ovvero non inventare le notizie, non è tenuta a farlo) ci sta pensando la Roma.

Che non ha alcuna intenzione di venderlo, anzi è da tempo in trattativa con il suo agente, Claudio Vigorelli, per rinnovare il contratto, moltiplicando il suo ingaggio, ancora su cifre da giovane talento, fino a fargli guadagnare una cifra che dovrebbe sfiorare i due milioni netti l'anno (più bonus). Trattativa che non si è ancora conclusa perché la Roma vuole anche allungare di un anno la scadenza, portandola dal 2023 al 2024, e per farlo bisognerà far decorrere gli effetti dal primo luglio, ovvero il primo giorno della stagione 2019-20.

La firma arriverà: è solo questione di tempo, ma qualcosa sulle cifre può ancora ballare. E si sa come vanno queste cose: una gran prestazione contro la squadra che continua a far sapere al mondo di seguirlo e apprezzarlo, qualche spiccio in più può valerlo. E la Roma sarebbe ben felice di garantirglielo, specialmente se dovesse servire a riagguantare quella zona Champions che il genoano Romero (lui sì, destinato alla Juve...) ha allontanato domenica scorsa