Ricordate Jeremy Menez? Il diamante grezzo lo definì Claudio Ranieri nella sua prima esperienza sulla panchina della Roma. Rimase grezzo. Speriamo non succeda la stessa cosa con Patrick Schick. Che, ieri, il nuovo tecnico giallorosso ha ricoperto di elogi, anticipando pure che dopo che Dzeko avrà scontato la squalifica, è intenzionato a metterli in campo, «perché devono giocare insieme». Nell'attesa oggi tocca al ceco, due anni a Roma senza mai, o quasi, aver fatto pensare che i quarantadue milioni spesi per il suo cartellino, fossero stati la cosa giusta.

È l'ennesima occasione per questo ragazzo che ha tutto per stupire, come è riuscito a fare nella sua prima stagione italiana con la maglia della Sampdoria, roba che l'aveva acquistato la Juventus con tanto di visite mediche che, poi, furono all'origine della marcia indietro del club bianconero. Oggi si può dire che i dirigenti sabaudi ci videro lungo, ma la storia non è finita. Può ricominciare stasera per Schick che andrà in campo nel ruolo che preferisce, quello di centravanti, con l'obbligo di mettersi sulle spalle una Roma che definire malata è un esercizio di ottimismo.
Molte volte, in questi due anni, abbiamo parlato e scritto dell'occasione per Schick. Il ragazzo che si è affidato a un mental coach per ritrovare se stesso, non ha quasi mai risposto presente, anche se, qua e là, qualche lampo del suo talento ce lo ha fatto vedere. Ora non è più tempo di lampi, servirà lo Schick vero per andare oltre questo periodo tempestoso che sta vivendo la Roma.

Deve rispondere presente, in ogni caso, al di là del modulo che sceglierà Ranieri per la sua prima seconda volta, sia se sarà l'unica punta, sia se dovesse avere al fianco un altro attaccante (in questo caso El Shaarawy). Nei ventiquattro minuti che ha giocato a Oporto è sembrato uno Schick vivo, con la voglia giusta, lo stesso Ranieri ieri in conferenza stampa lo ha ribadito con grande convinzione. Ecco, serve quello Schick alla Roma che stasera, anche se l'avversario si chiama Empoli, è chiamata a scalare la montagne delle sue paure, figlie legittime di risultati che in questa stagione non sono mai stati all'altezza di una squadra che neppure un anno fa si giocava una semifinale di Champions League.

Nel secondo anno difrancescano, il ceco ha avuto più opportunità rispetto alla sua stagione d'esordio con la maglia giallorossa, frenato anche da una serie di infortuni, ma soprattutto dall'imprescindibilità di Dzeko. In questa annata ha messo insieme un minutaggio più importante, anche se ancora una volta gli infortuni ci hanno messo lo zampino (del resto l'infermeria della Roma negli ultimi dieci mesi ha quasi sempre fatto registrare il tutto esaurito). Ha giocato, tutto compreso, 1297 minuti, sommando gli 891 in campionato, i 226 in Champions e i 180 in coppa Italia, diciassette presenze in campionato, due in coppa Italia, sei in Europa. Numeri che non sono certo quelli di un titolare, ma che testimoniano come Di Francesco abbia comunque provato a coinvolgerlo nel suo progetto.

Ora si riparte, c'è un progetto che durerà dodici partite, fondamentali per poter inseguire la sesta qualificazione consecutiva in Champions (una, come ricorderete, abortì subito nel preliminare contro un Porto che ci sta sempre più antipatico), unico traguardo che in qualche modo può rendere meno amara una stagione fin qui tuttaltro che positiva. Ed è anche per questo che Schick stasera ha l'ennesima occasione per cominciare, veramente, la sua storia romanista. Finora ha segnato due gol in campionato (Sampdoria e Sassuolo) e altri due in coppa Italia (ovviamente entrambi all'Entella). Sono numeri che non possono soddifare nessuno. C'è bisogno dello Schick che ci ha descritto Ranieri, quello con la voglia di fare male, di mettersi a disposizione della squadra, soprattutto di fare gol. E poi ci sarà tempo per vedere se l'accoppiata con Dzeko potrà avere un futuro.