Sono diventati intoccabili. Edin Dzeko e Stephan El Shaarawy, per caratteristiche e per affidabilità, rappresentano in questa stagione due certezze per Eusebio Di Francesco. Ovviamente al netto degli infortuni, neanche banali, che li hanno tenuti distanti dai campi per un bel po'. E contemporaneamente. Nel momento, tra l'altro, di maggiore crisi della squadra della Capitale, che proprio in quel periodo - tra la rimonta di Cagliari, la figuraccia di Plzen e il Genoa in casa - è stato messo seriamente in discussione. Il bosniaco è stato assente dal 27 novembre scorso, quando la Roma affrontò il Real Madrid in casa nel girone di Champions, fino alla gara di Torino con la Juve, dove entrò negli ultimi dieci minuti. Un totale di cinque partite senza scendere in campo per un problema muscolare. Il Faraone è stato assente venti giorni, dal 2 dicembre fino alla partita dopo la trasferta all'Allianz Stadium con la Juventus.

Da quando sono rientrati hanno ripreso il trend che avevano solamente interrotto: Dzeko ha fornito ottime prestazioni mettendosi al servizio della squadra ma segnando "poco" per i suoi standard. «Al di là dei gol sono contento di quello che sta facendo per la squadra. La sua condizione è cresciuta tanto, se segna poi sono felice. Mi piace la sua partecipazione e l'essere felice a fine gara anche se non fa gol e la squadra vince», questo ha detto del numero 9 l'allenatore ieri in conferenza.
El Shaarawy invece ha giocato bene e segnato, restituendo finalmente la tanto famigerata continuità di rendimento. «Tutto bene, grazie», ha risposto con un sorriso Di Francesco alla domanda di un giornalista a Trigoria sulle condizioni di Stephan. «Sta bene. È importante come tanti altri, non può giocare da solo ma di squadra. La cosa che sta facendo meglio adesso è mettersi a disposizione dei compagni. Ha alzato la qualità e ha più continuità di rendimento durante le partite. Ma deve continuare nelle fasi di miglioramento».

Il derby e il gol

Adesso è l'ora del derby. Edin Dzeko e Stephan El Shaarawy hanno segnato "poco" nella stracittadina. Il Faraone ritrova la Lazio, la squadra che in Serie A ha incontrato più di tutte (11 volte), ma alla quale è riuscito a segnare un solo gol con la maglia della Roma (un altro l'ha realizzato con la maglia del Milan), quello del 3 aprile 2016, di testa, nell'1-4 alla Lazio di Pioli. Due le reti del bosniaco, invece, entrambe nel 2016 e nei suoi primi due derby (uno su rigore nell'andata e il secondo su un tap-in dopo un palo di Perotti nel ritorno). Troppo tempo. Tra l'altro all'Olimpico Dzeko ha il curioso record negativo, per le partite in casa, di non aver ancora segnato in campionato. Ma parliamo, lo ripetiamo, di partite in casa e questa sera si gioca in trasferta. «È casuale questo dato - ha commentato il tecnico - considerando che in Champions i gol all'Olimpico li ha fatti». E allora, fatti i debiti scongiuri del caso, per l'ottavo marcatore della storia della Roma è il momento giusto per sbloccarsi in Serie A nel suo stadio, in questa trasferta che lo è meno delle altre, anzi.
Quanto all'italo-egiziano, che grazie alle sue prestazioni nella squadra giallorossa ha ritrovato anche la maglia azzurra (per uno stage), questo derby potrà rappresentare un'ulteriore spinta in una stagione in cui tra gol, finezze e tanta quantità sulla fascia, preferibilmente quella sinistra, sta definitivamente maturando. Anche per questo, incrementare il suo personale bottino nei derby della Capitale, è un obiettivo da non lasciarsi sfuggire. Non solo, Edin e Stephan hanno un'altra cosa in comune: un contratto in scadenza nel 2020 - quindi un potenziale pericolo - e a Roma stanno trovando entrambi la propria dimensione. Sono due profili diversi e al di là delle voci che si sussurrano in giro, a tempo debito (e non con gli obiettivi stagionali in ballo) se ne parlerà.
Edin Dzeko, intanto, ieri sui social network ha festeggiato il suo Paese, di cui in questi giorni ricorre l'anniversario dell'indipendenza (la Bosnia Erzegovina, riconosciuta ufficialmente il 3 marzo del 1992 attraverso il doppio referendum del 29 febbraio e del 1 marzo dello stesso anno): «La Bosnia Erzegovina non è perfetta, ma è il più bel paese del mondo. Sono orgoglioso di essere bosniaco», le parole dell'attaccante giallorosso in un post sui suoi profili ufficiali.