le dichiarazioni

Gravina: "Ripescaggio? A parlarne si diventa poco credibili"

Poi in risposta alle polemiche: "Pensate che la soluzione fossero le dimissioni mie e di Mancini? Io amo affrontare i problemi e me ne assumo le responsabilità"

Gabriele Gravina, attuale presidente della FIGC. (Getty Images)

Gabriele Gravina, attuale presidente della FIGC. (Getty Images)

La Redazione
04 Giugno 2022 - 12:27

Gabriele Gravina, attuale presidente della FIGC, ha rilasciato delle dichiarazioni al Corriere della Sera in merito alla possibilità di un eventuale ripescaggio ai mondiali  e al futuro della Nazionale e del calcio italiano. Ha anche risposto alle polemiche legate alle mancate dimissioni e sui giocatori che hanno deciso di lasciare il ritiro. Queste le parole del presidente.

Sul ripescaggio.
"Se parliamo del ripescaggio diventiamo poco credibili, il calcio ha vincitori e sconfitti, l'Italia non si è qualificata e non parteciperà al campionato del mondo, se poi bisogna modificare le norme ci lavoreremo in seguito, ma non possiamo continuare a dire delle cose che ci mettono nelle condizioni di farci prendere in giro"

Sulle dimissioni.
"Pensate davvero che la soluzione fossero le dimissioni mie e di Mancini? Il mio senso di responsabilità non è legato alla poltrona, io amo affrontare i problemi, me ne assumo le responsabilità"

Sull'Italia degli ultimi mesi e sul suo futuro.
"Abbiamo sempre detto la verità agli italiani, e continueremo a dirla anche se a volte può essere scomoda, la nostra Nazionale soffre, abbiamo perso giocatori importanti, siamo una squadra normale, che ha vinto un Europeo, ma che poi è tornata normale. Per il futuro mi aspetto una reazione d'orgoglio, bisogna continuare a lavorare e portare avanti il nostro progetto con convinzione"

Sullo sviluppo dei giovani e la Serie A.
"Non possiamo pensare di avere ragazzi di valore e poi non dare la possibilità ai ragazzi stessi di sviluppare questo talento e trasformarli in campioni. Purtroppo non siamo credibili quando da un lato pretendiamo la qualificazione al Mondiale e dall'altro arrivano richieste ufficiali per portare gli extra comunitari da due a otto-dieci o addirittura di liberarli, invece di affrontare temi di interesse generale e mettere sotto controllo i costi, diventa tema centrale da sei-sette mesi l'indice di liquidità a 0,5 del quale mi vergogno. La Germania, che affrontiamo stasera, ce lo ha a 1. L'unica sponda che ho trovato, e per questo ringrazio la Lega di A, è mettere a disposizione i giovani talenti dall'Under 16 all'Under 21 per creare stage periodici. Ma credo non sia sufficiente. La Federcalcio da sola non può trovare le soluzioni. Bisogna lavorare per gli interessi comuni".

Sulla Nazionale e sui giocatori che hanno deciso di rinunciare.
"Diciamo sempre la verità anche quando è scomoda. Siamo una squadra normale che all'Europeo è diventata speciale. Ora è un momento difficile, soffriamo per gli infortuni, la stanchezza, limiti di età. E qualcuno, qualche sera fa, ha rinunciato. Cominciamo a percepire una sorta di distacco, credo per una sorta di contaminazione esterna. C'è chi preme per tutelare il proprio interesse economico, è nel dna delle società di calcio, qualcun altro lo fa per forme di rancore. L'attaccamento alla maglia comincia a sfumare. Nessuno è costretto a vivere l'orgoglio della maglia azzurra, noi andremo avanti lo stesso".

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