La margherita armena è diversa. Perché fa valere la tabellina del tre. Gioca? Va in panchina? Non gioca? A Trigoria la stanno sfogliando da quando, dodicesimo del secondo tempo della gara d'andata a Leicester, Mkhitaryan alzò il braccio, si sdraiò a terra e chiese il cambio.

Si capì subito che il problema accusato dal giocatore era di natura muscolare. Gli esami strumentali lo confermarono un paio di giorni dopo quel ventotto aprile in cui la Roma pareggiò sul campo del Leicester la gara d'andata della semifinale di Conference League. Lesione al flessore della coscia destra la diagnosi. Senza però fare riferimento al grado della lesione, cioè se di primo (contrattura), secondo (stiramento) o terzo (strappo). Fosse stata di terzo non staremmo qui neppure a sfogliare la margherita, lo facciamo, invece, perché nel comunicato con cui la Roma ufficializzò l'infortunio, si parlò di un recupero valutabile tra le tre e le quattro settimane.

Era il ventotto aprile il giorno dello stop, mercoledì prossimo a Tirana sarà il venticinque maggio, esattamente quattro settimane dopo. Insomma, i tempi potrebbero essere rispettati. Ma le voci di dentro a Trigoria (suggerite?), negli ultimi giorni hanno fatto sapere che il recupero dell'armeno per la sfida contro il Feyenoord, è tutto ancora da certificare. Mourinho e il suo staff da settimane stanno lavorando forte sul recupero del giocatore che, pure sabato scorso, nel giorno di riposo concesso dal tecnico dopo la vittoria con il Torino, si è presentato a Trigoria per sottoporsi alle terapie e fare il lavoro personalizzato, palestra e piscina, che sta seguendo dal giorno dopo il ko a Leicester. I miglioramenti ci sono stati, in questi ultimi giorni prima dell'appuntamento di Tirana, l'armeno sosterrà anche la prova del campo, provando a capire gli eventuali margini di rischio in un eventuale utilizzo contro il Feyenoord.

Oggi come oggi, l'ipotesi più plausibile è quello di un armeno destinato a sedersi in panchina per poi essere utilizzato nel corso della partita. In questo caso, Mourinho dovrà scegliere il suo sostituto. Sarà un ballottaggio tra Sergio Oliveira e Veretout, con il portoghese al momento favorito, anche se il francese, dopo la buona prova contro il Torino ha riproposto la sua candidatura per la finale. Questa è la situazione.

A meno che Mourinho, straordinario uomo di comunicazione, non stia rispolverando la pretattica che fu, dicendo al mondo che non sa se potrà utilizzare l'armeno che considera un giocatore fondamentale per le fortune della Roma, avendo come obiettivo quello di non concedere nessun tipo di vantaggio all'allenatore avversario. La verità la conosceremo mercoledì sera all'annuncio della formazione.