Occhio a questo Milan. Ad oggi quella rossonera è forse la squadra meglio costruita di tutta la serie A proprio perché figlia di una programmazione condivisa ad ogni livello grazie ad una armonia societaria peraltro raggiunta solo dopo un esplosivo confronto. Roba di preCovid, la Lombardia cercava il paziente zero, a Milano c'era chi, in barba all'autorità di Maldini, meditava la sostituzione di Pioli con Rangnick . L'ex capitano rossonero si impose ed ebbe carta bianca. Pioli si confermò da solo, a suon di risultati, l'ipotesi Rangnick (oggi consulente del Lokomotiv Mosca) fu abbandonata, da allora il Milan ha preso a volare e non si è mai più fermato. All'ombra di Maldini lavora Ricky Massara, uno dei direttori sportivi più competenti del nostro calcio, purtroppo sfuggito alla Roma nei non rari in questi anni momenti delle decisioni di facciata. Questo Milan costellato da talenti di purissimo lignaggio è stato costruito proprio da Maldini e Massara senza spese folli, anzi migliorando i conti e cercando sempre obiettivi sostenibili, veri e propri capolavori di buona programmazione. Con qualche incidente di percorso, è vero, come quando è sfuggito a costo zero Donnarumma, in ogni caso sacrificato sull'altare delle spese da contenere. Maldini ha tenuto il punto, mantenendo sempre il suo profilo dignitoso e competente, in una parola: serio.

Occhio a questo Milan, la sua candidatura lo scudetto non è più campata per aria come poteva sembrare un paio d'anni fa. Con il meticoloso lavoro di Pioli e del suo staff è stato persino alleggerito il peso dell'incidenza di un gigante come Ibrahimovic, vecchio pupillo di Mourinho, oggi a quanto pare destinato a scendere in campo. Lo svedese "tradì" il portoghese nell'anno sbagliato, in una vicenda in cui si consolidarono i miti sulla straordinaria lungimiranza di Mourinho e sull'altrettanto straordinaria incapacità di Ibrahimovic di raggiungere obiettivi internazionali: lasciò l'Inter per andare al Barcellona, convinto di poter finalmente colmare il complesso della Champions League, proprio nell'anno in cui l'Inter realizzò il triplete. Iconica, a riguardo, l'immagine di Guardiola che nel confronto di semifinale con l'Inter al Camp Nou impartisce le sue indicazioni allo svedese al momento dell'ingresso in campo mentre Mourinho si avvicina da dietro e gli sussurra, facendosi sentire da Ibra: «Guarda che non è ancora finita». Non era finita.

Occhio a questo Milan, ma se c'è un esorcista per il diavolo questo può essere proprio Mourinho sia per ciò che ha rappresentato per i tifosi rossoneri nei trionfali anni nerazzurri, sia per la sua capacità di affrontare certe battaglie senza mai evidenziare fragilità. Si sarà divertito, in questi giorni, a preparare la partita. Lo ha fatto capire anche nella conferenza stampa di ieri. Sette i suoi precedenti contro il Milan: quattro vittorie, un pareggio, due sconfitte. Contro di loro perse anche una finale di Supercoppa alla guida del Porto. Nessun precedente, invece, tra il portoghese e Pioli. Quando José guidava l'Inter, l'attuale tecnico del Milan allenava in serie B, maturando esperienze con Piacenza e Sassuolo. Il bilancio delle sfide invece tra Roma e Milan è fortemente a favore dei rossoneri. Migliora un po' la situazione delle sfide casalinghe, anche se il Milan è l'unica squadra di serie A che vanta più vittorie (29) che sconfitte (26) in trasferta a Roma (con tre vittorie si rimetterebbe a posto il dato). Non vincendo oggi per la Roma si perpetuerebbe poi l'incubo del rendimento negativo contro le altre big di A. Limitando il conteggio alle prime sei del campionato, nelle ultime 27 partite i giallorossi hanno vinto solo 4 volte, 9 i pareggi, addirittura 14 le sconfitte. Quest'anno in tre confronti, pur non demeritando mai, la Roma ha ottenuto un solo punto, col Napoli. Ko con Lazio e Juventus in trasferta. E che diavolo...