Dicono che il portafoglio gonfio ammortizzi ogni scossa provocata dai sommovimenti che derivano da una qualsiasi partita finita male, figuriamoci da un derby che pareva un trampolino di lancio verso la gloria e invece ha fatto saltare la Roma dentro una piscina vuota. Restiamo convinti che si potrebbe comunque ridurre il fastidio provocato dagli inutili rumori della montagna chiassosa che ti investe dopo un evento così senza dover per forza misurare il prezzo da pagare con il conto in banca dei protagonisti. Mourinho si fa sicuramente pagare bene per i suoi servigi, ma metterlo nel calderone delle discussioni come un Ballardini qualsiasi per aver perso un derby che senza un paio di svarioni, di sicuro non dettati dalla sua imperizia, o senza gli errori del signor Guida, si sarebbe probabilmente vinto, sembra davvero eccessivo, né si dovrebbe pensare che certe distorsioni vadano accettate in virtù dello stipendio generoso che viene percepito. Chi sta con la Roma oggi sta con Mourinho, l'uomo giusto al momento giusto, il frontman migliore per il progetto dei Friedkin, di fatto appena avviato. E allora sia benedetto il tempo che passa, nel frattempo si studia e si impara.

Quella di stasera in Ucraina, per l'esattezza nell'impronunciabile città di Zaporizhzhya, a 400 km da Luhansk, sede naturale dello Zorya impraticabile in questo periodo per l'infinita guerra del Donbass, sarà solo un'altra tappa di avvicinamento alla realizzazione di una Roma solida e vincente. Si gioca alle 18,45, ora italiana (lì sono un'ora avanti), di fronte probabilmente la più debole delle squadre del girone, già sconfitta 3-1 in casa del Bodø/Glimt, e comunque al momento quinta squadra in classifica di un campionato in netta ascesa, come dimostrano i risultati della Dynamo Kiev e dello Shakhtar Donetsk di De Zerbi, rispettivamente capolista e seconda della classe della Premier League Ucraina. E chiedete all'Inter se il livello di questo calcio può essere competitivo. L'aria orientale non fa male alla Roma, peraltro. Nella sua storia i viaggi da queste parti sono quasi sempre andati bene. L'ultimo con Fonseca, che proprio in Ucraina ha poggiato le basi della sua carriera di tecnico di primo livello. Anche con Di Francesco, proprio contro lo Shakhtar di Fonseca, le cose andarono bene, almeno nella forma dello stinco di Bruno Peres che si oppose al terzo gol degli arancioni nella sfida d'andata che Dzeko ribaltò poi al ritorno col golletto che mandò la Roma a vivere il sogno della sfida col Barcellona. Ci si perse nel 2011 sempre con lo Shakhtar, ma si vinse largo con la Dynamo Kiev nel 2007. È invece un confronto inedito con lo Zorya che in ogni caso ha vinto le ultime due sfide di campionato segnando sette gol senza subirne (ok, magari risparmiamo i commenti sulle difese del Chernomorets e del Dnipro).

Mourinho ha ribadito ieri che non sarà una passeggiata, almeno per quello che si è capito nella traduzione dell'emozionatissima interprete ucraina. Non ha precedenti esaltanti in senso generale con le squadre ucraine ed ha vinto senza brillare nell'unica sfida diretta con lo Zorya: ci giocò l'8 dicembre del 2016 con il Manchester United, segnarono Mkhitaryan e Ibrahomovic. Stasera il portoghese - che dopo le polemiche con Guida troverà un arbitro suo connazionale, Godinho - darà spazio a molti giocatori che non ne hanno avuto finora «ma non sarà la Roma 2». L'impegno non si presenta proibitivo, ma può dare risposte importanti soprattutto dal punto di vista della forza del gruppo. Un vittoria getterebbe le basi per il successo finale nel girone, con la possibilità di chiudere i conti nella trasferta norvegese con il Bodø/Glimt, stasera impegnato a Sofia. Poi si penserà al campionato, con la sfida all'Empoli di Andreazzoli prima della sosta. Con due vittorie si arriverebbe alla sfida di Torino con la Juve nelle condizioni migliori.