Il dubbio su Zan Celar potrà essere risolto solo dopo l'esordio: è il nuovo Dzeko o il nuovo Corvia? E l'esordio - che sarebbe solo l'inizio del processo di valutazione più approfondita di un centravanti che in Primavera quest'anno sta marciando a un ritmo da record - potrebbe arrivare già domani, al freddo di Plzen, in una gara che conta zero per la classifica, un po' per il morale, e abbastanza per i conti. Perché la Roma incasserebbe 2,7 milioni di euro di premi Uefa in caso di vittoria, ma anche perché un 19enne che esordisce coi grandi passa di fatto da giovane della Primavera a giovane calciatore, con tutto quello che consegue in fatto di valore del cartellino. Quello di Celar, nell'estate del 2017, era costato un milione di euro: la Roma lo comprò dal Maribor per affidargli la pesante eredità di Tumminello, il bomber di scudetto (pure se non giocò la finale per squalifica), Supercoppa (ne fece due, all'Inter), e Coppa Italia Primavera (contro l'Entella di Zaniolo). E per un anno il giovane sloveno non si dimostrò all'altezza del suo predecessore: 26 partite e 12 gol in campionato, pochini per uno con quella valutazione, e con un fisico che gli avrebbe permesso ben altro impatto. Alto e slanciato come Dzeko, slavo come lui, con un bel tiro da fuori, e una certa tendenza ad andare a prendersi il pallone fuori dall'area, Celar quest'anno sta riscrivendo i record di gol del settore giovanile.

Partenza col rosso

Ha giocato meno dei compagni, perché non è utilizzabile in Youth League - per i fuoriquota l'Uefa richiede 2 anni di militanza nel club - e perché alla prima giornata, contro il Sassuolo, dopo aver segnato il primo gol dell'anno, si è preso un rosso, a 3' dalla fine, e due giornate di squalifica. Ma quando è tornato ha messo in fila una serie impressionante: due gol a Napoli, due col Palermo, tre con l'Atalanta capolista, tre con l'Inter, la progressione si è poi fermata con la Fiorentina quando ne ha fatto uno solo, su rigore. La partita di Torino, che la Primavera ha perso 3-1, l'ha saltata per andare in panchina per la prima volta coi grandi, in Roma-Inter: Di Francesco, che lo aveva chiamato anche col Real, dirottandolo però poi in panchina, lo ha poi lasciato un po' a sorpresa ad Alberto De Rossi sabato contro l'Empoli, invece di portarlo a Cagliari, trovandosi poi a dover adattare Pastore. E quella con l'Empoli è stata la prima gara, quest'anno, in cui lo sloveno non ha segnato, peggiorando - di poco - una media che resta spaventosa, un gol ogni 51' (14 in 8 partite).

Nella gestione De Rossi solamente tre giocatori hanno fatto meglio di lui: Francesco Totti, Antonio Cassano e Mattia Destro, tutti utilizzati per una sola partita, come fuoriquota, e segnando una doppietta. Tolti i fuori classifica, uno solo è andato veramente vicinissimo a quella media, l'uruguagio Nicolas Lopez, che nella stagione 2011-12, nonostante il fisico gracilino e le inevitabili difficoltà di uno che sbarcava allora nel calcio europeo, segnò 15 gol in 12 partite, di cui solamente 5 intere. Media di un gol ogni 52': chiuse l'esperienza nelle giovanili a giugno, subentrando a metà secondo tempo in una semifinale scudetto persa con la Lazio, il 26 agosto esordì coi grandi al 40' del secondo tempo di Roma-Catania, e segnò subito, alla prima di campionato. Hanno avuto la media superiore a un gol a partita Soleri e Tumminello nel 2016-17, rispettivamente un gol ogni 76' (28 totali) e uno ogni 88'(21, giocando meno del compagno), l'argentino Ponce l'anno prima (7 gol, uno ogni 78'), l'ivoriano Tallo nel 2011-12, Simonetta nel 2004-05, e Daniele Corvia nel 2003-04. L'attaccante di Largo Preneste era al terzo anno di Primavera, sfidava avversari di uno o due anni più giovani di lui: la stessa situazione del 19enne Celar, schierato da fuoriquota. Corvia ha lasciato la Roma con 16 presenze, e un solo gol, in Coppa Italia: il primo obiettivo dello sloveno è ottenere il debutto, poi, in caso, proverà a fare meglio come media realizzativa.