A volersi fare ulteriormente del male, come se non fossero bastati quei sei secondi della corsa di Sau in cui molti romanisti hanno ripercorso trattenendo le lacrime tutta la loro vita sportiva, qualcuno si è rivisto in queste ore su Youtube il gol segnato da Schick al Crotone con la maglia della Sampdoria quel 23 aprile 2017, il gol dello spartiacque, quello che ha convinto i principali operatori di mercato a considerare inevitabile l'investimento su quel talento ormai sbocciato in tutta la sua evidenza. Andatelo a rivedere, se volete farvi ancora del male, a rivedere la delicatezza di quel ricciolo di collo sinistro a scavalcare l'avversario incredulo, della successiva corsa a riprendere il pallone dove solo lui sapeva di averlo mandato, della precisione chirurgica della conseguente conclusione sul portiere in uscita, di quell'esultanza a braccia larghe che ci sarebbe piaciuto rivedere a Cagliari per andargli incontro idealmente, come a un figlio che avesse appena scampato un brutto pericolo: «Vieni qua figlio mio, abbracciami, è tutto finito».

E invece l'incubo perdura, e anzi, l'incubo è rivedere ognuno di quei tredici gol segnati con la maglia della Sampdoria, roba che a questo ritmo (in un anno e mezzo alla Roma ne ha segnati quattro, di cui uno in Coppa Italia) per pareggiare lo score dovrebbero passare altre tre stagioni. E fa male rivedere oggi quei colpi di classe, quei dribbling ubriacanti, quei tiri da lontano taglienti e secchi come solo un bomber di razza saprebbe fare, quei lanci illuminanti, quei commoventi tocchi di velluto sul pallone. Dove sono? Che fine hanno fatto? Chi li ha strappati via dal repertorio del fantasma che a Cagliari sbandava da un lato all'altro dell'attacco mancando quasi sempre l'impatto col pallone?

I rimproveri di Di Francesco hanno superato il cielo di Cagliari, scavalcato il Tirreno, sono diventari pensieri oscuri che adesso gravano su Trigoria in attesa di un'ispirazione che li chiarisca un po', che li renda di nuovo virtuosi e che vada al di là del semplice "insistiamo e prima o poi tornerà quel talento che conosciamo". La prova alla Sardegna Arena rischia di essere uno spartiacque. «Ha la testa bruciata ormai», dice chi ha l'aria di saperne più degli altri. E da chi o da che?, risponderebbero Rizzitelli e ogni persona di buon senso, uno in grado di chiedersi che cosa serva più di un paio di scarpe e una convocazione per divertirsi sul campo giocando al gioco più divertente del mondo, soprattutto quando lo si sa fare così bene. In ogni caso, se quello è il problema, l'unica soluzione adesso è trovarne una che salvi capra (il ragazzo) e cavoli (l'investimento multimilionario), magari un prestito che gli permetta di cambiare aria e ritrovare qualche diversa motivazione: ma si spera ancora in un risveglio.

Schick era arrivato a Roma accompagnato da un carico di aspettative eccezionali. Grafici sofisticati (se ne trova ancora uno su Internet, su un sito specializzato di cose juventine, visto che all'epoca sembrava fatto il trasferimento a Torino) ne annunciavano la sicura sbocciatura, incrociando parametri tipo la qualità degli allenatori e dell'educazione calcistica ricevuta, l'esperienza internazionale, le performance in campo tenendo conto di 150 diversi fattori di gioco, gli Expected Goals, il rendimento in ogni partita giocata in rapporto all'età e ai minuti effettivi e anche al peso specifico della gara (di campionato, di coppa, di Champions, di Nazionale ecc), fino a fornire un responso che riportiamo testuale: Schick ha tutte le doti per diventare un campione di caratura internazionale. Nonostante una scarsa esperienza internazionale e per ragioni anagrafiche, riesce ad impattare sul match in maniera costante, cosa non comune tra i suoi coetanei. Dalla heatmap possiamo evincere un grande movimento in ricezione attraverso l'intera trequarti: i km macinati non influiscono però sulla lucidità sotto porta di Patrik: con un indice di scoring contribution pari a 0.93/90min, il ceco è un vero e proprio marcatore seriale. La grande completezza di Schick si evince dalla coesistenza di valori come quelli dei duelli aerei vinti, circa 5/90min, l'elevato tenore dei dribbling riusciti (3/90min) e un coinvolgimento difensivo tutt'altro che approssimativo. E noi qui ora a chiederci: benedetto ragazzo, ma dove sei finito?