AS Roma

Gasperini vs Fabregas, tecnici agli antipodi. Stima, frecciatine e idee inconciliabili

Gasp, dopo la sfida d'andata, disse: «Giocare troppo spesso la palla dietro al portiere non piace alla gente»

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Latini
14 Marzo 2026 - 06:30

Nel weekend in cui Gasperini faceva il suo esordio da allenatore in Serie A, Cesc Fabregas decideva con un gol la sfida tra Arsenal e Manchester City all’Emirates: l’attuale tecnico giallorosso, in quell’agosto 2007, aveva 49 anni, l’allenatore del Como appena 20. Ma i 29 anni di differenza non sono certo l’unico aspetto a distinguere Gian Piero Gasperini da Cesc Fabregas, che domani si affronteranno per la quarta volta nella sfida-spareggio per un posto in Champions League (nei 3 precedenti 2 vittorie di Gasp e una dello spagnolo). L’allenatore più esperto della Serie A e il secondo più giovane (dopo il connazionale Cuesta del Parma) hanno visioni diametralmente opposte per quanto riguarda il calcio. «La gente vuole vedere i contrasti, i dribbling e squadre che giochino in avanti», disse Gasperini alla vigilia di Juventus-Roma, giusto quattro giorni dopo aver affrontato (e battuto) il Como. «Contro l’Inter il loro portiere ha avuto 51 volte il pallone tra i piedi - aggiunse - e questo non piace al pubblico, anche perché c’è il rischio che diventi un calcio brutto». 

Fabregas ha spesso scelto una via più diplomatica, elogiando a più riprese Gasperini: «È un tecnico speciale, che ha creato una sua metodologia davvero mostruosa: ha fatto qualcosa di diverso nel calcio italiano  e diversi tecnici europei mi chiamano per cercare di capire perché fa questo e perché fa quello». Prima di affrontare la Roma all’andata, il suo Como perse 4-0 a San Siro con l’Inter, e Cesc sottolineò che «anche Gasperini ha perso 4-0 o 5-0, può capitare». Al di là delle dichiarazioni, i due tecnici sono rappresentanti di due filosofie calcistiche agli antipodi: entrambe votate all’attacco, ma è la ricerca di quell’attacco a fare la differenza. Fabregas, svezzato da Wenger all’Arsenal, anche per la sua nazionalità è un figlioccio di Pepe Guardiola, protagonista nella Spagna del tiki-taka che ha dominato il calcio tra il 2008 e il 2012. Gasperini, per sua stessa ammissione è meno esteta e più pragmatico: bel gioco, sì, ma sempre finalizzato alla verticalità, mai fine a se stesso. Ma in fondo, ognuno alla sua maniera, entrambi puntano a vincere le partite. Come è giusto che sia.

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