Gasperini vs Fabregas, tecnici agli antipodi. Stima, frecciatine e idee inconciliabili
Gasp, dopo la sfida d'andata, disse: «Giocare troppo spesso la palla dietro al portiere non piace alla gente»
(GETTY IMAGES)
Nel weekend in cui Gasperini faceva il suo esordio da allenatore in Serie A, Cesc Fabregas decideva con un gol la sfida tra Arsenal e Manchester City all’Emirates: l’attuale tecnico giallorosso, in quell’agosto 2007, aveva 49 anni, l’allenatore del Como appena 20. Ma i 29 anni di differenza non sono certo l’unico aspetto a distinguere Gian Piero Gasperini da Cesc Fabregas, che domani si affronteranno per la quarta volta nella sfida-spareggio per un posto in Champions League (nei 3 precedenti 2 vittorie di Gasp e una dello spagnolo). L’allenatore più esperto della Serie A e il secondo più giovane (dopo il connazionale Cuesta del Parma) hanno visioni diametralmente opposte per quanto riguarda il calcio. «La gente vuole vedere i contrasti, i dribbling e squadre che giochino in avanti», disse Gasperini alla vigilia di Juventus-Roma, giusto quattro giorni dopo aver affrontato (e battuto) il Como. «Contro l’Inter il loro portiere ha avuto 51 volte il pallone tra i piedi - aggiunse - e questo non piace al pubblico, anche perché c’è il rischio che diventi un calcio brutto».
Fabregas ha spesso scelto una via più diplomatica, elogiando a più riprese Gasperini: «È un tecnico speciale, che ha creato una sua metodologia davvero mostruosa: ha fatto qualcosa di diverso nel calcio italiano e diversi tecnici europei mi chiamano per cercare di capire perché fa questo e perché fa quello». Prima di affrontare la Roma all’andata, il suo Como perse 4-0 a San Siro con l’Inter, e Cesc sottolineò che «anche Gasperini ha perso 4-0 o 5-0, può capitare». Al di là delle dichiarazioni, i due tecnici sono rappresentanti di due filosofie calcistiche agli antipodi: entrambe votate all’attacco, ma è la ricerca di quell’attacco a fare la differenza. Fabregas, svezzato da Wenger all’Arsenal, anche per la sua nazionalità è un figlioccio di Pepe Guardiola, protagonista nella Spagna del tiki-taka che ha dominato il calcio tra il 2008 e il 2012. Gasperini, per sua stessa ammissione è meno esteta e più pragmatico: bel gioco, sì, ma sempre finalizzato alla verticalità, mai fine a se stesso. Ma in fondo, ognuno alla sua maniera, entrambi puntano a vincere le partite. Come è giusto che sia.
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