A volte l'abbondanza altrui può diventare una fortuna, ed è proprio quello che capiterà alla Roma in queste due settimane di sosta per le nazionali, quando gli allenatori vorrebbero approfittarne per far ripassare ai giocatori concetti di gioco e movimenti tattici, ma si ritrovano a lavorare con un gruppo che per metà è fatto da ragazzi della Primavera (spesso neanche i migliori, perché pure loro vanno con le selezioni giovanili). Questa volta però nel gruppetto che non prenderà l'aereo ma rimarrà a Trigoria c'è l'acquisto più costoso dell'estate, e della storia dopo Schick (ma può superarlo coi bonus), mister Tammy Abraham, 40 milioni di euro garantiti al Chelsea, che superano pure, in lire, i 70 miliardi che Sensi girò a Cecchi Gori per Batistuta. Che, come Abraham, non riuscì a segnare alla prima di campionato, giocata all'Olimpico, ma le similitudini finiscono qui: in quell'estate del 2000 il presidente della Roma si assicurò il centravanti più forte del mondo, pur sapendo che a 31 anni aveva già imboccato la china discendente (e infatti tra prima e seconda stagione il calo di rendimento fu drastico, con le prime avvisaglie già tra andata e ritorno nell'anno dello scudetto), qui la dirigenza - su richiesta di un allenatore che ha vari punti di contatto con quello che c'era allora - ha puntato su un 24enne che non è certo il più forte del mondo, ma ha il potenziale, se non per diventarlo, quantomeno per andarci piuttosto vicino.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Il Romanista (@ilromanistaweb)

Al momento però non è considerato neppure tra i migliori del calcio inglese, visto che il ct Southgate non lo ha convocato per l'Europeo, e non lo ha fatto neppure la scorsa settimana, quando ha stilato la lista per le tre gare di qualificazione al Mondiale in Qatar, Ungheria, Andorra e Polonia, preferendo portare, come alternativa al totem Kane, Patrick Bamford del Leeds, uno che a 28 anni non ha ancora giocato una volta in nazionale. L'Abraham visto in queste prime tre gare con la Roma, forte, tecnico, e al tempo stesso generoso e cattivo, non avrà problemi a riprendersi il posto nella rosa dei Tre Leoni (con cui aveva giocato per la prima volta a vent'anni, nel 2017, facendo coppia con Vardy in un'amichevole a Wembley contro la Germania, in cui debuttarono lui e il Var, prima di tornare in U21, riaffacciandosi coi grandi nel 2019, trovando il suo unico gol nel 7-0 al Montenegro) ma a Trigoria non hanno nessuna fretta, anzi sono ben contenti che il ragazzo possa lavorare con Mourinho durante la sosta.

Inserimento immediato

Si erano sfiorati al Chelsea i due - quando il numero 9 della Roma era troppo giovane per poter giocare in Premier, e peraltro soffriva la concorrenza del coetaneo Solanke, che lo tenne in panchina anche quando, nel 2015, in semifinale di Youth League i blues trovarono i giallorossi e gliene fecero 4 (due della punta ora al Bournemouth, ma il romanista, entrato al 31' della ripresa, riuscì comunque a finire sul tabellino). Si sono ritrovati a Roma Tammy e José, su precisa richiesta del portoghese, che ha ampiamente smaltito la delusione per il mancato arrivo di Xhaka col pesante investimento fatto dal club per sostituire Dzeko, che si è promesso all'Inter ben prima che i nerazzurri si accordassero con la Roma. È sbarcato nella Capitale al pranzo di Ferragosto il nuovo centravanti, è stato annunciato due giorni dopo, è rientrato in Inghilterra per sbrigare alcune pratiche, e il 22, contro la Fiorentina, è partito dall'inizio pur non essendosi mai allenato col gruppo, tra quarantena light e trasferta a Trebisonda (a cui non ha preso parte). Coi viola ha provocato l'espulsione di Dragowski, inventato due assist vincenti e colpito una traversa, con il Trabzonspor ha preso un palo, con la Salernitana anche, ma stavolta la palla è rimbalzata in porta, per il suo primo gol in giallorosso. «È veramente speciale», ha scritto su Instagram dopo la gara, tra i primi a commentare, con cuori e applausi, Pellegrini e Zaniolo. Con un centravanti così ci sarà da divertirsi, tutti quanti.