Uno spettacolo imperdibile al Teatro Flaiano. Da oggi al 16 dicembre il grande Giuseppe Manfridi sarà autore e interprete del "Discorso del Capitano. Roma-Genoa 3-2" con la regia di Claudio Boccaccini, le musiche di Antonio Di Pofi e Eleonora Di Fortunato, come aiuto regia. Lo spettacolo è andato già in scena lo scorso marzo, alla Sala Umberto, riscuotendo un notevole successo. «Siamo già andati in scena a marzo, alla Sala Umberto, proprio in occasione della ricorrenza del debutto di Francesco Totti a Brescia. Abbiamo pensato che riprendendolo forse potesse avere qualcosa di opacizzato, essendo privo di quell'instant play che caratterizzava invece la prima. Ma in realtà non è così. Questo spettacolo è il ricordo, il percorso, il viaggio di venticinque anni ormai eternati. Mio figlio è nato con Totti capitano e è arrivato a prendere la maturità con Totti ancora in campo. Questo denota un rapporto con il tempo, con la storia, con un Paese che cambia, con mondi diversi», dichiara Giuseppe Manfridi. Lo spettacolo appartiene alla serie "Diecipartite", progetto che nasce da un'idea di Daniele Lo Monaco e che Giuseppe Manfridi ha iniziato a scrivere e a portare in scena nel 2009, che ora giunge al suo settimo capitolo.

C'è solo un Capitano

Protagonista assoluto della narrazione è Francesco Totti, raccontato attraverso le pieghe delle vicende che hanno accompagnato squadra e tifoseria al confronto cruciale col Genoa, atto conclusivo del campionato 2016/17 e gara decisiva per la conquista del secondo posto, piazzamento di importanza vitale per l'As Roma. Una mancata vittoria avrebbe tolto completamente senso alla grande festa preparata in omaggio a Totti, giunto alla sua partita di addio, precipitando l'intero popolo romanista nello sconforto di dover salutare il suo Capitano all'insegna dell'insuccesso e della frustrazione. «Una data che segna un quarto di secolo iniziato quasi venticinque anni prima, il 28 marzo del 1993, il giorno del debutto di Totti a Brescia. Si tratta di venticinque anni della nostra vita, anche per chi venticinque anni ancora li deve compiere, come i miei figli. Per loro questo quarto di secolo significa da sempre, senza che vi sia mai stato un prima» , dichiara ancora Giuseppe Manfridi. In una sorta di back stage della settimana precedente l'incontro, l'epopea calcistica di Totti viene rievocata attraverso un intarsio di cronache che accostano squarci di realtà umana al clamore della ribalta, mentre le vicende di una partita assurda, quasi fuori controllo, cadenzano il comporsi di un risultato che solo a pochi istanti dalla fine troverà con Perotti il gol del trionfo e della salvezza dall'incubo. A questo punto, dopo il triplice fischio dell'arbitro, avvolto dalle grida commosse dei settantamila spettatori presenti all'Olimpico e mentre i tabelloni trasmettono immagini di azioni memorabili, Francesco Totti, con la voce rotta dall'emozione, leggerà da un foglio stropicciato un discorso in cui sembrerà prender forma un formidabile atto di crescita. In tantissimi si sono riconosciuti in quel discorso, romanisti e non. In Italia e altrove. In tantissimi vi hanno riconosciuto quella sofferenza del mutamento che riguarda ciascuno di noi, e che fa del racconto di questo Roma-Genoa una storia che va al di là dei limiti di una vicenda calcistica e basta. «Ero allo stadio quella sera, ma tutta l'Italia era stadio quel giorno. Non ho mai provato una sensazione simile per altre partite della Roma. Devo dire che gran parte del mondo interessato al calcio era stadio quella sera, ma anche in maniera trasversale. Ho sentito riportare testimonianze di lacrime anche da persone lontane anni luce del calcio, che mi hanno sorpreso ancora più delle lacrime che mi hanno testimoniato tifosi di altre squadre e della Lazio», racconta il drammaturgo romanista. «Il teatro racconta storie faziose, altrimenti non ci interesserebbero. Noi seguiamo una storia, qualunque essa sia, patteggiando per alcuni contro altri. Per questo racconto in ‘Diecipartite' qualcosa, le partite della Roma, non in modo equo ma da romanista. Però chi sta in platea, per godersi i miei racconti, è costretto a entrare all'interno del mio punto di vista anche se è diverso dal suo. Dopodichè se sarò riuscito a colorargli l'anima per motivi teatrali, può decidere, finito lo spettacolo, di ridarle il tono che aveva prima o di tenerla con il restyling da me fatto», conclude.