Il nervo batte dove il Collum duole. All'inevitabile domanda sull'infortunio (se vogliamo chiamarlo così) dell'arbitro scozzese nella gara di 15 giorni fa, Rose ci ride su («posso confermare che non era rigore») e Fonseca prova a scacciare il pensiero che ancora lo tormenta: «Il passato è passato, dobbiamo pensare a un'altra partita». Nessuno vuole insistere, per carità, ma se qualche divinità vigilasse sulle ingiustizie del calcio, la Roma stasera dovrebbe riprendersi la qualificazione negata all'ultimo minuto di recupero della partita dell'Olimpico e portarsi dunque via i tre punti da quest'altro magnifico stadio imponente e illuminato di verde (speranza), costruito in un paio d'anni e al costo di appena 86 milioni di euro, e non suoni come una beffa per chi vuole invece investire un miliardo di euro e da 2837 giorni attende che qualcuno si degni di dare una risposta.
È un altro mondo in effetti e in certi contesti il nostro sembra il terzo. Qui i giocatori del Borussia attraversano la strada davanti allo stadio per andare ad allenarsi nel campetto di fronte, salutano quelli che passano con una pacca sulle spalle e poi entrano in campo per scaldarsi di fronte alle telecamere e al drone con cui Rose sorveglia il lavoro dei suoi giocatori. Poi, al segnale convenuto dagli ispettori dell'Uefa, escono dal campo tutti i giornalisti e resta solo il drone, mentre sul campo il tecnico prodigio dei Fohlen (i puledri, li chiamano) prova gli ultimi schemi per la gara di stasera. Per loro è decisiva questa partita perché se perdono sono fuori, per la Roma è "solo" importante. E non avendo troppa fiducia nelle divinità, Fonseca fa bene a programmare ogni dettaglio al meglio. Avrà studiato pregi e difetti di questa squadra, come fa sempre, e avrà sicuramente notato come cogliere in fallo la linea difensiva (a volte lenta nell'assorbire i movimenti veloci degli attaccanti avversari che l'attaccano lontana dalla porta) e lo schieramento rigorosamente a uomo sui calci d'angolo (e le punizioni) nei pressi dell'area. Ha già segnato Zaniolo svettando su corner, chissà che non arrivi il bis stasera, magari sfruttando le deviazioni sul secondo palo, altra zona che Rose sembra non interessato a tutelare.
Ma sono solo chiacchiere che riempiono la vigilia di questa gara 4 del Gruppo J di qualificazione dell'Europa League, la competizione che la Roma ha il dovere di inseguire probabilmente come massimo traguardo stagionale. Farà freddino stasera (l'infallibile Thiery prevede 5 gradi ma senza pioggia), ma a scaldare i giocatori in campo penseranno i tifosi nello stadio che riempiranno tutti i seggiolini disponibili per le gare di Europa League: 46283 per l'esattezza, di cui 1400 romanisti. In palio se la Roma dovesse vincere il visto d'ingresso ai sedicesimi. Ma se andasse male il cammino potrebbe complicarsi assai perché bisognerebbe poi andare a vincere a Istanbul il 28 novembre perché potrebbe non bastare battere il Wolfsberger all'ultima giornata. Il Borussia non batte un'italiana in casa dal 1975 (era la Juve) e la Roma in Europa League non perde addirittura da 14 partite (8 vittorie, 6 pareggi), ma pesa anche la tradizione negativa della squadra giallorossa in Germania, che ha perso dieci delle tredici partite disputate da queste parti nelle coppe europee. L'ultima esibizione è stata il 4-4 in casa del Bayer Leverkusen il 20 ottobre 2015, l'ultima vittoria invece ad Amburgo il 7 dicembre 2000, 3-0 con reti di Aldair, Delvecchio e Samuel.
La tradizione che più conta al momento resta quella della striscia di risultati fatta da Fonseca nell'emergenza in cui versa ormai da settimane. È questione di dna romanista, per lui: «Chi allena questa squadra sa che deve sempre cercare di vincere, vale per ogni partita», ha detto ieri a proposito dell'importanza dell'Europa League. Sarà una dichiarazione furbacchiona, ma suona bene.