Come le giri le giri, date e formule per provare a finire la stagione della Serie A, ammesso e non concesso che un giorno questa maledetta emergenza realmente finirà, proprio non tornano. Ad ogni soluzione c'è una controindicazione superiore al beneficio della soluzione stessa e a forza di immaginare scenari futuribili, si rischia anche di andare oltre la fantascienza. A questo somiglia l'ultima delle ipotesi che sta circolando tra i presidenti della Lega di A, almeno tra quelli che hanno capito che non esistono soluzioni percorribili per continuare il campionato secondo l'attuale formula ed escludendo l'idea di fermarsi così (e poi vedremo perché): l'idea sarebbe dunque quella di prevedere una formula assai snella di playoff e playout (coinvolgendo sei o otto squadre a lottare per lo scudetto e sei per non retrocedere) da effettuarsi in un paio di settimane, magari in una zona in cui fosse possibile in qualche modo isolarsi, tanto che qualcuno, prendendo il verbo alla lettera, ha suggerito la location della Sardegna.

A scherzarci su, se i tempi lo consentissero, si potrebbe desumere che alla Lega siano ancora in alto mare. Ma è anche vero che ogni altra soluzione diversa rispetto al play-off, al momento non può neanche essere ipotizzata. A partire dalla soluzione auspicata da tutti, o almeno da diciotto delle venti società di Serie A (Juve e Inter, magari sperando in una Superlega europea, sembrano spingere per chiudere tutto qui): se il virus lo consente, tutti sperano di poter finire il campionato secondo la formula con cui era iniziato. Bisognerebbe dunque trovare spazio per giocare 124 partite (le 12 giornate rimaste oltre ai 4 recuperi) in un periodo di almeno 50 giorni.

Per finire al 30 giugno, bisognerebbe cominciare almeno il 10 maggio e dunque si dovrebbe tornare tutti in campo per gli allenamenti a metà aprile. Ma visto che la data sembra impraticabile per tutti, la Fifa ha promesso di poter lavorare sul differimento delle scadenze del 30 giugno (opportunità subordinata comunque al varo di una serie di normative eccezionali tutt'altro che semplici da varare) per liberare ulteriori slot. Spostando tutto di altre due settimane diventerebbe: ripresa in campo a fine aprile, ritorno in campo per il 20 maggio e conclusione a metà luglio. L'Uefa ha fatto sapere che si potrebbero finire i tornei europei (Europa e Champions League) nei trenta giorni successivi (entro ferragosto) per poi ricominciare tutti la stagione a settembre, comprimendo un po' i calendari e il mercato in modo di finire in tempo per far disputare gli Europei del 2021.

Ma una domanda fa tremare chi spinge ancora per questa soluzione: e se ci fosse un nuovo contagiato dopo la ripresa delle ostilità? Si dovrebbe ovviamente gettare tutto il lavoro organizzativo in un cestino, con le conseguenti durissime polemiche che si dovrebbero sopportare, in un contesto mondiale che ha costretto sin d'ora il governo giapponese a rinviare le Olimpiadi. Così crescono quelli che in qualche modo si sono rassegnati a stoppare tutto, assegnando titoli e promozioni maturati al momento (con tante società danneggiate, pensiamo alla Roma che non potrebbe giocarsi le chances di arrivare al quarto posto, o al Lecce). O magari senza assegnare niente: ma come ricominciare, allora? Senza promozioni e retrocessioni? Immaginate quante altre polemiche. Ecco che dunque tornerebbe l'ipotesi del playoff: si manterrebbe il vantaggio per chi sta avanti rispetto ad altri e si fornirebbero tutti i responsi, in un tempo ragionevolmente breve per consentire di finire tutto.

Al danno, per la Lega rischia di aggiungersi non una beffa, ma un danno doppio, in qualche modo persino peggiore del danno economico. Perché per una larga parte dell'opinione pubblica è passato il concetto che il calcio stia chiedendo al Governo i soldi per ripartire. E invece dalla Lega ci tengono a far sapere che il senso delle proposte già inviate al presidente federale Gravina, che dovrà appunto discuterne con il presidente del Coni Malagò e con il presidente del Consiglio Conte, è tutt'altro: «Il Governo ci aiuti ad autofinanziarci». Come? Lasciando la possibilità di snellire la legge per costruire nuovi stadi, rivedendo la Legge Melandri sulla vendita dei diritti tv, favorendo dei crediti agevolati con le banche, concedendo degli sgravi fiscali mirati, rivedendo il Decreto Dignità per consentire alle società di betting di sponsorizzare i club. Non soldi, ma progetti. Se ne discuterà ancora oggi in un nuovo vertice con altre componenti, allenatori e giocatori: anche per cominciare a parlare dei salari.